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L'ANALISI DEL DIRETTORE

Arvedi-Terni: "La visione e l'orgoglio"

L'acquisizione dello stabilimento Thyssenkrupp scrive una nuova pagina di storia dell’economia cremonese e nazionale

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

17 Settembre 2021 - 06:25

Arvedi-Terni: "La visione e l'orgoglio"

CREMONA - L'acquisizione del pacchetto di maggioranza della Thyssenkrupp Acciai Speciali di Terni da parte di Finarvedi non rappresenta solo una brillante operazione finanziaria, ma scrive una nuova pagina di storia dell’economia cremonese e nazionale. Si trattasse di calcio, si parlerebbe di un clamoroso colpo di mercato. Nel mondo imprenditoriale – meno portato all’enfasi – costituisce un punto di svolta negli equilibri di uno dei comparti chiave della produzione industriale: la siderurgia. Un progetto di tale portata, è chiaro, non si improvvisa: prima si pensa, poi si pianifica e solo in terza battuta - se possibile - si realizza. Ed è esattamente ciò che ha fatto il gruppo di piazza Lodi, battendo la concorrenza di importanti competitor italiani e stranieri, primo fra tutti il Gruppo Marcegaglia di Gazoldo degli Ippoliti.

È stato quasi un derby fra vicini di casa, cremonesi contro mantovani. E Finarvedi se lo è aggiudicato grazie a tre carte vincenti: innanzitutto, la credibilità, le relazioni maturate in mezzo secolo di attività e la grande visione imprenditoriale del cavalier Giovanni Arvedi. In secondo luogo, la perseveranza e la capacità di mediazione di Mario Caldonazzo, l’erede designato, amministratore delegato del gruppo e instancabile motore di una trattativa delicata e complessa, giocata fra Roma e Dusseldorf, alla ricerca del giusto punto di equilibrio fra le richieste della proprietà uscente, le aspettative dei lavoratori e le esigenze di riorganizzazione del sito che si imporranno per rimettere in equilibrio gli ultimi conti in rosso. Il tutto sotto il pressing del Governo, che ha sempre tifato per una soluzione italiana, considerando la siderurgia un comparto strategico per lo sviluppo del Paese, pur senza mettere in campo risorse concrete, per non incorrere nel peccato capitale dell’aiuto di Stato, vietato dalle leggi europee. La terza carta vincente è stato il know how, quell’insieme di competenze e di tecnologie che il Gruppo Arvedi ha maturato non solo in termini di qualità del prodotto lavorato, ma anche della sostenibilità ambientale, a partire dalle gestione delle scorie di produzione. 

Tutte le parti in causa sono riuscite a trovare la quadratura del cerchio l’altra notte, ma l’operazione potrà dirsi ufficialmente chiusa soltanto nel 2022, tali e tanti sono i passaggi ancora necessari per definire il trasferimento delle quote azionarie e delle leve di comando della «nuova» Terni, a partire dall’indispensabile via libera dell’Antitrust. Se niente si metterà di traverso, Cremona diventerà a tutti gli effetti la capitale assoluta della siderurgia, completando il ciclo di produzione e di trasformazione delle due grandi filiere del settore: l’acciaio a carbonio e l’acciaio inox. Tutt’altro che irrilevante in questo la scelta di Thyssenkrupp di mantenere una propria quota azionaria nella Spa umbra: significa riconoscere pari dignità e statura internazionale a Finarvedi, ma anche innescare sinergie in grado di fare la differenza sul mercato globale. Un vero capolavoro da parte del più importante gruppo industriale cremonese. Un ulteriore motivo di orgoglio per l’intero mondo economico provinciale. 

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