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CREMONA

Caso Garioni: la Cassazione conferma la sentenza a 4 anni

L'ex presidente del Torrazzo calcio e della onlus Cadash Viscontea accusato di violenza sessuale su tre giovanissimi calciatori

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

02 Dicembre 2021 - 14:46

Abusi su baby calciatori, Garioni nega ogni accusa

Giuseppe Garioni all'ingresso della Questura

CREMONA - Ricorso rigettato perché infondato. Condanna a versare 3mila euro alla cassa ammende. E le porte del carcere che si spalancano. La Cassazione ha chiuso il caso e confermato la sentenza a 4 anni di reclusione per Giuseppe Garioni, l’insospettabile ex presidente del Torrazzo calcio e della onlus Cadash Viscontea accusato di violenza sessuale su tre giovanissimi calciatori, tutti stranieri e con famiglie in difficoltà economiche.

Tra il 2012 e il 2016, approfittando del suo ruolo, lui che era considerato "punto di riferimento" dei ragazzini, ne avrebbe abusato, accarezzandoli e toccandoli nelle parti intime negli spogliatoti , al campo del Cambonino, dopo l’allenamento, nel salotto di casa, dopo i compiti pomeridiani. In un caso si spinse oltre (il minore, unica parte civile rappresentata dall’avvocato Cesare Grazioli, è già stato risarcito).

garioni

Giuseppe Garioni

CHI E' GARIONI. Garioni, un passato in politica (fu consigliere comunale nel secondo mandato della giunta Bodini), già funzionario dell’Amministrazione provinciale ha sempre respinto l’odiosa accusa, sostenendo che "i miei segni di amicizia e di affetto sono stati fraintesi". Un arresto (ai domiciliari) shock quello che la squadra Mobile eseguì il 14 dicembre del del 2016. Gli investigatori andarono a prenderlo sul posto di lavoro.

PRIMA SENTENZA DI CONDANNA NEL 2018. La prima sentenza di condanna a 4 anni è del 5 aprile 2018. Difeso dall’avvocato Michele Tolomini, l’ex presidente del Torrazzo calcio si fece processare in abbreviato davanti al gup Letizia Platè, che nella motivazione della sentenza disegnò lo spaccato del contesto sociale nel quale si era mosso Garioni: un contesto disagiato, con le famiglie dei minori in difficoltà economiche. Parlò, il gup, di «vischiosità dell’atteggiamento» di Garioni, il quale, grazie al doppio ruolo di presidente del Torrazzo e della Viscontea, «ha fatto in modo che egli divenisse un punto di riferimento sia per i giovani che per molte delle loro famiglie, che si rivolgevano a lui per ottenere piccoli favori». Come «il pagamento delle bollette, della spesa, il reperimento di un’attività lavorativa».

Inoltre, «le cariche assunte e il ruolo svolto hanno permesso la creazione di molteplici momenti di incontro tra il Garioni e i giovani».

Al Torrazzo, il presidente si dava da fare. Guidava il pulmino con il quale portava i minori agli allenamenti e alle partite. Faceva il guardalinee durante gli allenamenti, puliva gli spogliatoi. Si occupava «dei tesseramenti e delle pratiche amministrative in genere», teneva i contatti con i genitori dei ragazzini. E ai ragazzini regalava piccole somme di denaro: dieci, venti euro magari per comprarsi un paio di scarpe oppure per le loro performance in campo. Soldi «che per i giovani molto spesso sono l’unica fonte di denaro di cui possono disporre in autonomia», osservò il giudice. In questo modo, Garioni esercitò una sorta di supremazia sui ragazzini, "con i quali ha creato un vincolo di dipendenza economica".

Prosegue il gup: «Egli, poi, congiunge questa forma di subordinazione economica ad espressioni d’affetto e/o ad intenti educativi, che di fronte ai giovani non rendono chiaro il significato delle dazioni, che risultano ai loro occhi determinate, in tutto o in parte, dalla volontà del Garioni, più che da un progetto strutturato dell’associazione per aiutate i ragazzi in difficoltà, di cui lo stesso era presidente e da cui traeva i fondi». Garioni «non ha mai utilizzato la violenza fisica per imporre la propria azione».

Il gup aveva insistito sull’abuso di autorità. Il 3 novembre del 2020, la Corte d’appello di Brescia confermò la condanna. Caso chiuso in Cassazione.

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