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CORONAVIRUS: GLI ANZIANI

Grido d’allarme delle Rsa: «Sempre meno personale»

Preoccupa la fuga degli infermieri. Montini: «Alzare gli stipendi o inizieremo a chiudere i reparti»

Elisa Calamari

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08 Ottobre 2021 - 06:10

Grido d’allarme delle Rsa: «Sempre meno personale»

CREMONA - Nella vicina provincia di Piacenza è scoppiato il «caso Rsa», con la Uil-Fpl che chiede una urgente riforma del sistema socio-sanitario e una task force fra Ausl e strutture per fare fronte ad un sistema troppo vulnerabile e in particolare alle carenze infermieristiche; nel Cremonese non va meglio e il presidente dell’Arsac, Walter Montini dice che è fondamentale «mettere mano alle remunerazioni», anche per evitare la continua fuga di operatori sanitari verso il contratto pubblico. Nella provincia emiliana a sollevare la questione sono stati Gianmaria Pighi e Agostino Zanotti di Uil Fpl: «Le case di riposo si sono scontrate con un’emergenza sanitaria mondiale dove gli operatori sono stati costretti ad affrontare una situazione caratterizzata dall’ampia disparità tra risorse disponibili e la necessità di assistenza sanitaria. Il virus ha infatti evidenziato una superata organizzazione territoriale e residenziale, tuttora ancorata a processi assistenziali di base verso un target di utenza ormai scomparso nelle case protette. La crisi innescata e questa situazione, hanno reso piuttosto evidente quanto sia vulnerabile la nostra rete di protezione per anziani non

Il contributo regionale forfettario sino ad ora previsto non risulta essere più adeguato rispetto all’aumento dei bisogni dell’anziano. Se non ci sarà una rivisitazione anche di questo dato si prospetterà, oltre ad una sovraesposizione del personale, anche una maggior distanza tra realtà ed attenzione alla qualità del servizio

autosufficienti. Una debolezza destinata a moltiplicarsi se non si decide di intervenire subito, su di un’offerta di Welfare di cui oggi si parla ancora poco». Parlano di riorganizzazione complessiva dell’intero sistema, ma anche di nodi operativi che quotidianamente concorrono ad affaticare le Rsa e gli standard di personale. «A livello regionale e locale si continua ad applicare, per il calcolo del personale, uno strumento obsoleto ed inadeguato come il Case mix – spiegano –, un modello che calcola la complessità assistenziale in modo oggi non più rispondente alle reali necessità degli anziani ospiti. Ci sono modelli alternativi, tuttavia la nostra Regione insiste su questa modalità, certamente meno gravante sull’economia del Fondo per la non autosufficienza, dovendo rimborsare meno personale rispetto a quello di fatto necessario. E come se non bastasse l’Ausl paventa rimodulazioni al ribasso, per rispondere ai contratti di servizio in essere e all’estrema difficoltà di reperire infermieri». Proprio la carenza di infermieri viene definita «un problema molto serio per la tenuta del sistema sanitario e socio-sanitario, visto l’insufficiente ed immodificato numero chiuso nelle università e la migrazione all’estero di professionisti». Nelle case di riposo il problema è ancora maggiore a causa delle più svantaggiate condizioni rispetto ai colleghi dell’azienda sanitaria. Dal sindacato puntualizzano che ad oggi mancano una risposta politica e la costituzione di una task force stabile che aiuti le strutture, in forte difficoltà visto il continuo attingere infermieri: «Come si può prospettare una revisioni dei Case mix, al ribasso, da parte dell’Azienda sanitaria, se non si trovano infermieri per adeguare la situazione? Abbassare il parametro significherebbe ridurre, così prevede la norma sull’accreditamento, anche tutti gli altri standard assistenziali, arrivando al paradosso di un esubero di alcune professionalità senza diminuzione concreta dei carichi assistenziali». Non solo: «L’emergenza infermieristica di oggi sarà quella del personale oss di domani, la cui offerta inizia a scarseggiare. La correzione degli standard del personale insieme all’organizzazione da rivedere, richiamano con forza anche la necessità di rivedere il sistema di remunerazione socio-sanitario. Il contributo regionale forfettario sino ad ora previsto non risulta essere più adeguato rispetto all’aumento dei bisogni dell’anziano. Se non ci sarà una rivisitazione anche di questo dato si prospetterà, oltre ad una sovraesposizione del personale, anche una maggior distanza tra realtà ed attenzione alla qualità del servizio».

Un richiamo al confronto e alla riforma che, sul fronte cremonese, Montini condivide appieno: «Se una caposala col contratto Uneba prende 1.200 euro e con il contratto enti locali 1.500, è evidente che continueremo ad assistere ad uno spostamento. La carenza di infermieri c’è anche nella nostra provincia e se non si mette mano anche alle remunerazioni assisteremo piano piano ad obbligate chiusure di alcuni reparti per carenza di personale».

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