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TRUFFA DA OLTRE 20 MILIONI DI EURO

Reddito di cittadinanza, la maxi indagine è partita da Cremona

Nata lo scorso dicembre l'inchiesta della Guardia di Finanza comandata dal colonnello Sergio Maragoni e coordinata dal pm milanese Paolo Storari

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

11 Novembre 2021 - 16:13

Reddito di cittadinanza, la maxi indagine  è partita da Cremona

CREMONA - Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona e Novara su disposizione della Procura della Repubblica di Milano hanno dato esecuzione a 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei membri di una associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche.

Gli arresti e le perquisizioni condotte nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento, hanno consentito di sventare una truffa di oltre 60 milioni di euro relativa a indebite percezioni del reddito di cittadinanza. Oltre 9.000 le persone denunciate.

DUE DEGLI ARRESTATI SONO RESIDENTI A CREMONA. Tra i 16 finiti in carcere due risiedono a Cremona. Sono: Catalin Tanase, classe 1994, e Claudiu Tanasie, classe 1979, entrambi rumeni.

L'INDAGINE E' PARTITA DA CREMONA. Com’è nata lo scorso dicembre, la maxi indagine della Guardia di Finanza di Cremona comandata dal colonnello Cesare Maragoni e coordinata dal pm milanese Paolo Storari, lo spiega il gip, Teresa De Pascale, nelle 159 pagine di ordinanza di custodia cautelare emessa per 16 persone.

È andata così. A dicembre, il Nucleo di Polizia economico finanziaria di Cremona «ha appreso che cittadini di nazionalità rumena, regolarmente residenti nella città di Cremona, percepivano il beneficio Reddito di cittadinanza sebbene non fossero in possesso dei requisiti minimali, normativamente previsti, per accedere alla prestazione. Mirati e puntuali accertamenti anagrafici, coniugati con le informazioni ricavate dalla consultazione delle banche dati in uso al Corpo, hanno svelato un diffuso sistema di frode che ha trovato evidente terreno fertile, stante i ‘macro’ dati numerici rilevati, nella città metropolitana di Milano. Il protrarsi delle attività investigative ha permesso di accertare che gli autori della frode si identificano in cittadini di nazionalità rumena, la gran parte di questi originari di Craiova e Sadova, Comuni rumeni appartenenti la distretto di Dolj».

In particolare, «è stato accertato - prosegue il gip De Pascale - che cittadini rumeni regolarmente iscritti all’anagrafe della popolazione residente del Comune di Cremona», avevano «dolosamente» inoltrato domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza all’Insp di Milano anziché a quella di Cremona, dichiarando di risiedere, falsamente, nella città meneghina.

Perché all’Inps di Milano e non all’omologo ufficio di Cremona? Perché «altro soggetto appartenente al nucleo familiare risultava già percepire il Reddito di cittadinanza in relazione ad altra domanda presentata all’ufficio di Cremona».

GLI ACCERTAMENTI. Gli accertamenti della Guardia di Finanza si sono estesi ad altri rumeni, «sempre appartenenti a nuclei familiari originari di Craiova e Sadova che nel tempo sono stati cancellati dal Comune di Cremona per dichiarata ‘irreperibilità’ — prosegue il gip De Pascale - e in relazione ai quali, consultata la banca dati Ser.P,I.Co. dell’Agenzia delle Entrate, non risultava che avessero mai stabilito, successivamente a quella data di cancellazione, la residenza anagrafica presso altri Comuni dello Stato».

Compresa la portata del fenomeno, le Fiamme gialle di Cremona hanno chiesto gli elenchi dei cittadini rumeni residenti nonché di quelli irreperibili, ai Comuni di Castelleone, Soresina, Annicco e Casalmorano, «località - osserva il gip - dove è notoriamente radicata, in modo particolare nei primi due, una folta comunità rumena composta da persone originarie di Craiova e Sadova».

L’esame degli elenchi e la contestuale consultazione delle banche dati in uso al Corpo della Gdf, ha permesso di individuare, «a conferma di un fenomeno criminale ‘organico ed unitario’, numerose altre domande di persone residenti in quei Comuni all’Inps di Milano». Tutte persone che hanno dichiarato falsamente di risiedere a Milano. Il gip parla di «elevatissimo numero» di domande di Reddito di cittadinanza: 3.787 domande in relazione alle quali chi ha fatto domanda, ha dichiarato di risiedere a Milano ai seguenti indirizzi: in 686 hanno dichiarato di vivere in piazzale Selinunte; in 618 in via Degli Apuli; in 566 in via Giambellino; in 533 in via Bolla; in 345 in viale Aretusa, in 237 in avi Tracia, in 239 in via Morganitini, in 220 in via Ricciarelli, in 119 in via Lope de Vega, in 99 in via Abbiati, in 69 in via Pascarella.

Ma analizzando, i dati chi ha indagato ha scoperto un’anomalia. Già, perché delle 686 persone che avevano dichiarato di risiedere in piazzale Selinunte, ben 518 hanno detto di risiedere tutte in un unico palazzo al civico 3; 287 in via degli Apuli in un unico condominio, al civico 5; 212 in viale Aretusa, civico 1.

Di anomalia in anomalia, chi ha indagato ne ha scoperta un’altra: i codici fiscali attribuiti in tempo record. «La gran parte di dette persone - annota il gip De Pascale — è titolare esclusivamente di codice fiscale, attribuito solo pochi giorni prima che venisse presentata la domanda di reddito di cittadinanza».

Il gip precisa che «decurtate le domande in relazione alle quali era già intervenuto, nel tempo, un provvedimento di revoca e/o decadenza, veniva stabilito, con riferimento a queste 3787 domande di Reddito di Cittadinanza che alla data del 18 marzo di quest’anno 2822 persone lo percepivano ancora indebitamente».

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