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CREMONA

Baby rapinatore a processo: in aula parla la vittima

L'episodio risale al 19 ottobre del 2012 in viale Trento e Trieste, all’altezza dell'ex negozio Blockbuster

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

25 Gennaio 2022 - 14:46

Baby rapinatore a processo: in aula parla la vittima

Il tribunale di Cremona

CREMONA - "Mi ricordo che erano le 22-23. Eravamo ai giardini in piazza Roma, Gaggio mi ha chiesto un passaggio in auto. E’ salito con un ragazzo, Andrea, e una ragazza, Giorgia. Arrivato in viale Trento e Trieste, all’altezza del Blockbuster, Gaggio, seduto accanto a me, mi ha chiesto di dargli il bracciale e la catenina. Mi ha puntato un punteruolo alla gola e minacciato: ‘Ti spacchiamo la faccia, ti scanniamo. Se fai la denuncia, io ti ammazzo o ti faccio ammazzare'". Gli altri due: "Non fare lo stupido, consegna quello che ti ha chiesto". Daniele oggi ha 31 anni. Ne sono passati più di nove dal 19 ottobre del 2012, un venerdì trascorso con gli amici, quando poi quei tre ragazzini che "non erano miei amici, ma ci si conosceva di vista", gli chiesero il passaggio e lo rapinarono di bracciale e collanina il giorno dopo venduti al Re Mida, il compro oro in via Dante. I baby rapinatori si portarono a casa 760 euro in tutto: 420 euro dalla vendita della collanina, 340 euro dal bracciale.

All’epoca, Giorgia era minorenne (gli atti furono trasmessi alla Procura per i minori di Brescia); Andrea Salsi no. Lui ha già patteggiato in udienza preliminare, il 15 settembre scorso. Ha anche risarcito il danno. Davanti al collegio, accusato di rapina è rimasto ‘Gaggio’: all’anagrafe Alexander Gadja, ragazzo di colore, un vistoso tatuaggio sul volto, un mucchio di precedenti. "Sì, sì, sono ancora in grado di riconoscerlo". Dieci anni dopo, a Daniele viene messo sotto gli occhi il fascicolo fotografico. "Foto numero 5" . E’ sicuro. Torna al passaggio in auto. Viaggio breve, da piazza Roma a viale Trento e Trieste, sì e no 500 metri. "Prima che scendessero, Gaggio mi ha detto: ‘Consegnami la collana ed il braccialetto. Mi ha puntato alla gola un coltello, un punteruolo". La minaccia: "Tanto non ci denunci, perché finisce peggio". "Poi sono scesi e si sono incamminati verso la fine di viale Trento e Trieste. Io sono rimasto lì, in auto. Non ho chiamato subito i carabinieri per sporgere denuncia, perché avevo paura. Ho chiamato i miei amici, loro mi hanno convinto a sporgere denuncia".


Oggi Mirco lavora in una casa di riposo, all’epoca al Re Mida, in via Dante, davanti al piazzale dei pullman. Il 20 ottobre, "verso le dieci del mattino era entrato un ragazzo di colore con una signorina: Giorgia. Di lei mi ricordo perché bazzicava molto spesso davanti al piazzale dei pullman. Lui era un ragazzo di colore, aveva vistosi tatuaggi sul volto. Avevano piuttosto fretta, ho pagato il costo della collana: 420 euro. Mi serviva il documento di identità. Sono andati via. Ma io conoscendo la compagnia di quei ragazzi, ho preferito mandarli via". "Dopo alcuni minuti, entra un giovane di nome Andrea, mi consegna un braccialetto. Non voleva darmi il documento, non lo aveva. Gli liquidai il bracciale con 340 euro". Daniele, la vittima, si presentò in questura per la denuncia. Alla Squadra Mobile fece il nome di Gaggio, "da noi conosciuto per i suoi pregiudizi penali. Diede indicazioni anche sugli altri due", ha spiegato l’ispettore Luca Mori. Chi ha indagato, risalì ai tre giovanissimi rapinatori. Vennero identificati, collaborarono. Loro dissero agli investigatori di aver venduto gli ori al Re Mida. Qui, si presentò l’ispettore Luca Mori "per sequestrare bracciale e collanina". La sentenza sarà emessa il prossimo 5 aprile.

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