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CORONAVIRUS. LA QUARTA ONDATA

Analisi dei tamponi: a caccia delle «varianti»

Il laboratorio dell’Asst è alle prese con 1.500 test da processare ogni giorno. La genotipizzazione ora è fondamentale. Testa: «Un lavoro immenso, lo staff messo a dura prova»

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2022 - 05:25

Analisi dei tamponi: a caccia delle «varianti»

CREMONA - La quarta ondata che inizia a mettere in crisi il sistema sanitario si sta abbattendo come uno tsunami non solo sul tracciamento dei casi, ma anche su tutta la filiera di sorveglianza che si occupa dell’esecuzione e dell’analisi dei tamponi, il cuore di un’attività diventata negli ultimi giorni un’impresa simile alla scalata di una montagna di cui non si vede la vetta.

I numeri possono, come sempre, rendere l’idea della situazione sebbene non in modo esaustivo: dall’inizio della nuova ondata, che coincide con l’inizio di dicembre, sono 6.000 i test molecolari processati ogni settimana, con una media di 1.500 al giorno dal laboratorio di analisi di Asst Cremona. Un centro che da due anni lavora senza sosta, conoscendo le alte e le basse maree della pandemia, sia sul fronte della diagnostica molecolare, sia su quello della genotipizzazione, per la quale è l’unica realtà italiana non universitaria a farlo. Un ruolo determinante, sebbene condotto dietro le quinte, necessario per diagnosticare in tempo la natura del virus e dare seguito ad una terapia ad hoc.

STAFF MESSO A DURA PROVA.

«Un lavoro immenso in tempi normali e oggi diventato massacrante al punto da mettere a dura prova lo staff. Lo conferma la dottoressa Sophie Testa, direttrice del Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Radiologia: «Si lavora 15 ore al giorno senza sosta per garantire la refertazione entro 24 ore per il processamento di massa, entro 6-8 per i ricoveri e il pronto soccorso, entro un’ora per le emergenze» entra nel merito.

I prodromi di quello che sarebbe diventata la nuova ondata governata ora dalla variante Omicron si sono intravisti prima qui, tra provette e blister: «Ad agosto i test analizzati erano circa 2.400 a settimana — racconta Testa —, a ottobre sono saliti a 3.700; a fine novembre erano già 5.000 per arrivare alla penultima settimana di dicembre a 6.264. Questa settimana la previsione è quella di toccare gli 8.000».

Ma a rendere ancora più chiaro il quadro è l’incidenza dell’infezione: «Quest’estate la percentuale di test positivi era del 12%; dell’1% sui tamponi in arrivo dal Pronto Soccorso — precisa la direttrice —. Ora siamo al 65% per i tamponi in arrivo dall’esterno e al 40% per quelli dal Pronto Soccorso. Effettuiamo anche gli screening sugli operatori ospedalieri e anche qui la situazione è drasticamente cambiata: se prima si era ad un incidenza pari allo zero, ora siamo arrivati al 20,5%».

Nei momenti più difficili è tale la mole di analisi da effettuare che al laboratorio della dottoressa Testa si affiancano quelli del Dipartimento servizi diagnostici (laboratorio genetica, di anatomia patologica e quello trasfusionale) del dottor Massimo Crotti e quello di Ricerca Translazionale del dottor Daniele Generali: «Ci siamo messi a disposizione per fare rete — commenta Crotti — con l’obiettivo di riuscire a rispettare le esigenze anche nei momenti più critici per numeri e regole in continuo cambiamento. Ogni settimana si tiene un incontro per tenere monitorata la situazione e dare supporto quando serve».

E come sempre, alla sofferenza imposta dal Covid si associano criticità già esistenti: «Il numero del persone è sicuramente insufficiente — conferma la criticità ulteriore Testa —. Anche perché occorre tenere presente che oltre all’attività legata all’emergenza pandemica, restano in carico tutte le altre analisi ordinarie, che non possono essere abbandonate. Per questo voglio ringraziare tutta l’équipe: i biologi Fabio Sagradi, Leonardo Cimardi, Silvia Missorini, Lucio Ferrari, Elisabetta Paolini e i tecnici: Leonardo Lanfranchi, Gianluca Negri, Giovanni Gatti, Giusy Esposito».

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