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LA SENTENZA

Eugenio Zanoncelli condannato all'ergastolo

La Corte lo ha giudicato colpevole dell'omicidio volontario della moglie Morena Designati, malata di sclerosi multipla

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

22 Novembre 2021 - 13:51

Eugenio Zanoncelli condannato all'ergastolo

CREMONA -  Eugenio Zanoncelli è stato condannato all'ergastolo. La sentenza nei confronti dell'operaio è arrivata alle 13.40: il 57enne è stato giudicato colpevole dell'omicidio volontario della moglie Morena Designati, 49 anni, gravemente malata di sclerosi multipla, colpita al volto la sera del 24 giugno 2020 nella villetta in via De Nicola, a Palazzo Pignano. Dunque la Corte presieduta da Anna di Martino ha accolto la richiesta del pm Milda Milli; l’avvocato Maria Laura Quaini, difensore di Zanoncelli, aveva invece chiesto di riqualificare il fatto in omicidio preterintenzionale. Dopo la lettura della sentenza e prima di essere riportato in una cella di Cà del Ferro, Zanoncelli ha pianto davanti al suo avvocato.

LA SENTENZA. La sentenza è arrivata dopo sei udienze e tre ore e mezza di camera di consiglio. Il presidente della Corte d’Assise, Anna di Martino, con il giudice Francesco Sora e i sei giudici popolari (quattro donne e due uomini), ha dichiarato papà Zanoncelli decaduto dalla potestà genitoriale e indegno a succedere ad Andrea, 14 anni, unico figlio della coppia che attraverso l’avvocato Maria Luisa Crotti, curatore speciale, si era costituito parte civile con l’avvocato Micol Parati.

Il padre dovrà risarcire il figlio intanto con 250 mila euro, una provvisionale immediatamente esecutiva. Zanoncelli dovrà risarcire con 5 mila euro suo fratello Roberto che dalla sera del 24 giugno, con la compagna sta crescendo il nipotino Andrea. E con 10 euro a testa, l’anziana madre, i due fratelli e la sorella di Morena. Un risarcimento simbolico chiesto dagli stessi familiari della vittima, parti civili attraverso l’avvocato Alessandro Porchera, «perché ai soldi non siamo interessati, devono andare tutti ad Andrea. A Morena dobbiamo chiedere scusa, perché non l’abbiamo aiutata. In questo sì, siamo colpevoli».

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