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CORONAVIRUS: LA STRETTA

Covid: «Con il lockdown mascherato la sopravvivenza è a rischio»

L’allarme di Confcommercio di fronte alle nuove regole: «Sempre più difficile garantirci il futuro»

La Provincia Redazione

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24 Gennaio 2022 - 05:05

Covid: «Con il lockdown mascherato la sopravvivenza è a rischio»

CREMONA - La priorità, per i pubblici esercizi, è soltanto una: sopravvivere all’emergenza infinita. Garantendo, anche in futuro, un servizio alle comunità e, soprattutto, assicurando una continuità lavorativa ai collaboratori. Una tutela dell’occupazione dettata, oltre che dal rispetto umano, dal non voler perdere competenze e professionalità che saranno determinanti al momento della ripartenza vera. «Diversamente, ancora una volta, il settore sarà offeso nella sua dignità , economica e sociale, nella discriminazione tra chi ha il diritto di lavorare, e se impedito è coperto da giuste e sacrosante protezioni sociali e chi, come noi, deve affrontare da solo una situazione di lockdown mascherato». È una presa di posizione forte e chiara, un grido di allarme definitivo, quello che arriva dalla Confcommercio. Perché quello della ripartenza è un traguardo per nulla scontato.

Il presidente di Confcommercio Cremona Andrea Badioni, il presidente della Fipe Alessandro Lupi e il direttore generale Stefano Anceschi

NECESSARI INTERVENTI IMMEDIATI

«Dare un futuro ad una azienda diventa sempre più difficile e incerto — entrano nel merito il presidente Andrea Badioni, il presidente della Fipe Alessandro Lupi e il direttore generale Stefano Anceschi —. Pensiamo a costi di gestione accresciuti (su tutti per l’aumento dell’energia e delle materie prime) e a flussi di clientela ridotti, all’assenza di una vera politica sugli affitti o sulle altre spese fisse. Come Fipe Confcommercio chiediamo interventi, da mettere in campo immediatamente, che facciano leva su due principi. Il primo è quello riferito al carico economico di questi due anni passati (e in parte anche di oggi). Da qui le richieste di prorogare alcune delle misure emergenziali più importanti. Prima tra tutte la cassa integrazione Covid, che permetterà di tutelare i nostri occupati, traghettando i contratti in questa fase di emergenza. Occorre rinnovare la proroga delle moratorie bancarie, necessaria soprattutto per le piccolissime imprese scarsamente patrimonializzate che in questi anni, per sopravvivere, si sono indebitate. Ma occorre anche impegnarsi — ecco la seconda leva della ripartenza indicata dai vertici della categoria — per ricostruire una normalità. E ne troviamo conferma anche nell’appello del presidente della Regione».

SEMPLIFICARE LE REGOLE

Attilio Fontana aveva chiesto una semplificazione delle regole su isolamenti e quarantene: «Di fatto stanno producendo gli stessi effetti di un lockdown. I cittadini – aveva continuato il governatore della Lombardia — hanno mostrato grande senso di responsabilità, si sono vaccinati, l’evidenza ci sta dimostrando che questo ha migliorato la situazione. Ora lasciamoli liberi di tornare alla vita, anche se un po’ diversa dal passato». E alle prese con la nuova stretta anti contagio e con gli obblighi di utilizzare il Green pass: «Oggi i nostri locali vivono ancora le restrizioni imposte nella fase acuta della pandemia, in particolare, sulla limitazione dei posti. Alcune normative, in particolare, si sono persino inasprite. Siamo da sempre per adottare ogni protocollo per il contenimento del contagio. E stiamo adottando normative severissime da quasi due anni. Ma va precisato che, con questi indici di occupazione (nelle occasioni in cui si potrebbe riempire il locale), non riusciamo a sopravvivere. Anche per questo va prevista, fin da subito, la proroga dei plateatici (ampliati e gratuiti) oltre il termine fissato oggi di fine marzo. Perché non è coerente imporre il distanziamento e poi negarci la possibilità di utilizzare spazi all’aperto. Non si giochi, su questo, al rimpallo delle responsabilità. I Comuni, attraverso l’Anci, sollecitino il Governo per avere i trasferimenti compensativi. E, in subordine, prevedano di aiutare comunque le imprese, dimostrando in modo tangibile di credere nel futuro delle imprese e della comunità».

SETTORE UMILIATO E MORTIFICATO

«Come Fipe Confcommercio pensiamo che si, fino ad oggi, si sia umiliato e mortificato il nostro settore, imputandogli a più riprese la responsabilità della diffusione dei contagi. Una inutile caccia alle streghe, che peraltro ha rappresentato un sacrificio inutile. Per di più senza neppure l’amara ammissione (neppure oggi) che invece le nostre attività non sono mai state vettori della pandemia. Un sentiment negativo che, ancora oggi, non si prova a superare. E che risulta un freno alla ripartenza delle nostre imprese. Ha ragione Fontana quando scrive che le vaccinazioni stanno dimostrando di mitigare e prevenire l’effetto della malattia da Covid. Tutto ciò permette di riaprire sempre di più alle attività sociali, pertanto le modalità di restrizione devono essere adeguate e coerenti con la nuova situazione. Come comparto dei pubblici esercizi e della ristorazione, invece, chiediamo di essere valorizzato come straordinario strumento di coesione sociale, elemento imperdibile per l’attrattività e l’identità del nostro Paese, veicolo di promozione all’incrocio di due filiere strategiche, come quella agroalimentare e turistica. Se vogliamo tornare alla normalità, come peraltro sta avvenendo in mezza Europa, occorre davvero riscoprire le abitudini della quotidianità, pur senza dimenticare mai le norme e la necessaria attenzione».

SOSTENERE L'ECONOMIA DEL TERRITORIO

Valorizzando (e intendendoli come un patrimonio collettivo) i pubblici esercizi, innanzitutto ma non solo, come occasioni di Economia e di Comunità. «Su questi due temi si sofferma anche la Carta dei valori della ristorazione italiana, recentemente presentata dalla Fipe. È evidenza comune – si legge - l’importanza economica fondamentale che le imprese della ristorazione hanno nella vita del paese. Ma sta nella consapevolezza di ogni imprenditore la volontà, la cultura, la cura di essere con la propria impresa qualcosa di più, una vera e propria agenzia che sostiene l’economia del territorio e ne promuove i saperi. Come imprenditori Fipe Confcommercio, per tutte queste ragioni, vogliamo un futuro per noi e per il Paese, un futuro da costruire anche grazie al contributo che possiamo dare».

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