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Albero genealogico per ottenere la cittadinanza italiana

Ora gli «zii» d’America cercano i loro antenati: boom di richieste. E il Comune raddoppia la tariffa: da 50 a 100 euro per il laborioso iter all’ufficio anagrafe

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

02 Gennaio 2022 - 05:10

Albero genealogico per ottenere la cittadinanza italiana

CASALMAGGIORE - Sta crescendo il desiderio di riscoperta delle proprie origini, soprattutto da parte dei discendenti di emigrati italiani residenti all’estero. Prova ne sia il fatto, come ha riferito l’assessore al Bilancio Sara Manfredi nell’ultimo consiglio comunale, che l’amministrazione comunale è stata indotta per il 2022 a raddoppiare la tariffa per la ricostruzione dell’albero genealogico — passando da 50 a 100 euro — proprio perché «c’è stata una grande richiesta, ma ci siamo resi conto che è un servizio molto laborioso e che richiede molto tempo».

Ne dà conferma Franca Filipazzi, responsabile del Settore Istituzionale e Servizi Amministrativi del Comune, da cui dipende l’Unità operativa Servizi Demografici: «Sì, nell’ultimo periodo le richieste di ricerche genealogiche sono aumentate.

Nella maggior parte dei casi, il desiderio di riscoperta si coniuga con la necessità di ottenere i documenti, tra i quali l’atto di nascita o di matrimonio degli antenati, necessari all’acquisizione della cittadinanza italiana ‘jure sanguinis’. La materia è disciplinata dalla legge 5 febbraio 1992, numero 91». In applicazione del principio del ius sanguinis (diritto di sangue), il discendente di emigrato italiano, il quale non abbia conseguito la cittadinanza straniera, può rivendicare a sua volta la cittadinanza italiana jure sanguinis. Da ciò deriva la concreta possibilità che i discendenti di seconda, terza e quarta generazione, ed oltre, di emigrati italiani, siano dichiarati cittadini italiani per filiazione. La fattispecie interessa — e ha interessato in passato — soprattutto i discendenti di avi italiani nati nei Paesi di antica emigrazione, come Brasile, Argentina, Canada, Australia.

Dall’estero arrivano pacchi di carte, ma alcune persone «si presentano anche direttamente al nostro sportello».

I consolati, «soprattutto dei Paesi sudamericani come Argentina e Brasile» sono subissati dalle richieste che poi vengono trasferite in Italia.

Parliamo di Stati — in particolare l’Argentina — dove c’è una situazione di crisi e ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana risalendo al legame di sangue viene visto come una utile opportunità. Va considerato che secondo le stime dei Padri Scalabriniani vi sono circa 80 milioni di oriundi italiani nel mondo, di cui 25 milioni in Brasile (circa il 13-14% della pop. totale), 20 milioni in Argentina (circa il 50% della popolazione totale), 17 milioni negli Stati Uniti (6%) e più di 1 milione in Uruguay, dove rappresentano circa il 40% del totale della popolazione.

A spingere le persone verso l’Italia c’è il fatto che decenni addietro, un nonno, o parenti acquisiti come uno zio o un cugino avevano attraversato l’oceano in cerca di fortuna e proprio là si erano stabiliti, distanti dalla loro terra d’origine.

«Il riferimento per il lavoro da svolgere — aggiunge la Filipazzi — sono i registri di stato civile, istituiti nel 1866. Ma ci sono anche le schede dell’anagrafe storica, istituite nel 1860 ma che parlano di persone con date di nascita precedenti. Abbiamo appena concluso una ricerca che risale alla fine del 1700. Il nostro ex impiegato Lino Corradi in passato ha svolto un lavoro colossale scansionando migliaia di schede, al fine di agevolare le ricerche».

Per andare ancora più indietro nel tempo «l’unica strada sono gli archivi delle parrocchie». Si tratta di un lavoro complesso. Va anche sottolineato che alle ricerche genealogiche per ottenere la cittadinanza si affianca anche un altro fenomeno in crescita, il turismo genealogico, fatto da chi si muove per accedere ad archivi spinto da bisogni identitari, per riannodare i fili della memoria, alla ricerca delle proprie radici.

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