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COMMERCIO, I NUMERI

Cremona, investire sul centro storico: ecco la sfida degli esercenti

A dispetto della sensazione offerta dai troppi locali vuoti, il saldo fra aperture e chiusure è positivo. Nel 2021, 35 nuovi negozi a fronte di 19 addii. Le preoccupazioni di Stanga

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2022 - 09:21

Cremona, investire sul centro storico: ecco la sfida degli esercenti

CREMONA - Passeggiando in centro, la sensazione pare inequivocabile: troppe chiusure, testimoniate da saracinesche serrate qua e là, cartelli ingialliti appesi fra le grate e vetrine vuote. Eppure i dati che arrivano dal Distretto Urbano del Commercio sembrano dire altro, e cioè che nel 2021 hanno prevalso gli imprenditori che hanno deciso di sfidare pandemia e crisi economica. Che hanno scelto di investire sulla città aprendo una nuova attività commerciale. Il saldo, almeno quello del cuore di Cremona, ovvero dell’area ‘dentro le mura’, è dunque positivo: al 31 dicembre sono stati aperti 35 negozi a fronte di 19 chiusure, aperti anche 13 pubblici esercizi a fronte di 5 chiusure. Complessivamente, ad oggi, risultano 518 esercizi di vicinato e 177 esercizi pubblici. Ci sono però anche altri numeri, che riportano bruscamente alla realtà, fatta non solo di coraggio ma anche di fatica, quella che tanti negozianti stanno provando sulla propria pelle nel tentativo di resistere: stando al portale Immobiliare.it, a Cremona risultano ben 126 annunci attivi relativi a locali commerciali in vendita, mentre 79 sono gli annunci di affitto. Quindi più di 200 locali – fra cedesi attività e spazi vuoti – che potrebbero potenzialmente ospitare altrettanti punti vendita o esercizi.

Lo shopping in corso Campi, nel 'cuore' di Cremona

IL RECUPERO DELLA GALLERIA DEL CORSO


«Il saldo positivo è un segnale – commenta l’assessore al Commercio, Barbara Manfredini –, innanzitutto del fatto che la città è appetibile: c’è chi decide di investire a Cremona. E poi nel 2021 abbiamo registrato un recupero importante che riguarda ad esempio la Galleria del Corso, dove ci sono state diverse aperture. Da parte dell’amministrazione comunale c’è stata e continuerà ad esserci grande attenzione al settore, lo abbiamo dimostrato con i bandi che attraverso i fondi statali ci hanno permesso di sostenere la categoria. E poi c’è un sostegno a livello organizzativo e promozionale, penso ad esempio all’iniziativa buoni shopping che ha visto coinvolti oltre 30 negozi, con buoni che possono essere spesi entro il 31 gennaio». Un sostegno, aggiunge subito dopo Manfredini, che ha toccato anche uno degli aspetti più spinosi e cioè la sosta: «Ricordo che abbiamo a disposizione un grande parcheggio in piazza Marconi – spiega l’assessore – ma possiamo ragionare sull’eventuale possibilità di servizi di collegamento dai parcheggi corona al centro, tramite mezzi elettrici. Va però detto che abbiamo una città piccola, raggiungibile facilmente a piedi da diversi parcheggi esterni. In ogni caso ricordo anche che tra il 2020 e il 2021 abbiamo distribuito tagliandi ‘sosta shopping’ a 450 realtà commerciali che li hanno dati ai rispettivi clienti. L’attenzione quindi c’è anche su questo punto». Manfredini conclude ribadendo che per promuovere la città – e di conseguenza le attività commerciali del centro – resta fondamentale «fare cartello» e «dare visibilità» anche agli eventi collaterali. Il Comune continua a puntare, poi, sul turismo di prossimità. Con dati in salita, che sembrano dare ragione e che fanno ben sperare per il futuro.

CHI APRE MA POI SI ARRENDE

«Bene le nuove aperture, ma la cosa importante è che le attività riescano ad andare avanti, ad autosostenersi. E purtroppo sono sempre meno quelle che ce la fanno». Marco Stanga, di Confcommercio, evidenzia infatti un altro numero, tutt’altro che incoraggiante e desunto dalle statistiche nazionali e locali: «Il 60% dei nuovi esercizi aperti negli ultimi due anni, è destinato alla chiusura entro i due anni dall’avvio dell’attività». Non manca il coraggio di partire, dunque, ma resistere è più complesso. «La pandemia continua ad incidere», spiega Stanga, ma a suo parere anche le condizioni del centro storico spesso rappresentano un deterrente. Per chi investe e soprattutto per chi potrebbe comprare.

Marco Stanga di Confcommercio

CALO DEI FLUSSI

«Da qualche mese non abbiamo più a disposizione i dati delle centraline che registravano i flussi in centro, ma la percezione è chiara – continua –: in dicembre nei weekend abbiamo registrato un calo rispetto al 2020. E questo è in parte dovuto al boom di contagi, ma in parte anche al fatto che l’anno precedente i centri commerciali erano chiusi durante i fine settimana. Credo abbia inciso, poi, la cattiva gestione di piazza Marconi, con code, traffico, difficoltà a trovare posto. Sui social ho letto diversi commenti di persone che hanno scritto ‘Non verrò più a Cremona’. Il tema parcheggio è tutt’altro che marginale per il commercio e bisogna pensare a chi arriva da fuori, a chi magari conosce poco la città. Anche se spesso diventa complesso anche l’acquisto ‘mordi e fuggi’ nei giorni infrasettimanali. Mi preoccupa, poi, il fatto che l’amministrazione comunale parli di una riduzione del 30% delle auto in centro».

MAGGIORE CURA DELLA CITTA'

Tornando al saldo fra aperture e chiusure, Stanga puntualizza che è necessario analizzare la tipologia di attività che hanno alzato per la prima volta le saracinesche nel 2021: «A Cremona, così come in altre città, sono stati aperti tanti pubblici esercizi. È il classico commercio di vicinato, quello che sta venendo meno. Come aiutare i commercianti? Anche attraverso una maggiore cura della città, penso all’illuminazione, agli arredi, al fattore sicurezza. So di alcuni colleghi che hanno dovuto rivolgersi a guardie private per tutelarsi e questo non è un bel segnale». Ad incidere sulla resa di molti negozianti, infine, sono anche i rincari. E il peggio deve ancora arrivare: «Non è solo l’aumento dei contagi ad allontanare clienti e scoraggiare commercianti – spiega infatti Stanga –. Ci sono il caro bollette, l’inflazione, i problemi di consegna delle merci con tempi dilatati proprio a causa dei rincari del gasolio. I saldi? In qualche caso sono stati una boccata d’ossigeno, ma ormai nessuno ha più le scorte del 2019, perché si fa meno magazzino. E di conseguenza non possiamo fare paragoni coi saldi del passato».

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Commenti all'articolo

  • bvrtpt

    20 Gennaio 2022 - 14:34

    Se volete rivitalizzare il commercio in centro serve una diversa politica di gestione delle aree di sosta: ormai il centro è tutto ad uso esclusivo dei residenti, parcheggiare è un incubo, e nei centri commerciali ci sono tanti posti auto....

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