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L'EMERGENZA

Caro carburanti: Tajani, serve il taglio delle accise. Draghi studia piano anti-crisi

Il vicepresidente di Forza Italia: se le cose peggiorano bisogna intervenire sull'Iva. Prime misure forse in settimana

La Provincia Redazione

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12 Marzo 2022 - 17:03

Caro carburanti: Tajani, serve il taglio delle accise sulla benzina

CREMONA - «La prima cosa da fare è il taglio delle accise della benzina, cosa che non comporta alcun danno all’erario. Se le cose dovessero peggiorare ancora, allora dovremmo intervenire sull'Iva». Lo ha detto il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, a margine dell’evento 'Milano chiama Lombardia. Forza Italia incontra i territori per costruire insieme la Regione di domani', in corso di svolgimento al Palazzo delle Stelline di Milano a proposito del caro energia. «In questo momento la priorità è quella di dare risposte alle famiglie, alle imprese italiane e lombarde - ha aggiunto Tajani -. Serve un’azione forte da parte dell’Europa e siamo molto soddisfatti che lo stesso Draghi lo abbia ribadito. Serve un altro recovery per affrontare la nuova emergenza: servono Eurobond, raccolta di soldi sul mercato europeo, serve un Tesoro europeo. Serve altresì rinviare il Patto di stabilità, che non può entrare in vigore il 1 gennaio 2023. E poi bisogna che continui da parte della Bce l’acquisto di titoli di Stato, senza riduzioni dalla fine di questo mese, perché serve dare stabilità al mercato anche per permettere alle banche di essere più flessibili». «Bisogna concentrarci sulle imprese e le famiglie italiane per tenere sotto controlli il costo dell’energia e quello delle materie prime agricole - ha concluso l’ex presidente del Parlamento Europeo -. Dobbiamo impegnarci perché ci sia un tetto europeo, una trattativa europea sul prezzo e non un tetto nazionale, per evitare squilibri tra un Paese e l’altro».

DRAGHI STUDIA UN PIANO ANTI-CRISI

Tagliare i costi, alle stelle, dei carburanti. E ampliare la platea del bonus sociale per ridurre le bollette di luce e gas. Guarda alle imprese ma anche alle famiglie, sempre più in difficoltà, il piano anti-crisi che il governo sta preparando per fronteggiare l’impatto sull'economia del conflitto in Ucraina. Non siamo ancora a una «economia di guerra» ma è meglio «prepararsi», ha detto il premier Mario Draghi prima di lasciare Versailles alla volta di Roma, dove i suoi ministri sono al lavoro per definire un pacchetto di interventi che si muoverà in parte rafforzando i più recenti decreti energia e in parte sulla falsariga degli aiuti post Covid. Il lavoro preparatorio è allo stadio iniziale ed è legato a doppio filo alle scelte europee: i ministri hanno avuto il mandato di preparare le proposte per la metà della prossima settimana, e non si esclude che un primo pacchetto di misure possa arrivare in Consiglio dei ministri già tra mercoledì e giovedì. Ma per intervenire in soccorso delle imprese bisogna aspettare intanto che arrivi il via libera al temporary framework sugli aiuti di Stato, e poi reperire le risorse.

L'allentamento delle regole, come già accaduto con la pandemia, permetterà di replicare le misure a sostegno della liquidità delle imprese ma anche i ristori a fondo perduto - magari attraverso un fondo ad hoc, come indicato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti - che stavolta potrebbero però essere calibrate non tanto sulla perdita di fatturato quando sui consumi di energia e sui settori che più risentono della crisi delle materie prime. I fondi a disposizione determineranno anche il perimetro dei sostegni alle famiglie, perché se aumentare il tetto Isee del bonus sociale potrebbe avere costi contenuti, mettere in campo una sterilizzazione dell’Iva o una riduzione, anche temporanea, delle accise su benzina e gasolio ha invece bisogno di coperture ingenti. Per i partiti la strada non può che essere quella dello scostamento di bilancio: lo chiede esplicitamente il Movimento 5 Stelle, lo evoca il ministro Giorgetti, non lo esclude più nemmeno il Pd. Ma il governo non sembrerebbe intenzionato a mettere mano al deficit, almeno non prima della presentazione del Def. Il documento di economia e finanza dovrebbe essere anticipato alla fine del mese (c'è chi parla del 30 marzo) e dovrebbe registrare una frenata del Pil all’incirca di un punto a causa della guerra (al momento le stime fisserebbero l'asticella poco sopra il 3%, ma sono riviste ogni giorno).

La ridefinizione del quadro macroeconomico ha dalla sua però la performance brillante dell’economia nel 2021 che, a conti rifatti, potrebbe lasciare ancora un margine di intervento di alcuni miliardi. Intanto si dovrebbe definire anche la cornice europea che nei migliori auspici potrebbe portare, se fosse superata l’ostilità dei falchi del Nord, a quel Recovery di guerra sponsorizzato da Roma e Parigi. Nel frattempo soprattutto al Mise e al ministero dell’Agricoltura si mettono in fila le necessità delle filiere più colpite, mentre il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si prepara a chiedere clausole salva-occupazione. Se le fabbriche si fermano - oltre ai Tir e ai pescherecci - a rischio ci sono infatti anche i posti di lavoro, oltre che la produzione. Per le imprese che scontano i rincari, o la mancanza, di materie prime - dall’argilla ai rottami - dovrebbe arrivare, come indicato da Giorgetti, un fondo ad hoc. Ma si starebbe valutando anche di portare dal 20 al 50% il credito di imposta già introdotto per le energivore, mentre sempre Giorgetti suggerisce di «immaginare altre forme di intervento, magari di riduzione della tassazione sulle diverse fonti energetiche». Per reperire risorse si continua a lavorare anche sugli extra-profitti delle società elettriche, per estendere la misura che attualmente coinvolge solo le produzioni da rinnovabili, ma la materia è complessa e potrebbe richiedere più tempo. (ANSA)

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Commenti all'articolo

  • kgraffittarok

    12 Marzo 2022 - 19:14

    Non mi spiego perche' in spagna il prezzo e' ancora a 1.2 euro e qua in italia e' al DOPPIO. PERCHE'????

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