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Lite per la sosta: «Ho perso le staffe, ma non l’ho minacciato»

Danni all’auto: la verità del padre denunciato per la violenza vicino alla Sacra Famiglia. «Lui ha offeso mia moglie, io ho sbagliato ma non ho detto ti taglio la gola. Chiariamoci»

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

01 Novembre 2021 - 05:20

Lite per la sosta: «Ho perso le staffe, ma non l’ho minacciato»

CREMONA - Riconosce di aver perso le staffe. «Ho sbagliato a rompere gli specchietti della macchina e pagherò i danni. Ho avuto una reazione spropositata, è vero, ma non ci ho più visto». Chiede scusa, ma il papà albanese che un altro papà, Paolo, accusa di averlo minacciato vicino alla scuola Sacra Famiglia, con la frase ‘Ti taglio la gola’, «frase ripetuta anche a mia moglie a e alla mia bambina’», nega la minaccia. E respinge al mittente di aver organizzato una spedizione punitiva: «Io volevo solo chiarire»


Il papà albanese, 32 anni, a Cremona dal 1999 («Mi sono integrato bene, ho fatto le scuole qui»), un lavoro e una famiglia (moglie e due bimbi di 5 anni e 2 mesi), torna al martedì di violenza nei pressi dell’istituto scolastico, in via XI Febbraio. Dove si è scagliato contro l’auto di Paolo, il papà che una settimana prima aveva rimproverato sua moglie per aver parcheggiato sul posto disabili davanti alla scuola .

I FATTI. «Quel giorno mia moglie era un po’ in ritardo e, purtroppo, ha messo la macchina con le doppie frecce davanti alla scuola sul posteggio dei disabili. In auto c’era anche la piccola di 2 mesi — racconta il marito —. Mia moglie è scesa, la maestra le ha consegnato nostro figlio e, purtroppo, quel Paolo all’improvviso è sbucato fuori, dandole della cafona, della ‘romena di... te ne devi tornare al tuo paese’. Alla fine, si sono toccati fisicamente. Lui era robusto, mia moglie è 40 chili. Dalla paura, lei lo ha spinto via, anche perché aveva per mano nostro figlio. La cosa che più mi fa male è che c’erano tutti i genitori con i bambini e nessuno si è messo di mezzo».

La moglie ha raccontato l’episodio al marito. Il lunedì successivo, «sono andato io a prendere mio figlio a scuola — continua l’uomo —. Volevo chiarire la faccenda, ma quel signore non c’era. L’idea era di denunciarlo. Poi abbiamo pensato di lasciar perdere».

Si arriva a martedì. «Mia moglie — prosegue il marito — è andata a prendere nostro figlio a scuola. Io avevo un impegno con un collega, l’ho raggiunta. Sono passato di là, ho visto passare l’auto di quel signore. Ho detto al mio collega di stare in auto. Ho aspettato che quel signore accostasse e facesse scendere sua moglie, che si è incamminata verso la scuola. Volevo fargli una fotografia per accertarmi che fosse lui. Volevo parlargli. Lui ha tirato giù il finestrino, gli ho fatto la foto, mia moglie mi ha confermato: ‘È lui’. Gli ho detto: ‘Puoi scendere che chiariamo la questione?’. E lui: ‘Che c... vuoi’».

Se il papà albanese avesse contato fino a dieci. «Invece, ho avuto una reazione incontrollata, è vero. Gli ho preso gli specchietti e glieli ho tirati giù. Sono poi tornato a prendere mio figlio. C’erano le mamme che avevano visto la scena. Ho chiesto scusa anche a loro. D’istinto ho sbagliato, avrei dovuto denunciarlo prima. Quando siamo andati via, sono arrivate la moglie e la figlia di quel signore. Stavano raccogliendo la plastica degli specchietti. La moglie mi ha chiesto dove fosse suo marito. Le ho detto: ‘ È di là, è dietro’. Ed è finita qui. Poi sono arrivati i carabinieri».

I due papà si sono trovati in caserma. «Mi spiace, gli pago i danni dell’auto, ma vorrei che ci si mettesse attorno ad un tavolo, che ci chiarissimo e che portassimo i nostri bambini a scuola insieme».

L’avvocato Luca Curatti, legale del papà albanese, ha dichiarato: «Abbiamo già da tempo in città diversi problemi in tema di sicurezza, di microcriminalità e degrado. Mi sembra corretto ricondurre l’alveo di quanto accaduto ad una lite e ad un comportamento inurbano del mio assistito, che è certamente da censurare, ma senza alcun dubbio non va ad aggiungere ulteriori tensioni o preoccupazioni in materia di spedizione punitiva o ulteriore criminalità. La vicenda verrà definita nei luoghi preposti con l’auspicio di raggiungere una conciliazione».

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Commenti all'articolo

  • cirio2

    01 Novembre 2021 - 09:40

    Di entrambi io farei un bel : 6 mesi di lavori Socialmente utili così da imparare la civiltà, in questo caso l'albanese ha torto ma perchè l'altra persona di sicuro non è da meglio, di cafoni di tutte le età in città ce ne sono a bizzeffe sempre pronti alla denuncia dopo aver iniziato la "lite", sono pure vigliacchi, lanciano il sasso e nascondono la mano.

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  • Aletti.renzo

    01 Novembre 2021 - 09:03

    Resta sempre il fatto che passare dalle parole ai fatti ce ne vuole....c'è che lo fa velocemente e ce chi ci impiega un po' di più.....

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