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CORONAVIRUS. I NODI

Il cuore minacciato dal Covid

Sono state riscontrate anomalie in oltre la metà dei pazienti ricoverati tra il 27 febbraio e il 29 aprile 2020. È aumentato drasticamente il rischio di morte: lo studio condotto all’ospedale Maggiore e al San Raffaele

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

01 Novembre 2021 - 05:35

Il cuore minacciato dal Covid

CREMONA -  Più della metà dei pazienti ricoverati per Covid tra il 27 febbraio e il 29 aprile 2020, è arrivata in ospedale con danni al cuore causati dall’infezione, che hanno aumentato drasticamente il rischio di morte. È quanto emerge da uno studio condotto all’Ospedale Maggiore di Cremona e all’Ospedale San Raffaele di Milano, appena pubblicato sull’European Journal of Clinical Investigation.

La ricerca ha preso in considerazione i dati di 750 pazienti ed è emerso infatti che il 52% di essi presentava livelli anomali di troponina, un enzima che indica la presenza di sofferenza cardiaca. I pazienti con danno cardiaco avevano un rischio triplo di finire in terapia intensiva rispetto a quelli con il cuore sano (26% contro 8,3%) e quattro volte più alto di morire nei tre mesi successivi al ricovero (40% contro 9,1%).

Durante il periodo indicato, nei due ospedali sono stati complessivamente 1.197 i pazienti ricoverati per polmonite da Covid (667 al San Raffaele e 530 a Cremona) ma per evitare risultati falsati sono stati «esclusi a priori dallo studio i pazienti con una causa definita che provoca livelli anormali di troponina, come la sindrome coronarica acuta» puntualizza il primario di Cardiologia del Maggiore, Gian Battista Danzi. L’età media dei pazienti oggetto di studio è 67 anni, il 69% di essi è di sesso maschile.

«Possiamo identificare almeno quattro meccanismi alla base del danno miocardico correlato al Covid — è la sintesi conclusiva della ricerca —. Un’infezione diretta attraverso i recettori Ace-2; uno squilibrio tra il bisogno di ossigeno del miocardio e la sua disponibilità; una coagulazione anomala con disturbi del microcircolo e, infine, la tempesta di citochine». Ovvero quell’eccessiva risposta immunitaria che si osserva nei pazienti Covid più gravi.

STUDI MULTICENTRICI. A tradurre i concetti più tecnici è lo stesso Danzi: «Abbiamo partecipato a diversi di questi studi multicentrici e realizzato una produzione scientifica rilevante — premette —. Oggetto dell’analisi è l’esperienza della fase acuta, partendo da questo marker universale che rileva il danno miocardico. Va precisato che si trattava di pazienti compromessi, dove il livello di troponina e il conseguente danno miocardico era in genere proporzionale alla gravità della malattia. Con sintomi Covid lievi e simili a quelli influenzali, questo interessamento cardiaco è rarissimo. Ma con quei quadri polmonari devastanti, inevitabilmente, la troponina si alzava: per danno diretto del virus, ma molto più spesso per la tempesta di citochine e per la mancanza di ossigenazione dovuta ai polmoni distrutti».

Danzi ribadisce che oggi difficilmente si assiste ad una compromissione cardiaca di questo tipo, ma ciò non significa che la malattia in sé sia meno aggressiva: «Per chi non è vaccinato e prende il Covid ora, gli effetti non sono poi così diversi dal 2020. Perché anche dal punto di vista terapeutico noi abbiamo terapie di supporto, ma non ancora una terapia specifica contro il virus. Certo, rispetto a un anno fa le cose sono migliorate, ma questo perché si arriva prima in ospedale, perché i medici hanno imparato come muoversi e perché nei reparti non c’è la folla di prima. Però il quadro clinico dei pazienti, quando si aggravano, è lo stesso».

Da qui l’importanza della vaccinazione, che Danzi ribadisce affrontando anche uno dei temi al centro delle battaglie no vax da mesi: i possibili effetti dei sieri sul cuore, soprattutto quello dei più giovani. «In base all’esperienza che sto avendo io — spiega ancora Danzi —, gli episodi di miocardite post vaccino sono rari e si tratta comunque di un decorso estremamente blando, benigno, che verosimilmente avremmo anche potuto non diagnosticare in un’epoca non Covid. Ad esempio abbiamo avuto un caso di un paziente, che aveva già avuto un episodio di miocardite due anni prima indipendentemente da Covid e vaccino. Il link fra insorgenza di miocardite e vaccinazione è di tipo temporale, ma sappiamo che a livello universale ci sono da sempre potenziali recidive di miocardite e pericardite. Il punto è che ora c’è un’attenzione molto elevata su questo aspetto e su potenziali sintomi post vaccino».

Inevitabile chiedere se, per il cuore, resta dunque più rischioso il virus rispetto al vaccino: «Per quello che ho visto a Cremona non c’è proprio paragone. E trovo surreale ci sia ancora chi non lo capisce. Io ho fatto la terza dose appena possibile».

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