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INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO

Il procuratore Pellicano: «Non tutte le Rsa hanno mantenuto un contegno positivo durante la pandemia»

 Ottanta i fascicoli aperti in Procura originati da esposti, querele, segnalazioni

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

22 Gennaio 2022 - 12:34

Anno giudiziario, il procuratore Pellicano: «Non tutte le Rsa hanno mantenuto un contegno positivo durante la pandemia»

In primo piano il procuratore Roberto Pellicano

CREMONA - Come hanno gestito la pandemia Covid, le Rsa? «In alcune, è stato accertato un contegno positivo tenuto da parte degli organi dirigenziali, i quali si erano preventivamente (già dalla dichiarazione di Stato d’Emergenza) attivati nella ricerca di approvvigionamenti di Dispositivi di protezione. Ma rispetto alla gestione della diffusione del virus, alcune Rsa, invece, hanno avuto "approccio in alcuni casi "imprudente", in altri "imperito"». Lo scrive il procuratore Roberto  Pellicano nell’ampio capitolo dedicato al Covid, contenuto nella relazione dell’anno giudiziario. Ottanta i fascicoli aperti in Procura originati da esposti, querele, segnalazioni. 

Per gli esposti presentati contro le istituzioni italiane ed europee, la Procura ha chiesto l’archiviazione, «in ragione della genericità e dei fatti descritti e delle lamentele sollevate, o, comunque, in mancanza di posizioni univoche assunte da parte della comunità scientifica in ordine alla diffusione e alla prevenzione della malattia Covid-19».

CAPITOLO RSA.

Chi ha indagato, ha acquisito documenti nelle Rsa, ha effettuato perquisizioni locali ed informatiche. Gli atti di indagine hanno permesso di raccogliere utili elementi al fine di accertare i fatti esposti nelle segnalazioni.

In particolare, chi ha indagato ha ricostruito che cosa avessero attuato le Rsa prima del marzo 2020, dalla dichiarazione di Stato d’Emergenza. C’è chi ha agito bene e chi no. Ma anche in quest’ultimo caso, e  sebbene le indagini non siano ancore finite, «si è resa comunque evidente la difficoltà, sottolinea il procuratore – anche con riguardo alle realtà più critiche, circa l’attribuzione di responsabilità a singole persone fisiche con un ruolo dirigenziale (di fatto o di diritto) all’interno della struttura».

Intanto, «sotto il profilo della colpa, paiono evidente gli ostacoli rappresentati dalla prevedibilità e dalla evitabilità, riscontrata la difficoltà nell’ottenere dalle autorità preposte, chiare e specifiche linee guida o indirizzi volti alla predisposizione di adeguati protocolli operativi, sia nell’approvvigionamento di Dispositivi di protezione, all’epoca della prima ondata, di difficile reperimento».

In secondo luogo e con riferimento alle ipotesi di reato di singole lesioni o omicidi colposi «pare oltremodo difficile ricondurre i singoli eventi alle condotte (eventualmente colpose) poste in essere da parte di individuate persone fisiche in termini di nesso causale. Difatti, in assenza di esami autoptici accertanti la causa della morte, e, comunque, di comprovate certezze scientifiche in ordine alla malattia Covid 19 relative , tra le altre, a modalità e facilità di contagio, evoluzione della patologia, possibilità di attuazione di attività terapeutiche o assistenziali e relativi effetti c. salvavita, risulta eccezionalmente arduo collegare oggettivamente condotta ed evento secondo la regola del giudizio contro fattuale».

Istituto scolastico. «Al momento pende l’indagine volta ad acquisire tutti gli elementi utili all’accertamento dei fatti, sia sotto il profilo dell’evento – entità del contagio in struttura – sia in ordine alla presenza di eventuali profili di colpa circa la condotta tenuta da parte degli organi dirigenziali rispetto alla gestione del cd rischio contagio».

rispoli

Il procuratore generale Guido Rispoli


SINGOLI ESPOSTI DEI FAMILIARI DI 13 MORTI. 

Gli esposti nel caso di 13 persone morte per Covid da parte di familiari. «La grande maggioranza di tali segnalazioni lamentava carenze in ordine all’apporto terapeutico e assistenziale fornito al deceduto da parte dei diversi sanitari (di medici di base, operatori in struttura Rsa o assimilabile; sanitari ospedalieri)».

Le indagini. Sono state acquisite le cartelle cliniche, il diario infermieristico e Fasas, sono state disposte consulenze tecniche per ricostruire la vicenda clinica del paziente. E «nella formulazione del quesito al perito, particolare attenzione è stata posta all’accertamento (ove possibile) dell’origine del contagio, del profilo dell’omessa diagnosi e circa l’attività assistenziale offerta».

Il risultato. Al momento, per 11 procedimenti è stata chiesta l’archiviazione, per gli altri 2 sono tuttora in corso gli accertamenti.

Ma «in generale – osserva il procuratore – è risultato estremamente complesso l’accertamento circa l’origine del contagio – nella quasi totalità dei casi risultato dubbio – mentre, con riguardo ai profili della omessa diagnosi e dell’attività terapeutica e assistenziale fornita, ostacolo si sono palesati in ordine al profilo causale. Sul punto, difatti, sebbene in alcuni casi si siano evidenziate condotte colpose in capo ai sanitari, in ragione, da un lato, dell’assenza di una terapia efficace contro la malattia Covid-19 , dall’altro, del quadro anamnestico del paziente affetto fa poli patologie croniche, non si è potuto affermare che l’attuazione di particolari accorgimenti terapeutici o assistenziali avrebbero evitato , con la richiesta certezza, il decesso dello stesso».

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