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L'INDAGINE DELLA DIGOS

Caos e lite all'hub di CremonaFiere: indagati moglie, marito e avvocata

Il 27 agosto i tre si presentarono al centro vaccinale pretendendo l’esenzione dal vaccino. Per la Procura è "interruzione di pubblico servizio"

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

08 Gennaio 2022 - 15:35

Caos e lite all'hub di CremonaFiere: denunciati marito, moglie e l'avvocato

CREMONA - Pretendevano che il medico firmasse, ‘a scatola chiusa’, l’esenzione dal vaccino per una infermiera no vax già sospesa dal servizio all’ospedale Oglio Po, arrivata con la sua agguerritissima avvocata di Quistello (Mantova) e il marito all’hub vaccinale di CremonaFiere, teatro di una sceneggiata in due atti, andata in onda per tre ore con un rallentamento di quasi due dell’attività. Accadeva il pomeriggio del 27 agosto scorso. Interruzione di pubblico servizio è l’ipotesi di reato che la Procura ora contesta ad avvocata, infermiera e marito, ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Di «episodio piuttosto increscioso», di «scene veramente deprecabili», di «parapiglia non da poco» e di «toni energici soprattutto da parte dell’avvocato» parla Gianluca Epicoco, commissario capo della Digos che ha effettuato l’indagine nata dall’esposto dell’Asst.


Il 27 agosto è venerdì. Sono le 15 quando all’ingresso si presenta l’avvocata. Ai volontari esibisce il tesserino, chiede di poter entrare nell’hub. Lo vuole «ispezionare, perché di lì a poco una sua assistita doveva presentarsi per le procedure». Richiesta «irrituale» e, dunque, respinta al mittente. «L’hub vaccinale non è un luogo pubblico, ma una struttura privata ad uso pubblico. Non vi accede chiunque, ma solo chi deve vaccinarsi oppure gli accompagnatori nel caso di soggetti fragili, minori o persone non autosufficienti», sottolinea Epicoco. All’ingresso «scoppia la polemica». L’avvocata chiama la polizia. «Nel frattempo arrivano la sua cliente ed il marito. Nasce una diatriba tra i tre, i volontari, i nostri poliziotti». Si precipita anche Antonella Laiolo, responsabile dell’Unità Operativa Vaccinazioni dell’Asst di Cremona. L’avvocata «insiste anche in maniera piuttosto energica per entrare». Accesso consentito «per non creare eccessive turbative». Secondo atto. Avvocata, infermiera e marito si presentano al box dove il medico raccoglie l’anamnesi. Con lo smartphone filmano tutto quanto accade all’interno. È vietato, ma se ne infischiano. «L’operatrice sanitaria si era prenotata, ma non voleva vaccinarsi, bensì ottenere l’esenzione dall’obbligo vaccinale. Per ottenerla, bisogna però documentarla dal punto di vista clinico. Le patologie vanno documentate o dal medico di base o dal medico vaccinatore. Non basta la dichiarazione a voce. I tre innescano una polemica con il medico», prosegue il commissario capo Epicoco.

 


La procedura è nota. Fatta l’anamnesi, il medico stampa il consenso informato. Non ti punta la pistola alla tempia: se vuoi firmi, altrimenti te ne vai. Avvocata e cliente esibiscono un loro modulo. «Non si sa da dove l’abbiano scaricato». Vi è scritto che «l’infermiera veniva costretta dall’Ats Val Padana a vaccinarsi contro la sua volontà». Pretendono, inutilmente, che il medico lo sottoscriva. «In modo abbastanza energico, il legale ha parlato di incostituzionalità delle norme, ma non era quella la sede per fare disquisizioni di carattere giuridico. La discussione è degenerata in una lite. Venuto meno il rapporto fiduciario tra medico e paziente e poiché c’era stata anche la lite, la responsabile dell’hub ha sostituito il medico per cercare di calmare la situazione». Intanto, i tre continuano a riprendere con lo smartphone «nonostante fosse stato loro ripetuto che non potevano». Stavolta, a chiamare la polizia è il personale dell’hub. «Altra discussione. Dalle 15.30 alle 18.30, l’attività è stata bloccata, rallentata da questi tre soggetti. Ciò ha creato scompiglio». Gente dirottata su altri box, c’è chi si spazientisce, chi si lamenta. Alle 18,30 l’infermiera rifiuta la vaccinazione, lascia il polo con avvocata e marito. La Digos raccoglie le testimonianze di medici e volontari, della responsabile del polo vaccinale e di due funzionari della Direzione strategica corsi in Fiera dall’ospedale. «L’interruzione di pubblico servizio si configura anche se il servizio viene rallentato fortemente. E qui il rallentamento c’è stato. La Procura ha vagliato la nostra ipotesi investigativa e l’ha accolta».

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