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Ex caserma Manfredini: avanti oltre l’ultimo intoppo

L’inquinamento più grave del previsto. E i tempi si allungano

La Provincia Redazione

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09 Marzo 2022 - 05:25

Ex  caserma Manfredini: avanti oltre l’ultimo intoppo

La ex caserma «Manfredini»

CREMONA - Cosa manca per dare il via alla maxi-operazione urbanistica che prevede uno scambio di sede senza precedenti fra il Politecnico, la Questura, la Polizia Stradale e il Comando provinciale dei Carabinieri?

A Cremona stanno iniziando a chiederselo in molti, perché il progetto affascina e promette di lasciare un segno profondo in città, ma proprio per questo ogni giorno che passa sembra un giorno perso e il timore è che qualche intoppo finisca per far svanire il grande sogno proprio sul più bello. In realtà, è la complessità dell’intervento a richiedere la massima attenzione e un surplus di cautela prima di dare il via alle ruspe.

manfredini

Come sarà il campus universitario nell'ex caserma Manfredini

Il primo passo è stato ottenere l’indispensabile «via libera» da parte di tutti i soggetti coinvolti: il Demanio militare (che poi ha passato la palla all’Agenzia delle Entrate «civile»), il Politecnico, la Fondazione del Politecnico, il Ministero degli Interni, la Provincia e il Comune di Cremona... Una volta accesi tutti i semafori verdi con la convenzione siglata il 27 dicembre scorso (il 27 di dicembre! Incredibile ma vero...) la maxi triangolazione ha dovuto sintonizzarsi con gli strumenti urbanistici in vigore in città, perché spostare una Questura o una sede universitaria non è come costruire una palazzina residenziale: vanno considerati i collegamenti, i servizi, i parcheggi e mille altri aspetti legati alle diverse funzioni pubbliche.

DUE IMPREVISTI.

Uno alla volta, nei mesi scorsi anche questi tasselli sono andati a posto. Via a libera al cantiere, dunque? No, perché a quel punto sono sorti non uno, ma ben due imprevisti.

Il primo: nel cortile dell’ex caserma destinata a diventare il secondo campus universitario della città dopo Santa Monica sono spuntati due serbatoi sotterranei. In origine contenevano il carburante necessario per alimentare i mezzi militari e a tanti anni di distanza si è inevitabilmente resa necessaria una bonifica. Il problema è che l’extra costo non previsto ha rischiato di far saltare i conti dell’intera operazione. Per fortuna la Fondazione Arvedi Buschini se ne è fatta carico, implementando il budget messo a disposizione perché «non può esistere un'Università se non c’è un pensionato per gli studenti».

E il grande sogno del Cavaliere è sempre stato quello di creare un ponte fra la conoscenza umanistica e la conoscenza scientifica, ovvero fra il Politecnico che troverà sede nell’ex «Manfredini» e l’Università Cattolica che già dallo scorso anno ha trovato casa - e che casa - nell’ex monastero di Santa Monica ristrutturato ad hoc, con tanto di taglio del nastro alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Risolto un problema, ecco che subito se n’è presentato un altro: l’inquinamento dei terreni che sembrava originato solo dalla presenza dei due serbatoi dismessi a una verifica sul campo si è rivelato più profondo e grave di quanto si potesse prevedere. Così, dalla semplice bonifica si è passati a un progetto di risanamento ambientale più complesso, partendo da un dettagliato piano di caratterizzazione di ben 30 mila metri quadrati di superficie, necessario per ricostruire la tipologia e il grado di contaminazione di ogni singolo settore da mettere in sicurezza. Anche in questo caso sarà «santa» Fondazione Arvedi Buschini a mettere mano al portafogli: il problema economico sarà risolto.

Ma l’ulteriore intoppo inevitabilmente dilaterà i tempi di realizzazione del maxi-scambio, con Questura e Polizia Stradale costrette a pazientare, prima di potersi spostare nell’attuale sede del Politecnico di via Sesto, e i Carabinieri bloccati in via Trento e Trieste (in affitto) prima di poter traslocare in via Massarotti, nell’edificio attualmente occupato dai colleghi poliziotti.

Il rischio che a questo punto possa saltare tutto sembra remoto, ma qualche preoccupazione è legittima e l’impazienza inizia a farsi palpabile. Vero è che, alla fine, le conquiste più faticose sono anche quelle che danno maggiori soddisfazioni. Ma stavolta più che mai sembra davvero necessaria la pazienza di Giobbe. 

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