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CREMONA. I NODI DELLA SANITA'

«Per una mammografia attesa di mesi, che cosa succede alla Breast Unit?»

Il sindaco di Gerre, Marchi: «Intanto le pazienti si rivolgono al privato che continua la sua marcia all’ingrasso» . E Degli Angeli attacca

La Provincia Redazione

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21 Ottobre 2021 - 06:04

«Per una mammografia attesa di mesi, che cosa succede alla Breast Unit?»

Gli assessori Burgazzi, Pasquali, Manfredini, Viola indossano le spille con il nastro rosa in segno di sostegno alla campagna nazionale per la prevenzione del tumore

CREMONA - Emerso con toni anche molto forti nel corso dell’ultimo consiglio comunale in occasione del dibattito sul nuovo ospedale, il malumore della politica locale nei confronti della gestione della sanità locale, e in particolare del dg dell’Asst Giuseppe Rossi, non si placa.

Sia il sindaco di Gerre de’ Caprioli, Michel Marchi (area Pd), che il consigliere regionale Marco Degli Angeli (M5S), partono dalla campagna nazionale per la prevenzione del tumore al seno, a sostegno della quale lunedì in sera in Consiglio Fabiola Barcellari aveva distribuito delle spille rosa, indossate da consiglieri e assessori.

«Sensibilizzazione forte e giusta — sottolinea Marchi —. Ma che cosa sta succedendo, per esempio, alla Breast Unit (o Area donna) di Cremona? La politica locale non può non sapere che ad agosto hanno abbandonato l’ospedale tre radiologhe di Senologia lasciando, di fatto, il reparto sguarnito e inesperto. E oggi per prenotare una mammografia, anche i pazienti con problemi già insorti devono attendere mesi. La previsione della Direzione pare essere quella di non investire più su questo reparto, andando progressivamente a depotenziare anche la Radiologia, l’Oncologia e la Chirurgia. E questo in una delle zone storicamente e numericamente con un tasso di tumori tra i più alti in Italia e in Europa. E nonostante la prevenzione su questo genere di tumori abbia dimostrato effetti positivi maggiori di ogni altro intervento. Nel frattempo — polemizza Marchi — le pazienti si rivolgono al privato che continua la sua marcia all’ingrasso, visto che neanche nella riforma della Legge 23 si è riusciti ad obbligarli anche alle prestazioni meno remunerative».

Marchi poi mette in fila altre situazioni: «Parliamo per esempio del reparto di semi-intensiva Covid, per il quale l’ospedale ha preso i fondi e forse vedrà la luce tra due anni (quando dovrà traslocare nel nuovo ospedale); parliamo dell’Unità complessa di Ostetricia e Ginecologia all’Oglio Po chiusa dal venerdì sera al lunedì mattina, che contro la legge non pratica l’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della 194; parliamo anche del nuovo ospedale: una scatola vuota, senza una logica di servizio pubblico. E la politica che fa? Nulla si muove: silenti davanti ad un processo di privatizzazione avviato da tempo, disastroso per i cittadini. La politica si spogli delle comodità del palazzo, torni in strada a manifestare con le forze sindacali per esempio, per dire che il territorio cremonese è stanco di essere svenduto e che la nostra salute non è merce di scambio. Basta con i compromessi».

Degli Angeli punta il dito sul livello regionale, dove «il centrodestra non smette mai di fare propaganda, nemmeno in un momento delicato e fondamentale come quello della riforma sanitaria. Ritengo sia giusto e doveroso fare campagne di sensibilizzazione su un tema importante come la prevenzione al tumore, purché questa campagna di sensibilizzazione non avvenga solo in aula. Mentre l’ospedale di Cremona, infatti, tra esternalizzazioni, depotenziamenti dei reparti di Radiologia, Oncologia e Chirurgia e fughe dai reparti rischia di diventare una scatola vuota, ogni 10 minuti a una donna viene diagnosticato un cancro al seno. Lavorare sulla prevenzione diventa quindi importante, ma per farlo è necessario partire da una strutturata Sanità territoriale dove i medici, gli ospedali e i centri di ricerca siano il motore trainante della diagnosi precoce e quindi della salvaguardia della salute. Dati alla mano, in tutta la Lombardia, rispetto al 2019, nel 2020 il numero delle mammografie o più in generale il numero degli esami oncologici è crollato in modo drastico toccando punte del 70% in meno. Per le mammografie il calo in Lombardia è del 40%. Questo deficit — sottolinea Degli Angeli — ha causato la non diagnosi di circa 500 casi. Un’enormità».

Aggiunge Degli Angeli: «Attualmente, Regione Lombardia non garantisce un equo e garantito accesso agli screening. Basti pensare che chi può pagare 80 euro dal privato è in grado di effettuare una mammografia in due giorni, ma se invece ci si rivolge al pubblico, le attese slittano fino a 8 o 9 mesi. Questa è eccellenza?».

Durante il dibattito in Consiglio critiche a Rossi erano state portate dal medico Riccardo Merli che aveva posto una serie di questioni: dal ruolo del nuovo ospedale in relazione alle strutture intermedie, agli investimenti sul personale, all’assenza di dati epidemiologi e sanitari su cui basare la programmazione. «A queste domande finora non è stata data risposta esauriente da parte degli amministratori della nostra Asst e soprattutto dall’attuale Dg Rossi». Dg che per il capogruppo di Fratelli d’Italia, Marcello Ventura, «pensa di essere l’imperatore assoluto».

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Commenti all'articolo

  • themitch

    21 Ottobre 2021 - 07:43

    Quando scelgono i DG non devono solo guardare le conoscenze e le raccomandazioni tipiche di un sistema marcio come quello italiano, invito chiunque a fare una ricerca sulla "carriera" dell'attuale DG per capire che già ha affossato altri ospedali prima di arrivare qui.

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