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SOSPIRO: LA STORIA

I 101 anni di Pino, il radiotelegrafista reduce della Russia

Festa in Fondazione per il marconista Giuseppe Albertoni: «Il mio traguardo? Arrivare a 103, in onore del 103° Reggimento»

Serena Ferpozzi

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redazione@laprovinciacr.it

11 Gennaio 2022 - 10:21

I 101 anni di Pino, il radiotelegrafista reduce della Russia

Giuseppe Albertoni ha festeggiato i 101 anni di vita

SOSPIRO - Mentre spegne 101 candeline, il reduce della campagna di Russia Giuseppe Albertoni, detto Pino, guarda avanti. «Il mio traguardo? Arrivare a 103 anni in onore del 103esimo reggimento di cui ha fatto parte». Ieri mattina, presso un apposito locale adibito alle visite dei familiari in Fondazione Sospiro, nel rispetto della normativa vigente, ha ricevuto la visita dei figli Attilio ed Eugenia. Si tratta dell’unico superstite della sua compagnia ancora in vita che proprio questa primavera era stato intervistato dall’associazione Unir per raccontare i due anni trascorsi in guerra, quando è scampato alla morte dopo l’esplosione di un bunker e i lunghi mesi della ritirata.

Giuseppe Albertoni alla ricetrasmittente durante la campagna di Russia

IL FRATELLO EDOARDO

Nato a Cella Dati il 10 gennaio 1921 da mamma Eugenia e papà Attilio Antonio. Nel 1941 viene arruolato per la leva militare e spedito in Jugoslavia per una prima campagna. Dopo il rientro, il 23 luglio 1941 parte per la Russia da Verona con il corpo di spedizione Csir come radiotelegrafista nel plotone marconista della 103esima compagnia Trt, divisione celere Pada. In Russia c’è anche il fratello Edoardo, che ha sei anni più di lui, che faceva parte degli artiglieri a cavallo (Giuseppe ha anche altri due fratelli ormai scomparsi: Andrea reduce della campagna in Grecia, Mario di quella in Libia e la sorella Teresa). In terra straniera si sono incontrati dopo mesi, si sono abbracciati, ma purtroppo lui, dalla campagna russa non è mai tornato a casa e fa parte dell’elenco dei dispersi.

LA RITIRATA A PIEDI

Un episodio che l’ha segnato nel profondo sono i fatti avvenuti il 10 dicembre 1942, quando ha iniziato la ritirata. «Io e la mia squadra formata da sei militari eravamo alloggiati in una casa con due donne russe. Alle prime ore del mattino ci hanno svegliato dicendoci di scappare perché stavano arrivando i russi. Da lì è iniziata la ritirata dapprima a bordo di un camion dove avevamo caricato armi, viveri e radio. Abbiamo iniziato il nostro viaggio verso il confine, ma i tedeschi ci hanno fermato e ci hanno requisito tutto. Così la traversata è proseguita a piedi, con temperature tra i 30 e 40 gradi sottozero, sino a Gomel. Qui dopo dieci giorni di attesa, abbiamo preso il treno merci per rientrare a casa. Arrivati al confine nella zona di Gorizia, il 19 marzo 1943, ci hanno trattenuti in caserma in contumacia per una ventina di giorni e poi ci hanno mandato a casa in licenza straordinaria». Anni indelebili, nella sua memoria.

Giuseppe Albertoni con la torta per il suo 101° compleanno

L'esistenza di Pino Albertoni è poi proseguita serenamente: si è sposato con Maria con la quale ha vissuto per due anni ad Ognissanti, frazione di Pieve San Giacomo per poi trasferirsi a Sospiro dove abita ancora oggi. Ha avuto due figli (Attilio ed Eugenia) e ha svolto il lavoro di fabbro e riparatore di bici prima a Cella Dati, poi in un’azienda metalmeccanica e infine presso l’allora Istituto ospedaliero a Sospiro. Ieri anche il presidente di Fondazione Sospiro Giovanni Scotti ha voluto festeggiare con lui questo traguardo. «Una persona molto conosciuta e apprezzata sia per il suo passato legato alla campagna di Russia che per lo spirito con cui affronta la vita».

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