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CREMONA

Nipote «stalker» a processo: terrorizzava la zia invalida e sola

La 38enne ora è stata rinviata a giudizio per stalking. Il processo comincerà il 13 aprile del prossimo anno

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

18 Novembre 2021 - 20:35

Nipote «stalker» a processo: terrorizzava la zia invalida e sola

CREMONA - Invalida, sola. Soprattutto, terrorizzata dalla nipote che, per soldi, ogni sera picchiava alla sua porta e la minacciava. Un giorno, quella porta l’ha quasi sfondata. Pur di non tornare a casa, la zia avrebbe vagabondato per le vie della città, dormito sulle panchine dei giardini. La nipote, 38 anni, ora è stata rinviata a giudizio per stalking. Il processo comincerà il 13 aprile del prossimo anno.

I FATTI. I fatti risalgono al maggio del 2020. La storia è riassunta nelle due pagine di querela presentata in Procura contro la nipote dalla zia, una donna che vive sola in una casa dell’Aler. Grazie alla pensione di invalidità e all’assegno di accompagnamento, ha un reddito che le permette di condurre «una vita libera e dignitosa». Soffre di oligofrenia grave, è in cura al Centro psicosociale, da circa vent’anni ogni giorno va in un centro diurno. Segue le prescrizioni di medici, assistenti sanitari ed educatori senza problemi. Nel 2019, la zia fa domanda in Tribunale per avere un amministratore di sostegno. «Perché — lo spiega nella querela — c’è stato un periodo in cui spendevo troppo, soprattutto in abbigliamento». A fine mese, rischiava di non avere i soldi per pagare affitto e bollette.

Il Tribunale nomina amministratore di sostegno Marialuisa D’Ambrosio, l’avvocato che cura gli interessi della donna, ma sarà anche il suo punto di riferimento. La signora ha sì tre fratelli, ma uno è ricoverato in una Rsa, gli altri vivono fuori Cremona e di loro non ha più notizie da anni.

«La mia vita scorreva serenamente fino a pochi giorni fa. Da dieci giorni la mia serenità è cessata». A sconquassarle l’esistenza, è la nipote paterna che «quasi sempre alla stessa ora, viene a bussare con insistenza alla mia porta, minacciandomi e insultandomi. Vuole da me i soldi che io, anche volendo, non potrei mai darle, perché in casa ormai non ho nulla». La zia vive «nell’ansia e nella preoccupazione che mi rompa la serratura o addirittura la porta e che mi faccia del male». Più volte, sotto casa arrivano le Forze dell’Ordine. Le chiama la zia. «Ma appena gli agenti vanno via, mia nipote torna più cattiva di prima, cerca di sfondarmi la porta e minaccia di picchiarmi se non le do i soldi». Nel palazzo tutti sentono le grida di aiuto della zia, i suoi pianti, «ma nessuno interviene».

Il 13 maggio, mercoledì, verso le 17, «temendo che mia nipote mi avrebbe visto tornare a casa, perché mi spia stando seduta sulla panchina del giardino di fronte, mi sono a lungo trattenuta in centro. Avrei voluto dormire in strada piuttosto che tornare a vivere quell’incubo che si ripete ogni sera». Ma quel mercoledì fa freddo. La zia chiama il suo angelo custode, l’avvocato D’Ambrosio, che in auto l’accompagna a casa, «dopo aver avvisato, ancora una volta, la Polizia».

A maggio del 2020 «c’è il blocco sanitario». Al centro, la zia va tre giorni su cinque. «Per paura di trovarmi sola a fronteggiare mia nipote, mi tocca stare in giro a vagabondare. Vorrei andare via da quella casa e far perdere le mie tracce a mia nipote, perché io non ce la faccio più. La mia stabilità nervosa ed emotiva è fortemente a rischio». La zia è rimasta in quella casa. La nipote non si è più vista.

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