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RISCHIO SCIOPERO

Bonomi: "Non evochiamo lo spettro di una lotta di classe servi-padroni"

Il numero uno di Confindustria replica a Landini e chiede al Governo "l'umiltà di ascoltare"

Agenzia Ansa news

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07 Novembre 2021 - 08:28

Bonomi: "Non evochiamo lo spettro di una lotta di classe servi-padroni"

ALBA - «Gli italiani tutto chiedono tranne che andare in piazza. Non è questa la strada giusta». È la prospettiva di uno sciopero generale a dicembre a dividere, ancora, industriali e sindacati. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal Forum della Piccola Industria a Alba, commenta così le parole del leader della Cigl, Maurizio Landini, in una intervista a La Stampa che titola: «Sciopero se non si ascoltano i lavoratori. Draghi rinvia e non risolve i problemi». Poi dal palco dice: «Si ritiene ancora che il ricatto dello sciopero sia un mezzo per ottenere quello che uno chiede, un mezzo che porta a rifiutare ogni confronto con il resto del mondo del lavoro, e poi ci si lamenta. In questa Italia le soluzioni si trovano insieme, non scioperando». Su nodi come il mercato del lavoro, giovani, le donne, «bisogna mettere al centro le persone non evocare lo spettro di una lotta di classe servi-padroni».

A segnare le distanze tra sindacati e industriali è anche il tema degli 8 miliardi previsti per ridurre le tasse: vanno usati, dice Landini, «tutti per aumentare il netto in busta paga per lavoratori dipendenti e pensionati"; «Altro che taglio dell’Irap». Bonomi ribatte: «Molto probabilmente» il leader della Cgil «non ha ascoltato quello che Confindustria sta dicendo da mesi. Più che dichiararlo noi che vogliamo mettere più soldi nelle tasche degli Italiani... Mi sembra veramente che si voglia cercare la polemica, e francamente non ci interessa». L'Irap? «Bisogna eliminare un’imposta odiosa», è la posizione degli industriali ribadita da Carlo Robiglio. E sulla manovra, Bonomi dice: «Per tutti i provvedimenti che coinvolgono imprese e mondo del lavoro, le imprese non vengono ascoltate. Bisognerebbe avere l’umiltà di ascoltare, magari da parte di qualcuno che ha mai lavorato un giorno in vita sua": l'esempio è quello dei «quattro miliardi stanziati per i centri per l’impiego». «Ma chi di voi mai si rivolgerebbe ai centri per l’impiego?», dice alla platea di imprenditori il leader degli industriali. Sottolinea ancora anche il nodo dello stop al patent box. E solleva un nuovo caso: «In legge di bilancio c'è anche una modifica della disciplina della valutazione dei beni e riallineamento del valore fiscale degli asset delle imprese. E' una cosa che non si può accettare», e spiega: «Non si può accettare perché il presupposto per cui questa viene sostanzialmente uccisa è perché il Mef si rende conto la misura ha assunto un valore così importante che non avevano quantificato bene la spesa. Vuol dire che funzionava molto bene. Ma che Paese è quello a cui ad un errore pubblico si rimedia con un danno ai privati?».

Di stretta attualità c'è la forte presa di posizione contro la norma del Dl Infrastrutture che limita drasticamente i trasporti eccezionali: «Uno scivolone, purtroppo doloroso, speriamo venga rimediato al più presto. Di problemi l'industria italiana ne ha già tanti, andarseli anche a cercare credo che non sia la strada giusta». E sul Dl Concorrenza Bonomi: bene il percorso di riforme, ma «ci sono alcuni punti molto critici, uno su tutti è la rimborsabilità dei farmaci equivalenti. Ci sono ancora alcune cose che nell’iter di approvazione vanno messe a posto». Al forum di Alba gli industriali ribadiscono ancora la priorità della crescita. Il presidente della Piccola Industria, Carlo Robiglio, salutato a fine mandato con calore di una platea di 400 imprenditori, riassume un lavoro portato avanti con passione: Piccola Industria, tessuto vivo (rappresenta oltre il 90% delle imprese associate a Confindustria), «in questi quattro anni si è posta l’obiettivo di essere un laboratorio di crescita del Paese». E avverte: oggi «c'è «entusiasmo», «il fattore Pnrr dà slancio, motivazione» ma nei prossimi anni servirà «una crescita sostenibile e sostenuta» altrimenti ci sarà «il concreto rischio di portare i libri in Tribunale come sistema Paese».

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