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«Que viva Cuba!»: una mostra per ringraziare i medici cubani

Organizzata in città in omaggio all’aiuto della brigata Henry Reeve: «Portateci materiale»

La Provincia Redazione

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10 Novembre 2021 - 19:53

«Que viva Cuba!»:  una mostra per ringraziare i medici cubani

CREMA - «Que viva Cuba!». Questo il titolo della mostra che verrà organizzata per ricordare il supporto umano e professionale della brigata medica Henry Reeve nei mesi drammatici del primo lockdown.

Il circolo cittadino dell’associazione italiana amicizia Italia Cuba, chiede l’aiuto di tutti i cremaschi per raccogliere materiale da esporre.

PARTECIPAZIONE APERTA A TUTTI. «Organizzeremo questa esposizione – spiega il segretario Fausto Lazzari – col patrocinio del Comune di Crema, la collaborazione artistica del fotoclub Ombriano-Crema e della Pro loco. La partecipazione è aperta a tutti. Il materiale fotografico potrà riguardare Cuba nei suoi vari aspetti (culturali, storici, sociali, paesaggistici). Una sezione apposita sarà dedicata all’esperienza dei medici ed infermieri cubani della Brigata Henry Reeve, che hanno operato a Crema durante la pandemia. Ogni partecipante potrà inviare un numero massimo di tre fotografie in formato digitale».

MAIL E DATI. Il testo della mail di accompagnamento dovrà essere corredato dei seguenti dati: cognome e nome, luogo di residenza, indirizzo di posta elettronica cui inviare le comunicazioni inerenti alla mostra, eventuale contatto telefonico, eventuale titolo o didascalia dell’immagine o testimonianza. I file dovranno essere inviati all’indirizzo: segreteria@fotoclubombriano.it entro le 23 del 28 dicembre.

Un paio di settimane fa il Comune e l’Asst di Crema, insieme all’associazione, hanno già ricordato l’impegno dei 56 medici e infermieri cubani in aiuto ai colleghi cremaschi. Alla brigata è stato infatti intitolato il piazzale adibito a parcheggio che si trova a fianco dell’ospedale Maggiore. L’area in cui, tra il marzo e il maggio 2020 fu allestito dall’Esercito l’ospedale da campo dove lavorarono i cubani. In quelle settimane l’ospedale cittadino traboccava di malati di Covid: 300 pazienti il tetto raggiunto. La struttura provvisoria e l’appoggio della brigata permisero all’Asst di tamponare un’emergenza che rischiava di travolgere l’intero sistema sanitario cittadino e del distretto cremasco.

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