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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Le qualità di Cremona e la cruna dell'ago

Le giornate per gli Sdg, l'assemblea di Confindustria, l'inaugurazione del Museo Diocesano: qualcosa si sta muovendo...

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

14 Novembre 2021 - 05:30

Le qualità di Cremona e la cruna dell'ago

Cremona non ama apparire, Cremona non ostenta, Cremona preferisce il basso profilo. Perché? Semplicemente perché è fatta così: né bauscia, né fanfarona. Se davvero esiste un «genius loci», lo spirito di un luogo, il nostro è fatto di sobrietà e discrezione. «Voi cremonesi siete laboriosi, generosi e lieti», ha tratteggiato il nostro identikit venerdì l’arcivescovo metropolita Mario Delpini, dal pulpito della Cattedrale. Qualcuno, fra i presenti, si è stupito per il terzo aggettivo: lieti. Che significa sereni, soddisfatti, felici. Perché non tutti i cremonesi in realtà si sentono così. Anzi, spesso nelle chiacchiere da bar o nei discorsi da marciapiede si affacciano lamento e insoddisfazione. Tanto sono caciarosi i romani, fantasiosi i napoletani e determinati i milanesi, tanto a volte sembrano abbandonarsi a un rassegnato fatalismo i cremonesi. Ma in mancanza di dati oggettivi non bisogna fidarsi troppo delle sensazioni o delle generalizzazioni. Al di là degli aspetti caratteriali, la provincia di Cremona - la lunga striscia di pianura Padana che va da Crema a Casalmaggiore, dalla periferia milanese al confine emiliano - vanta qualità tutt’altro che disprezzabili: innanzitutto, una sicurezza sconosciuta ad altre zone del Paese; poi, una buona tenuta sociale, un benessere ampiamente diffuso, un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale e una vocazione alla solidarietà che è facile definire d’altri tempi.

Poi vengono le eccellenze economiche, dalla filiera agroalimentare alla siderurgia, dal polo della cosmesi al distretto della liuteria. E non mancano le nuove sfide: la rivoluzione digitale, l’innovazione tecnologica, l’ecosostenibilità… I

Pochi conoscono le qualità e le bellezze di Cremona. Però, finalmente qualcosa si sta muovendo

punti deboli sono la scarsa dotazione infrastrutturale (strade, ferrovie, aeroporti, perfino la mai decollata navigazione fluviale) e la ridotta capacità di comunicare all’esterno il proprio valore. Pochi conoscono le qualità e le bellezze di Cremona. Però… Però, finalmente qualcosa si sta muovendo. Solo nelle ultime due settimane la nostra provincia è salita alla ribalta della cronaca per due appuntamenti di rilievo (le giornate per gli Sdg che hanno portato in città la Fao e il Ministero degli Esteri e l’assemblea di Confindustria che ha richiamato due protagonisti della politica nazionale come Carlo Calenda e il ministro Mariastella Gelmini) e altrettanti sono in calendario da qui a fine mese (da ieri la tradizionale Festa del Torrone, dal 26 le Fiere Zootecniche Internazionali).

In mezzo, anche un evento in apparenza di interesse locale come l’inaugurazione del nuovo Museo Diocesano contribuisce a offrire un’immagine di successo del «Made in Cremona»: il restauro dei sotterranei nel palazzo vescovile e la loro trasformazione in un meraviglioso scrigno di arte sacra rappresentano un modello di riferimento assoluto. Tutto merito del bravissimo progettista Giorgio Palù (non a caso acclamato a livello internazionale, da domani - per esempio - inizierà a lavorare per il nuovo auditorium della prestigiosa Lilla Akademien di Stoccolma), oltre che della ferma volontà del vescovo Antonio Napolioni e dei fondi generosamente messi a disposizione da due benemerite Fondazioni, Arvedi Buschini e Cariplo. Il nuovo, elegantissimo, Museo si aggiunge a quell’altra recente meraviglia che è il Campus universitario di Santa Monica. Chi non li ha visitati, colmi la lacuna: avrà l’ennesima conferma di cosa sono capaci Cremona e i cremonesi. In piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria non dovrà cercare una facciata fantasmagorica, ma potrà entrare nelle sale del Museo Diocesano attraverso un’artistica porticina, situata all’estremità del palazzo vescovile. Sobria e discreta, come nel DNA della città. In fondo, non è scritto che al Paradiso si accede attraverso la cruna di un ago?

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