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FICTION. ALLARME EMULAZIONE

«Squid game? Quelle sfide sono un pericolo»

Il cremonese Paolo Pedrini, attore, vive a Seoul e commenta la serie tv coreana diventata virale

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

22 Ottobre 2021 - 09:56

«Squid game?  Quelle sfide sono un pericolo»

CREMONA - Con i suoi 111 milioni di telespettatori nei primi 28 giorni di programmazione, Squid Game ha raggiunto il primato di serie tv più vista al mondo sulla piattaforma Netflix. I giovani sono letteralmente impazziti, mentre madri e padri si interrogano. La partita genitori versus figli si consuma davanti al piccolo schermo. Si chiama «effetto Squid Game», la serie televisiva sudcoreana targata Netflix vietata ai minori di 14 anni che sta letteralmente spopolando in occidente.

LA STORIA. La storia è questa: 455 persone, tutte accomunate da vite sregolate e debiti talmente grandi da sembrare impossibili da ripianare, accettano di partecipare allo Squid Game. Vengono quindi portati su un’isola dove tutto ha inizio. Organizza un misterioso uomo mascherato, aiutato da altri uomini mascherati e armati, che nascondono un «dettaglio». Chi perde o infrange le regole, viene ucciso. Alla base del gioco, una serie di sfide per bambini, come «un, due, tre, stella». E poi c’è la promessa: chi arriverà in fondo al sanguinoso torneo, vincerà circa 38 milioni di dollari. Soldi che cadono in un salvadanaio man mano che i giocatori vengono uccisi. Sono tanti soldi e rappresentano una tentazione irresistibile per questi disperati… Costi quel che costi.

Le clip di alcune scene circolano su TikTok, rendendole così accessibili ai bambini più piccoli ed è già allarme emulazione.

I Drama coreani sembrano lontanissimi culturalmente e geograficamente da noi, ma in realtà sono sempre più amati e apprezzati da questa parte del globo.

squid game

Per capire qualcosa in più del fenomeno, abbiamo chiesto a Paolo Pedrini, 32 anni, cremonese che, da due, vive a Seoul e recita in ‘Vincenzo’ altra serie coreana in programma su Netflix e che racconta la storia dell’avvocato Vincenzo Cassano, consigliere della mafia nostrana trasferitosi a Seoul.

«Ho fatto solo una piccola parte. Io faccio un altro lavoro, principalmente, ma da quando sono qui, ho partecipato a diversi programmi tv. Squid Game ha avuto un successo straordinario da subito anche in Korea. Al punto che gli attori sono diventati famosissimi, richiesti dai maggiori marchi coreani mondiali per gli spot. La gente si fa i biglietti da visita in stile Squid Game e ci hanno fatto pure un gusto gelato. Non sono uno psicologo, ma certo è diventato un fenomeno da studiare, che non so a quali risvolti possa portare».

Cosa ci fa un cremonese a Seoul?
«Io mi sono laureato in lingue orientali e in Korea ero venuto spesso negli anni scorsi. Ma tutto è partito nel 2015 quando ero a Venezia per un master e lavoravo par-time anche in uno store. Un giorno in negozio è entrato un signore coreano e io mi sono rivolto a lui nella sua lingua. È rimasto molto colpito, abbiamo fatto due chiacchiere e ho scoperto che lavorava nel mondo dell’entertainment. Era una sorta di agente televisivo. Siamo rimasti in contatto e al mio successivo viaggio in Korea mi ha proposto di partecipare ad un programma tv. Ma io dovevo ancora terminare i miei studi e la prima volta ho rinunciato. Quando poi invece nel 2019 mi sono trasferito a Seoul, è iniziata la nostra collaborazione. All’inizio ho partecipato ad un reality in cui seguivano la giornata tipo di un italiano a Seoul. Il programma è andato molto bene e da lì quasi tutti i mesi partecipo ad altre trasmissioni. Ogni tanto ne faccio una Italiani Vs coreani, poi un’altra in cui sono un insegnante di italiano e cultura italiana. Nel programma, 8 comici devono imparare la nostra lingua e il nostro modo di atteggiarsi per poi andare in un ristorante. Vince chi è più bravo ad ordinare una cena dall’inizio alla fine in italiano con un accento perfetto e con il nostro tipico modo di gesticolare. Non si guadagna molto, i soldi veri si fanno con gli spot pubblicitari. Io comunque mi occupo di altro nella vita, questo lo faccio per divertirmi».

Ma ormai è quasi diventato un attore ‘vero’ vista la scrittura per ‘Vincenzo’.
«Serviva un italiano per un paio di puntate, che recitasse battute nella nostra lingua. E così questo agente che conosco, ha proposto me. È stato particolarmente divertente lavorare su un set di una produzione importante e poi ho conosciuto il protagonista che in Korea è un attore famosissimo».

A Cremona tornerà?
«Certo, c’è la mia famiglia lì. Tornerò a Natale dopo due anni che manco perché sono rimasto bloccato dalla pandemia. Non sono riuscito a rientrare perché non avevo abbastanza ferie per ammortizzare i 15 giorni che fin qui erano richiesti di quarantena. Ora la situazione si sta normalizzando e così a dicembre rientro per le vacanze. So che lì è stata dura. A Seoul, nonostante i 20 milioni di abitanti non c’è mai stato un lockdown totale. Ancora adesso c’è una sorta di coprifuoco, i ristoranti chiudono alle 22, ma non hanno mai deciso per chiusure totali. Ogni tanto poteva succedere che qualche negozio, io lavoro per un marchio che ha 34 store solo in Korea del sud per esempio, potesse chiudere un paio di giorni per sicurezza, ma tutto è proseguito sempre in modo abbastanza tranquillo. Non vedo l’ora di rivedere Cremona. Salutatemi la città e mi raccomando… Non partecipate a nessun Squid Game…».

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