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Malattia renale cronica, studio rivoluzionario del cremonese Ravani

Intervistato anche dal New York Times: i risultati suggeriscono che le linee guida diagnostiche necessitano di un perfezionamento

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

13 Dicembre 2021 - 05:20

Malattia renale cronica, studio rivoluzionario del cremonese Ravani

CREMONA - Sta facendo molto parlare di sé il professor Pietro Ravani - 57 anni, Maturità al liceo classico Manin, nefrologo di fama mondiale, dal 2008 professore presso la Cumming School of Medicine dell’Università di Calgary - grazie ad un rivoluzionario studio effettuato, con il suo team, sulla diagnosi eccessiva di malattia renale cronica negli anziani, pubblicato sul prestigioso Jama International Medicine. In particolare, la nuova ricerca ha dimostrato che l’attuale soglia diagnostica «etichetta un gran numero di persone come affette da malattia cronica renale, quando, invece, hanno un declino naturale della funzione renale con l’età». I risultati suggeriscono che le linee guida diagnostiche per la malattia renale cronica necessitano di un ulteriore perfezionamento. Insomma, «bisogna stare attenti ad etichettare ogni anziano con ridotta funzione renale come malato cronico renale».


Il professor Ravani riassume così i risultati dello studio: «Quando si diventa anziani, tutti gli organi invecchiano. Un esempio che faccio ai pazienti quando vado in clinica, è il seguente. Lo studente che è con noi e l’accompagnatrice del paziente hanno una pelle bellissima, hanno 35 anni, io ne ho quasi il doppio, la mia pelle è più vecchia. Il paziente ne ha 80, la sua pelle è ancora più vecchia, ma funziona come la mia e non è malata se non ha lesioni. Così accade ai reni, in assenza di danno, ovvio, come la perdita di proteine o sangue nelle urine. Si diventa anziani, i reni perdono massa ogni anno che passa, dall’età di 40 anni in poi noi perdiamo circa l’1% della funzione renale ogni anno. È ovvio che a 60-70 anni il criterio di normalità (la soglia per definire la malattia) non può essere lo stesso di una persona di 20-30 anni. Il problema è che gli studi tradizionali hanno dimostrato che con il ridursi della funzione renale aumenta il rischio di insufficienza renale. Questo è vero. C’è un rischio relativo aumentato. Ma il rischio assoluto dell’insufficienza renale è molto basso per modeste riduzioni della funzione renale, nell’ordine di 1:1000 in 5 anni e si abbassa ulteriormente con l’avanzare dell’età, mentre il rischio di morte è centinaia di volte più alto. Per esempio, supponiamo di andare da Reggio Calabria a Milano. Uno va piedi e uno corre. Chi corre ci mette meno della metà (rischio relativo), ma le due velocità (rischio assoluto) non sono paragonabili a quella di chi viaggia in aereo. L’anziano con modesta riduzione della funzione renale ‘corre’ verso l’insufficienza renale rispetto a chi ha valori sopra la soglia corrente. Purtroppo, il viaggio verso la morte avviene in aereo per entrambi. Ma di questo si preferisce non parlare». La ricerca rivoluzionaria di Ravani ha attirato le attenzioni dei media, tra cui il prestigioso New York Times che lo ha intervistato.

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