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Mercato Europeo, "diffamazione social": in aula la 'guerra' tra commercianti

La vicenda risale ai primi di maggio del 2018: la cartolaia Elda Segalini querelata dalla ristoratrice Adelina Quaranta

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

24 Marzo 2022 - 15:41

Mercato Europeo, "diffamazione social": in aula la 'guerra' tra commercianti

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Primi di maggio del 2018. Sono i giorni in cui nel centro di Cremona c’è il Mercato Europeo con i suo stand gastronomici, dalla paella spagnola alle salsicce tedesche, lungo corso Campi e corso Garibaldi. Sono i giorni in cui Elda Segalini, titolare della cartoleria proprio in corso Garibaldi, pubblica su Facebook: «Ci sono ristoranti in corso Garibaldi che dovrebbero ringraziare chi ha organizzato il Mercato Europeo. In questi tre giorni hanno lavorato con i tavoli pieni di clienti che invece sono TOTALMENTE vuoti durante le settimane e i mesi in cui non ci sono questo genere di eventi… Eppure sono talmente ipocriti che dicono di tutto tranne che connettere la lingua con gli incassi di fine serata. Complimenti!». In quell’attacco social, si riconosce Adelina Quaranta. Con il marito all’epoca aveva il ristorante ‘Da leccarsi i baffi’, l’unico ristorante in corso Garibaldi di fronte alla cartolaia. Da quell’attacco si è sentita diffamata su Facebook, la ristoratrice. E di diffamazione social ora deve rispondere Segalini.

Oggi la ristoratrice si è costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Zontini. La cartolaia è difesa dall’avvocato Mario Tacchinardi. Il 22 settembre prossimo, la ‘guerra’ giudiziaria tra le due commercianti entrerà nel vivo. Storia cominciata in salita per Quartanta. Perché la pm quattro anni fa titolare dell’indagine, aveva chiesto l’archiviazione — poi respinta dal gip Pierpaolo Beluzzi — intanto, sostenendo che l’indagata Segalini aveva scritto un generico «ristoranti in corso Garibaldi». La pm aveva fatto una indagine su Google Maps. La ricerca, aveva osservato, «mostra l’esistenza anche dell’Antica Pizzeria del Corso e di una ulteriore pizzeria, il Piennolo, posta nelle immediate vicinanze. E, dunque, «se per il querelante, il riferimento ai ‘ristoranti di corso Garibaldi’ è chiaramente rivolto al suo ristorante, non pare che possa rivestire la medesima evidenza per gli altri utenti Facebook che possono aver letto il post. In ogni caso, il commento sui tavoli vuoti e sull’ipocrisia dei commercianti che non hanno apprezzato la manifestazione del Mercato Europeo pare legittima espressione del pensiero dell’indagata nell’ambito di un dibattito di sicuro interesse pubblico per gli abitanti di Cremona, quale l’utilità o meno per i commercianti di manifestazioni all’interno del centro storico».

Alla richiesta di archiviazione, si era opposto l’avvocato Zontini che per smontare la tesi del pm, era partito smentendo la ricerca su Google Maps, rilevando che «l’Antica Pizzeria del Corso e Il Piennolo non sono ristoranti (termini non casualmente impiegato dalla Segalini) bensì pizzerie». Che «l’Antica Pizzeria del Corso, di cui si ha un vago ricordo, è stata cancellata in data 11 settembre 2009» e che «Il Piennolo si trova in via Milazzo, civico 7, non in via Garibaldi ed è una unità locale secondaria della Pizzeria al bocconcino srl chiusa da almeno un anno o forse più. Pertanto, è del tutto impossibile confondere il diretto bersaglio dell’offesa, posto che l’unico ristorante in corso Garibaldi è ‘Da leccarsi i baffi’».

L’avvocato di parte civile aveva poi sostenuto che le frasi social non erano una semplice «critica». «A differenza di quanto ha sostenuto il pm, in realtà non sussisteva alcuna discussione, né alcun dibattito sul Mercato Europeo». Per Zontini, quelle frasi erano e sono «una grave esternazione, una precisa aggressione verbale alla mia assistita, diffamata sia indirettamente, perché il fatto di avere ‘tavoli totalmente vuoti’ allude pacificamente ad una inettitudine imprenditoriale a svolgere in modo professionale l’attività, sia direttamente, per averle dato della ipocrita». ‘Ipocrisia’ «rafforzata con l’avverbio talmente». Non solo. «Connettere la lingua al cervello — osserva Zontini — allude a qualche forma di deficienza intellettuale». E «collegare gli incassi di fine serata con l’ipocrisia non è critica, ma malevola affermazione destituita di ogni senso, se non quello di mero spregio».

Il gip aveva accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione del pm. «Ritenuto che vi siano sufficienti elementi sia in riferimento all’individuazione della persona offesa che in ordine alla lesione del bene giuridico tutelato dalla norma», aveva ordinato alla Procura di formulare l’imputazione nei confronti della cartolaia. Il processo si farà.

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