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CORONAVIRUS: LA SCUOLA

Covid, incubo contagi: ma sul bus il Green pass non serve più

Deroga da oggi al 10 febbraio per gli studenti di elementari, medie e superiori che usano le navette dedicate. Resta invece l’obbligo della certificazione rafforzata per i ragazzi che utilizzano i mezzi del trasporto ordinario

Andrea Gandolfi

Email:

agandolfi@laprovinciacr.it

10 Gennaio 2022 - 05:20

Covid, incubo contagi: ma sul bus il Green pass non serve più

CREMONA - L’unica notizia positiva è legata alla deroga concessa dal Governo su richiesta dell’Anci, che fino al 10 febbraio permetterà agli studenti delle scuole primarie e secondarie di continuare ad utilizzare — solo in ambito comunale — i mezzi di trasporto loro dedicati anche senza il Green pass rafforzato (confermato invece l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 per chi abbia compiuto 6 anni). Ponendo fine ad una situazione di incertezza che aveva creato allarme anche tra parecchi genitori, ieri il Ministero della Salute ha infatti emanato un’ordinanza che dispone questa nuova prescrizione

«È opportuno precisare — si legge nella nota diffusa dal Comune di Cremona — che il contenuto dell’ordinanza ministeriale non si applica agli studenti che utilizzano i mezzi ordinari del trasporto pubblico locale (bus) ed i treni, per i quali permane l’obbligo sia delle mascherine Ffp2 che del Green pass rafforzato. La vaccinazione resta l’unica arma oggi a disposizione per il contrasto del Coronavirus e il Comune raccomanda la stretta osservanza delle misure di prevenzione quali l’uso della mascherina, l’igiene delle mani e il distanziamento».


L’unica buona notizia. Per il resto, è tutta nel segno di incertezze e timori che si autoalimentano la ripresa delle lezioni, in programma oggi al termine della sosta natalizia e dopo gli ‘anticipi’ di Anguissola ed Aselli. «C’è preoccupazione anche tra gli studenti — conferma Laurentiu Strambanu, presidente della Consulta provinciale che rappresenta i quasi 19.000 ragazzi degli istituti superiori del territorio —. Incertezza e pericoli si mischiano tra loro. Noi siamo sempre stati favorevoli alla didattica in presenza, a patto che sia realmente garantita la sicurezza. La Dad non può valere come scusa o ‘nascondiglio’, il problema deve essere affrontato; ma bisognerebbe anche chiarire se davvero sussistono gli elementi per tornare in presenza. Al momento si prospetta il rischio di classi dimezzate e docenti decimati dalle quarantene: uno stato di cose che potrebbe riportarci in Dad nel giro di poco tempo. Il sistema conferma purtroppo tutti i suoi limiti, ed è fin troppo chiaro che la lezione non è servita a nulla, dato che ci troviamo nella stessa situazione da due anni a questa parte. Gli studenti sono stati lasciati un po’ alla deriva, i giovani troppo a lungo - e ingiustamente - additati come untori ed irresponsabili. Giovani che adesso hanno paura, perché un approccio così incerto e contraddittorio al tema del ritorno in classe non sembra poter garantire la soluzione più adeguata. E fra un certo modo di dover stare in classe e la Dad, alla fine forse non c’è molta differenza...».

Sulle criticità con le quali dover fare i conti sul piano gestionale attacca la consigliera comunale della Leha Simona Sommi, esperta in temi scolastici. «La Dad è quasi sempre solo la conseguenza scontata di scelte mancate. I dirigenti scolastici vanno affiancati e supportati dalle istituzioni a tutti i livelli, per mettere i campo investimenti adeguati su spazi, presìdi sanitari e attrezzature per il ricambio e la pulizia dell’aria. Serve una scuola in presenza in grado di fornire un servizio in sicurezza. Con i contagi fuori controllo, il ritorno generalizzato in Dad rischia purtroppo di diventare solo una questione di tempo».

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