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IL FUTURO DI AREA DONNA

L’appello di 150 donne e uomini a Letizia Moratti «No alla riorganizzazione»

La lettera «da donne a donna» alla vice presidente della Regione: «Siamo sorprese e sconcertate, un servizio così prezioso e unico non può essere soppresso: è un’eccellenza della nostra sanità»

Elisa Calamari

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27 Febbraio 2022 - 05:20

L’appello di 150 donne e uomini a Letizia Moratti «No alla riorganizzazione»

CREMONA - Circa 150 donne, ma anche uomini, in campo per salvare quella che considerano un’eccellenza: un servizio che non può essere soppresso dopo che è stato addirittura premiato per i risultati e l’ampio bacino di utenza raggiunti. Attraverso un’accorata lettera indirizzata all’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti, firmata anche da diversi volti noti delle province di Cremona e Mantova oltre che da rappresentanti di associazioni del territorio, viene detto un chiaro «No» alla riorganizzazione dell’Area Donna dell’ospedale di Cremona. Soprattutto se per riorganizzazione si intende sospensione.


«Siamo sorprese e sconcertate da una simile notizia – scrivono i 150 firmatari –, poiché un servizio così prezioso e unico nel panorama provinciale, dedicato esclusivamente alla salute del genere femminile e quindi all’avanguardia, dal momento che della medicina di genere si è appena iniziato a parlare, non può essere soppresso dopo anni di onorato servizio nel corso dei quali ha rappresentato un essenziale punto di riferimento per un ampio bacino di utenza». Ricordano quindi il progressivo smantellamento degli ospedali di zona del distretto Oglio Po e chiedono: «A che pro disperdere questo patrimonio di conoscenze ed esperienza per lasciare sole le donne nei momenti più drammatici della loro esistenza? A che pro costringerle a penosi e costosi pellegrinaggi da una struttura ad un’altra, aggravando le loro sofferenze, quando già c’era un centro d’eccellenza a Cremona sul quale convergevano, con approccio olistico, tutte le specifiche esigenze, dalla prevenzione, alla cura, all’accompagnamento nelle diverse fasi della salute femminile?».


Quello a Moratti diventa quindi un vero e proprio appello: «Non mettiamo assolutamente in discussione l’alta professionalità degli operatori del reparto oncologico, ma vogliamo invece evidenziare l’alto valore aggiunto che da tantissimi anni ha caratterizzato la nostra Area Donna, grazie alla sua equipe multidisciplinare dedicata, che ha reso un percorso di cure e di attenzioni individuali, benché pur sempre doloroso, più umano e davvero a misura di donna. Le chiediamo, da donna a donna: ha mai riflettuto su come vorrà essere ricordata in futuro? Confidiamo che preferisca distinguersi come colei che si è battuta per tutelare al meglio la salute pubblica a vantaggio di cittadine e cittadini, anziché come colei che, come tanti altri, si è curata solo di interessi economici».


A chiedere alla Regione un ripensamento firmando il documento sono stati fra gli altri anche sodalizi come il Tribunale dei diritti del malato; esponenti delle associazioni ambientaliste come Ezio Corradi, Cesare Vacchelli, Maria Grazia Bonfante, Giovanna Perrotta; amministratori come l’assessore di Casalmaggiore Annamaria Piccinelli.

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