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LA GUERRA DI PUTIN

Ucraina, fuga dall'orrore sul vecchio pulmino del don

Sul Ford Transit del parroco di Torre de’ Picenardi sono arrivati nel Cremonese 11 profughi. I viaggi al confine con l’ex militare alla guida. E in paese una russa ospita tre ucraini

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

14 Marzo 2022 - 05:25

Ucraina,  fuga dall'orrore sul vecchio Ford del don

Profughi ucraini (Ansa)

TORRE DE' PICENARDI - Anche se ha ormai 15 anni e ha percorso 140 mila chilometri, il pullmino Ford Transit da nove posti del parroco di Torre de’ Picenardi, San Lorenzo, Pozzo Baronzio e Ca’ d’Andrea, don Claudio Rossi , ha macinato parecchia strada negli ultimi giorni per prelevare alcuni profughi fuoriusciti dall’Ucraina in guerra. Il veicolo, ancora in perfette condizioni, è di proprietà del sacerdote ed è ben conosciuto sia a Torre che nella comunità di San Felice e San Savino, dove don Claudio è stato sino al 2016.

«A San Felice — ricorda don Claudio — opera l’associazione C.R.E.D.O., che da sempre sostiene la popolazione ucraina ed è legata anche a don Natalino Tibaldini, ex parroco di Torre ora a Vailate, impegnato da tantissimi anni in progetti di aiuto alla popolazione ucraina, ad esempio per la creazione di un asilo a Vinnytsia. Proprio da San Felice è giunta la richiesta di utilizzare il mio pullmino, che ho concesso volentieri viste le finalità. Abbiamo anche acquistato 300 euro di medicinali per le suore di Vinnytsia».

don torre

Il vescovo Antonio Napolioni e don Claudio Rossi

Il primo viaggio è stato portato a termine da un ex militare di Marina, Simone Lazzarini, addetto al settore della sicurezza, che insieme a due amici è andato al confine tra la Polonia e l’Ucraina con il Transit di don Claudio per portare in provincia di Cremona sei ucraini, tre donne e tre bambini.

«Poi – continua don Claudio – il pullmino avrebbe dovuto fare un altro viaggio, per recuperare tre sorelle adottate, sin da quando erano piccole, da un cittadino di San Felice. Inizialmente i profughi da portare in salvo erano sette, ma poi sono diventati cinque. Una delle sorelle, medico, alla fine è rimasta in patria».

Quando è scoppiata la guerra, il gruppetto è scappato in Polonia finendo a Cracovia. La famiglia che li ha accolti alla fine ha pagato loro il biglietto aereo per arrivare in Italia e così il Ford è andato a recuperare tutti a Malpensa».

A guidare il mezzo è stato un camionista, affiancato da un altro volontario. Intorno alla mezzanotte di giovedì i cinque profughi sono giunti a Torre.

«Una nonna con la figlia e la nipotina di cinque mesi – spiega don Rossi – sono ospiti di una casa parrocchiale dell’ex sagrestano, che è stata sistemata per l’accoglienza.

Un parrocchiano, di fronte alla comunità Emmaus di Canove de’ Biazzi ha ospitato una donna con una ragazzina di 13 anni. Stanno tutti bene, anche se comprensibilmente stanchi e scossi per il cambiamento di vita improvviso».

TANTE STORIE DI OSPITALITA'.

Don Claudio rivela poi un’altra storia di ospitalità, particolarmente significativa, perché indica molto chiaramente come la guerra non rappresenti lo specchio di un conflitto tra due popoli, quanto mai fratelli.

«C’è una signora russa che sta ospitando tre ucraini, una donna e due bambini, uno di 9 anni e uno di 2 mesi. È un fatto molto significativo e che fa riflettere».

l riferimento del parroco è la Caritas: «È essenziale per la tutela di tutti». Ogni forma di ospitalità è regolarizzata e segnalata, secondo le disposizioni prefettizie.

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