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L'ASSEMBLEA DI FEDERACCIAI

Il monito di Arvedi: "Energia troppo cara, è concorrenza sleale"

L’imprenditore: «Stiamo pagando il doppio rispetto agli Stati del Nord: il contraccolpo sarà duro»

Andrea Gandolfi

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agandolfi@laprovinciacr.it

07 Ottobre 2021 - 14:32

Il monito di Arvedi: "Energia troppo cara, è concorrenza sleale"

Il Cavaliere Giovanni Arvedi

RHO/CREMONA - L’aumento dei prezzi dell’energia, che «mi auguro sia temporaneo», avrà «un impatto forte sulla produzione

In casa nostra la produzione avrà un contraccolpo non da poco, mentre la trasformazione del prodotto avrà un impatto relativo

siderurgica. Perché la produzione, quindi la trasformazione del prodotto - sia esso minerale, carbone o rottame - ha come riducente l’energia elettrica». Lo ha detto ieri Giovanni Arvedi, fondatore e presidente del colosso siderurgico cremonese, parlando a margine dell’assemblea di Federacciai, la federazione che rappresenta le imprese siderurgiche italiane, tenuta a Fieramilano Rho nell’ambito della Fiera internazionale Made in Steel. «Non voglio esprimere un giudizio per conto degli altri e su quello che succederà nei bilanci degli altri — ha proseguito Arvedi —. In casa nostra la produzione avrà un contraccolpo non da poco, mentre la trasformazione del prodotto avrà un impatto relativo». Arvedi ha ricordato di avere più volte chiesto in Comunità europea che «il prezzo dell’energia sia più europeo; quindi che ci sia un mercato dell’energia europeo e un prezzo dell’energia accessibile a tutti i 29 Paesi europei in uguale misura». «Non è così - ha aggiunto - perché il costo dell’energia del nostro Paese è quasi il doppio di quello che pagano gli altri Paesi del nord Europa. Questa é una situazione iniqua e una concorrenza sleale, un atto di discriminazione».


L’allarme prezzi è stato condiviso anche dal presidente di Federacciai, Alessando Banzato: «L’aumento dei volumi di

Le recenti impennate dei costi del gas e dell’energia elettrica potrebbero frenare, se non compromettere, il trend positivo dell’economia italiana ed europea

produzione è stato accompagnato da una forte crescita dei ricavi trainati dalla tonicità della domanda, e dal forte aumento di costo delle materie prime e delle altre principali voci di spesa. Attenzione, però: le recenti impennate dei costi del gas e dell’energia elettrica potrebbero frenare, se non compromettere, il trend positivo dell’economia italiana ed europea». Intervenendo ai lavori dell’assemblea, è stato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a fare una puntuale analisi sul settore. «Parlare di acciaio significa affrontare il tema del cuore della manifattura — ha sottolineato —. È bene avere un’industria nazionale dell’acciaio, ma questo non era scontato». Tema centrale è stato anche il piano nazionale sull’acciaio, sul quale «il Governo sta riflettendo; ma ci sono tantissime variabili e molte matasse che vanno sbrogliate: come ad esempio le situazioni di Taranto e Piombino. Lo Stato e il pubblico devono fare la loro parte da azionisti in modo serio, e devono esigere la stessa serietà anche dalla parte privata. A Taranto questo si inizia a vedere in modo serio, e auspico che inizi a vedersi anche a Piombino. Noi siamo aperti a tutti coloro che vogliono agire in modo serio». Sulla necessità di dar vita al piano nazionale sull’acciaio, ha espresso la sua posizione anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: «Dopo tanto parlarne, ora serve un piano efficace. Abbiamo un quadro in cambiamento - ha aggiunto - ma non ci possiamo esimere da una scelta sulla siderurgia italiana. L'industria é attenta all’ambiente e condividiamo gli obiettivi, ma devono avvenire nell’ambito di una governance mondiale con degli obiettivi realizzabili. Noi teniamo all’ambiente, siamo campioni europei nel recupero e nel riciclo ma questo non viene mai evidenziato. Tutta questa transizione non può avvenire a danno dell’industria italiana».

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