Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CORONAVIRUS: LA SCELTA

«Di questo vaccino non mi fido assolutamente. La vita vale più del posto»

Super Green pass obbligatorio, la testimonianza di una 53enne che ha dato le dimissioni: «Ma non chiamatemi No Vax, vi prego. E' questione di coerenza, il lavoro è sempre stato la mia vita»

Lucilla Granata

Email:

redazione@laprovinciacr.it

15 Febbraio 2022 - 09:39

«Di questo vaccino non mi fido assolutamente. La vita vale più  del posto»

CREMONA - «Sabato è stato il mio ultimo giorno in negozio. Da oggi per gli over 50 come me non vaccinati non c’è possibilità di presentarsi al lavoro senza il super Green pass e io non posso che essere coerente con la mia scelta, perché la mia vita è più importante». Quella che vi raccontiamo è la storia di M. P., 53 anni. È una di quelle persone che si è vista costretta a lasciare il lavoro perché non vaccinata. «Ma non chiamatemi No Vax, vi prego. Io ho fatto anche l’anti influenzale a novembre. I vaccini li ho fatti tutti. È solo di questo che non mi fido assolutamente. E per coerenza mi sono vista costretta a dare le dimissioni. Una cosa che mi è costata tantissimo perché amo lavorare, perché il lavoro è sempre stato la mia vita». M. un lavoro lo aveva trovato attraverso il circuito di invalidità, perché ha avuto un tumore. Ha iniziato con un Front Office e poi è stata spostata in un negozio. Dove è andata a lavorare regolarmente fino a sabato 12 febbraio, prima di dare le dimissioni.

LA SCELTA DOPO IL CANCRO

M. non è mai stata una No Vax. Dopo aver avuto il cancro però, ha chiesto alla sua oncologa se fosse il caso di fare il vaccino contro il Covid. Lei le ha risposto di sì, ma senza convincerla. Viene spontaneo chiederle come mai non ci sia riuscita, considerando il rapporto di fiducia che immaginiamo si venga a creare con un medico che ti guarisce dal cancro. «Non l’ho sentita convinta all’inizio. Mi sembrava titubante. Era tutta un, ‘massì hai fatto la chemio, puoi fare anche il vaccino’. Ma non funziona così, non può essere. Non mi hanno mai dato neppure delle vitamine perché sembrava potessero smuovere cose, far rischiare recidive, ma questo vaccino sì? Io non lo ritengo un vaccino normale e neppure sicuro per la mia salute. Ho avuto persone vicine che hanno avuto dei problemi gravi di salute e partivano sane. Non so se siano riconducibili o meno al vaccino. Non ho certezze e non voglio insinuare nulla, ma neanche rischiare. Se hai delle malattie latenti ho come l’impressione che il vaccino le stimoli. Si parla della mia vita e della mia salute e non si scherza. So solo io cosa ho passato e quello che si prova quando si vivono certe malattie e quindi penso che per me non vada bene. Adesso, però, sono a casa dal lavoro, senza stipendio a 53 anni. Che significa giovane per non lavorare più, ma con un’età difficile per ricollocarsi. È brutto, però la mia vita vale più di un lavoro».

UN OBBLIGO A TEMPO MA INGIUSTO

Gli over 50 non potranno andare a lavorare se non vaccinati fino alla fine di giugno. Almeno stando alle indicazioni attuali del provvedimento. Poi questa imposizione dovrebbe scadere. «In teoria sì - continua M. - ma aspettiamo di capire. È un problema grosso. Chi non è realmente convinto e ha paura, il vaccino non lo farà mai. Poi ci sono anche quelli che invece lo fanno sentendosi costretti dal fatto che devono lavorare. Perché si sa che uno senza lavoro non sopravvive. E la cosa che ritengo più ingiusta è propria questa. Molti lo faranno perché hanno bisogno di lavorare e di aria non si vive. Una cosa che fa assumere una connotazione drammatica a tutta la vicenda. Io spero sia una cosa transitoria, ma sono disposta a trasferirmi anche all’estero se le cose non cambieranno. Poi un domani, dovesse uscire un nuovo vaccino che ritengo sicuro per me, sarò la prima a mostrare il braccio e a farmelo fare. Per me si è creata una lobby anche fra i medici e ora come ora non mi convince nulla. Tra l’altro, non vedo più un motivo perché ci siano tutti questi obblighi, visto che la malattia sembra andare verso la soluzione finale, trasformandosi in endemica. Poi, per carità, quelli che lo hanno fatto, hanno tutto il mio rispetto. E capisco le loro motivazioni, ma non riesco a fidarmi di un prodotto realizzato in sei mesi. Non c’è ancora un vaccino per l’HIV e in sei mesi se ne sono usciti con uno per il Covid? Non può essere sicuro. Mi dispiace tantissimo rinunciare al lavoro, ma oggi devo pensare per prima cosa alla mia salute».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • stradivari

    15 Febbraio 2022 - 16:43

    Evidentemente come dice il Governatore DeLuca non ha bisogno di lavorare. Beata lei. Spero non si becchi il covid nel modo peggiore, a quel punto potrebbe non perdere solo il lavoro…

    Report

    Rispondi

  • stradivari

    15 Febbraio 2022 - 16:43

    Evidentemente come dice il Governatore DeLuca non ha bisogno di lavorare. Beata lei. Spero non si becchi il covid nel modo peggiore, a quel punto potrebbe non perdere solo il lavoro…

    Report

    Rispondi

  • mas65luc64

    15 Febbraio 2022 - 12:43

    Rispetto la posizione, anche se fatico a condividerla. Mi domando cosa succederebbe se tutti la pensassero in questo modo. Mi limito a ringraziare i milioni e milioni di persone che si sono vaccinate. Grazie di cuore.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti