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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La lezione di Valentina e le sfide da vincere

Cremona proiettata sulla ribalta della politica nazionale grazie all'assemblea dell'Associazione industriali

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

09 Novembre 2021 - 05:30

La lezione di Valentina e le sfide da vincere

CREMONA - Dal grigio di una giornata uggiosa, fatta di nuvole basse, pioggia sottile e nebbiolina, ieri mattina è uscito un raggio di luce che per qualche ora ha proiettato Cremona sulla ribalta della politica nazionale. La corsa al Quirinale, le opportunità e i rischi sommersi del Pnrr, l’eterna questione dei ritardi infrastrutturali del Sud della Lombardia, la transizione ecologica e i difficili rapporti fra Stato e Regioni sono solo alcuni dei temi affrontati dall’annuale assemblea provinciale di Confindustria. A dare il «la» a tutte le discussioni è stata la testimonianza di Valentina Rodini, la campionessa cremonese che lo scorso luglio ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi nel canottaggio. Raccontando l’impresa di Tokyo, Valentina ha ricordato la fatica della preparazione, ma soprattutto l’importanza di elaborare un piano e di condividere una sfida. «Sulla barca ci sono due persone diverse che per vincere devono diventare una cosa sola, ragionare con una testa sola e mantenere sempre la massima concentrazione sull’obiettivo», ha sintetizzato Valentina, suscitando l’istintiva domanda di Ferruccio De Bortoli, l’ex direttore del Corriere della sera che ha condiviso il palco con il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, l’europarlamentare Carlo Calenda e il ministro Mariastella Gelmini: «Come Paese possiamo dire di essere tutti concentrati sugli obiettivi da raggiungere grazie al Pnrr? No, la risposta sincera è no», si è risposto De Bortoli. 

"DRAGHI RESTI DOV'È"

Secondo De Bortoli, la politica vive in una sua bolla, lontana dalla realtà, e perfino Supermario Draghi talvolta finisce per accettare compromessi al ribasso, come dimostra il Decreto Concorrenza, «talmente timido da far sembrare i tassisti e i titolari degli stabilimenti balneari i veri poteri forti del Paese». «Ciò che va rifondato in Italia è la classe dirigente», ha tuonato da parte sua Calenda, ricordando di aver lanciato proprio da Cremona il Piano Nazionale Impresa 4.0 nel 2016, quand’era ministro dello Sviluppo Economico. «Peccato che poi il mio successore Di Maio l’abbia smontato…», si è rammaricato,

La politica non è una sfida militare, ma è l’arte del Governo

strappando il primo, convinto applauso a una platea che ha condiviso molte delle sue tesi, a partire dall’idea di lasciare Draghi dov’è, a Palazzo Chigi, perché «se va al Quirinale in Parlamento torna la politica di prima, quella che fa solo rumore perché vince chi urla più forte». Secondo il leader di Azione «la politica non è una sfida militare, unirsi contro qualcuno, ma è l’arte del Governo. Altrimenti finisce che, se sei la destra e vinci le elezioni, poi per governare devi allearti con il M5S della decrescita infelice, ma a quel punto, mi chiedo, che ci fate insieme? Giocate a racchettoni?». Molto meglio, secondo Calenda, che «il Movimento 5 Stelle vada a fare ciò che sa fare, cioè nulla». Altro applauso della platea, evidentemente poco in sintonia con «chi impedisce lo sviluppo del Paese, perché ideologicamente sa dire solo No, dall’energia nucleare alle trivellazioni in Adriatico fino al Tap, il gasdotto che sta sotto il mare e non dà fastidio a nessuno, ma ha avuto bisogno dell’Esercito per poter essere completato».

"IL PNRR NON DIVENTI LA LOTTERIA DI CAPODANNO"

Sul nucleare pulito di nuova generazione «servirebbe meno ipocrisia», ha aggiunto il rettore Resta, sottolineando che «grazie a un sistema universitario che funziona», volendo, «avremmo le competenze che servono» per recuperare il gap con i Paesi più evoluti e uscire dall’attuale dipendenza energetica d’oltreconfine. «Il vero problema – ha denunciato – è che in Italia non sappiamo scegliere chi fa cosa né come». Vale per le scelte economiche come per la formazione: «A chi li facciamo fare gli Its, gli istituti post diploma di alta specializzazione tecnologica che servono per dare risposta alle esigenze delle aziende: all’Università? Agli industriali? A una Fondazione? – si è chiesto il rettore -. Di sicuro non

Meglio un perito con un posto di lavoro sicuro di un disoccupato con la laurea appesa in salotto

devono diventare Accademie, altrimenti poi le famiglie non vogliono che i propri figli laureati accettino certi lavori», convinte che sia meglio un disoccupato con la laurea appesa in salotto piuttosto che un semplice perito, ma con un posto di lavoro sicuro. All’appello del rettore affinché il Pnrr non diventi «la Lotteria di Capodanno, ma il regno delle scelte selettive», a nome del Governo ha risposto Mariastella Gelmini: «La gestione del piano vaccinale da parte del presidente Draghi e del generale Figliuolo dimostra che quando lo Stato fa lo Stato, fissando regole chiare e organizzando una logistica adeguata anziché andar per primule, la risposta è straordinaria». La ministra ha disinnescato anche il conflitto con gli enti locali: «Calenda sostiene che le Regioni incapaci di presentare all’Europa progetti credibili dovrebbero essere commissariate? La Costituzione non lo consente: semmai saranno gli elettori a punire i governanti che perderanno i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea a causa della loro incapacità», ha auspicato la deputata di Forza Italia, convinta che nessuna scelta possa essere calata dall’alto, ignorando le realtà locali e i distretti produttivi, perché «questa non è la stagione degli alibi, ma quella in cui ognuno deve fare il proprio mestiere e assumersene la responsabilità».

"CHIEDIAMO INVESTIMENTI E ATTENZIONE"

Quanto alla richiesta delle Regioni di ottenere fondi extra per compensare le spese sanitarie sostenute durante la pandemia, «a parte il fatto che le Regioni sono state già parzialmente risarcite dalla legge Finanziaria, nessuno pensi che il Covid possa diventare la scusa per splafonare i conti pubblici e continuare a indebitare lo Stato», ha ammonito Gelmini, secondo la quale «senza Draghi alla Presidenza del Consiglio ci sarebbero le elezioni», ma è una prospettiva da evitare, perché «il suo compito a Palazzo Chigi non è affatto terminato. Anzi. Rimesso il Paese in carreggiata, dobbiamo restare dentro la bolla delle cose da fare, a partire dagli adempimenti del Pnrr, visto che finora ne abbiamo evasi solo 29 su 53». Avanti tutta con SuperMario, quindi, senza dimenticare le esigenze dei territori, a partire dalle urgenze richiamate dal nuovo presidente

Cremona-Mantova corridoio essenziale per tutto il Nord Italia: su quest'opera non indietreggeremo

provinciale di Confindustria: «La nostra area necessità più che mai di investimenti e attenzione», ha reclamato Stefano Allegri, sottolineando come «in una Giunta regionale composta da ben 17 assessori neppure uno provenga dalla provincia di Cremona». Per il leader degli industriali, «il gap più evidente, sul quale non è più possibile perdere tempo, è quello strutturale, con connessioni ferroviarie ridotte al minimo e collegamenti stradali che dopo vent’anni di attesa e innumerevoli impegni assunti dalla Regione, ancora attendono il via alla costruzione dell’autostrada Cremona-Mantova. Su quest’opera, non solo un collegamento fra le due città, ma un corridoio essenziale per tutto il Nord Italia, non indietreggeremo», ha ammonito Allegri. Un messaggio forte e chiaro, destinazione Milano. Con la speranza che non finisca nel porto delle nebbie, al termine di una giornata uggiosa, ma illuminata da un raggio di sole, oltre le nuvole basse e la pioggia sottile.

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