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PERSONE CON DISABILITA'. GIORNATA INTERNAZIONALE

Dalla Pole dance alla carrozzina: «Ora combatto i pregiudizi, mai arrendersi»

Dopo l’incidente in palestra del 2019 Simone Bernardi Pirini si mette in gioco e diventa «attivista gentile»

Pierluigi Cremona

Email:

pierluigi.cremona@virgilio.it

03 Dicembre 2021 - 05:15

Dal «palo» alla carrozzella: «Ora combatto i pregiudizi, mai arrendersi»

SAN GIOVANNI IN CROCE - La sua vita è cambiata per sempre il 20 ottobre 2019, quando a causa di un incidente in allenamento in una palestra di Milano, è diventato tetraplegico spastico, a causa della rottura della quarta e della quinta vertebra cervicale. Oggi Simone Bernardi Pirini, 32 anni, originario di San Giovanni in Croce, è diventato attivista e testimonial delle persone con disabilità, partendo da progetti che entreranno nelle scuole della provincia di Cremona.

Dopo l'incidente è stato ricoverato in tre ospedali del nord Italia e il ritorno a casa è avvenuto 9 mesi dopo, ossia nel luglio 2020. Prima dell'incidente viveva a Cremona, dove lavorava come tatuatore nello studio «La casa 92» e praticava con successo la Pole dance. Oggi vive a Sabbioneta con la mamma Monica Schiroli e oltre ad essere grapich designer e illustratore, è diventato giocatore di hockey in carrozzina di serie A1 nella squadra Macron Warriors di Viadana.

simone

Simone Bernardi Pirini prima dell'incidente

Il suo slogan, nella giornata internazionale per le persone con disabilità che si celebra oggi, è «rispondo all'abilismo con progetti di utilità sociale»?
«Sì, abilismo è un neologismo importato dall’inglese ‘ableism’, col quale intendiamo un comportamento discriminatorio che nasce del pregiudizio che i disabili siano inferiori rispetto alle altre persone, associato al presupposto che sia normale avere un corpo normalmente prestante e conforme all’ideale di abilità. A sua volta questo si traduce in estraneità e ostilità nei confronti delle condizioni disabilitanti, considerate una degenerazione del concetto astratto e artificiale di norma».

Per superare questo, cos’ha fatto?
«Come attivista per l’inclusione delle persone con disabilità, questa condizione generalizzata mi dà forza per dare vita a progetti volti ad intervenire per contrastare e prevenire questa cultura pervasiva e discriminatoria, che svaluta e che agisce in maniera indisturbata a livello inconscio. Questo tramite le mie pagine social (Simone Riflesso, nda) e in collaborazione con l’associazione Argilla, realtà del territorio che opera per il rispetto e l’inclusione delle persone con disabilità motorie, cognitive e sociali, con cui sto dando vita a diversi progetti. Argilla è già famosa per alcune attività di formazione e altre iniziative di coinvolgimento e valorizzare persone con disabilità come AbilityChef, la competizione culinaria adattata in collaborazione con Masterchef. Al suo interno, in collaborazione con i suoi attivisti, nell’ultimo anno ho contribuito a dare il via a AbilityBook e AbilityMovie, due gruppi di discussione a tema disabilità, aperti a chiunque. Una volta al mese condividiamo le nostre opinioni in collegamento Zoom, parlando di libri, fumetti, film e serie tv dove compare il tema della disabilitazione e riflettiamo assieme sulle modalità e sulla bontà della rappresentazione mediatica delle diverse forme di disabilità».

Il prossimo passo sarà entrare nelle scuole e parlare a ragazzi delle superiori con il progetto «Giù le barriere».
«È un progetto rivolto a tutte le scuole di primo e secondo grado della provincia di Cremona, grazie alla collaborazione con il Centro di Servizi per il Volontariato, che ci ha inserito nella sua rete di associazioni e col quale stiamo già creando una rete di contatti con le scuole del territorio con i primi interventi nel 2022. Un progetto che ho scritto e di cui mi occuperò in prima persona, che ha lo scopo di sensibilizzare e fornire ai ragazzi gli strumenti per parlare serenamente e in maniera corretta di disabilità, senza averne timore. È importante dialogare e analizzare insieme i meccanismi inconsci che perpetuano stereotipi, pregiudizi e comportamenti negativi nei confronti delle persone con disabilità. Solo attraverso l’educazione e la consapevolezza collettiva si può intervenire vincendo l’ignoranza. C’è in cantiere anche un progetto indirizzato ai professionisti della comunicazione, per sensibilizzarli sull’uso di un linguaggio corretto e delle giuste parole quando si parla di disabilità».

L'incidente ha cambiato irrimediabilmente la sua vita, ma lui, con un carattere forte e ambizioso non si è pianto addosso e ad esempio, ha iniziato a praticare hockey su carrozzina a Viadana.

«Nello sport ero più individualista ma ovviamente ci si adatta. Non sapevo nemmeno io cosa aspettarmi. Ho trovati atleti veri, non atletucci, niente che si possa dire ‘di serie B’ ma veri professionisti. Dopo nove mesi di ricovero, sono andato ad abitare con mia madre a Sabbioneta, purtroppo lontano da affetti e relazioni, ma sono già fortunato ad avere una casa, e soprattutto qualcuno al mio fianco. Le difficoltà sono tante, ma ho mille idee, tanti progetti e tanta voglia di fare, e perdere tempo non è mai stata e non è tuttora un’opzione contemplabile. Non sono un supereroe, non sono straordinario. Semplicemente, faccio con quello che ho. E soprattutto, perché il contesto me lo permette. Questo è il messaggio che dovrebbe passare. Nella vita bisogna prendere posizioni. Per me l’omertà e l’indifferenza non sono un’opzione. Nel momento in cui ci si rende conto di un’ingiustizia, essere contro la discriminazione è un dovere civico e morale. Sono molto lapidario in questo, molto fermo sulle mie posizioni, ma meno radicale nel momento in cui si vuole cercare di cambiare una cultura, lì serve pazienza e predisposizione a dialogare. Mi piace chiamarlo attivismo gentile, cercare di smuovere le coscienze un po’ alla volta, creando punti di contatto e non di rottura».

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