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Esplosione al kebab e a fuoco l'auto di un Cc: casi collegati?

La coincidenza temporale alimenta i dubbi: bomba rudimentale nel locale e incendio appiccato con una tanica di liquido infiammabile

Cristiano Mariani

Email:

cmariani@laprovinciacr.it

02 Gennaio 2022 - 05:20

Esplosione al kebab e a fuoco l'auto di un Cc: casi collegati?

I danni al kebab

CREMA - Alle 3 in punto, nelle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, il bagliore delle fiamme: quelle che hanno divorato la Mini di un carabiniere, nel parcheggio riservato davanti alla caserma, in via Macallé. Dieci minuti più tardi il boato: l’esplosione che ha devastato la pizzeria d’asporto Istanbul Kebab, in viale Repubblica. Tutto, nel raggio di meno di un chilometro in linea d’aria. E con un’unica certezza: in entrambi i casi non si è trattato di incidenti. Una bomba, seppur rudimentale, ha spazzato via saracinesca e vetrina del locale. Mentre il rogo che ha distrutto l’auto è stato appiccato utilizzando una tanica di liquido infiammabile. Probabilmente benzina, a giudicare almeno dalla rapidità con cui si è propagato il fuoco. 

Insomma, una notte ad alta tensione, quella che ha preceduto San Silvestro in città. E sui moventi dei due attentati è mistero fitto, la coincidenza temporale alimenta più di un sospetto, che possano essere in qualche modo legati. Nel caso della vettura, un recentissimo modello, l’ipotesi più plausibile è che si sia voluto colpire l’istituzione, quindi i carabinieri piuttosto che il singolo proprietario. La Mini si trovava infatti nell’area riservata ai militari, posteggiata in uno degli stalli a ridosso della strada. Quindi, il bersaglio più facile da prendere di mira. Nel caso della pizzeria da asporto, gli investigatori della polizia scientifica hanno lavorato sin dalle prime luci dell’alba, nel tentativo di comprendere di che tipo di ordigno si sia trattato. Un lavoro, condotto con bocche rigorosamente cucite. Solo in serata, il vicequestore Bruno Pagani, al vertice degli uffici di pubblica sicurezza di via Macallè, ha rotto il silenzio con la più classica delle frasi di rito: «Le indagini vengono condotte a 360 gradi».

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