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MOBILITA' ECOLOGICA

Smog: «Salviamo Crema, ci vuole l'area C»

Proposta della Fiab, il presidente Severgnini: «Il modello è Milano. Euro zero fuori dal centro»

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

04 Ottobre 2021 - 06:00

Smog: «Salviamo Crema, ci vuole l'area C»

CREMA - Eliminare una fonte altamente inquinante, cercare di fare la propria parte nel miglioramento della qualità dell’aria, diminuire il traffico di veicoli in centro e, di conseguenza, liberare spazi per ciclisti e pedoni.

Con queste motivazioni, la Federazione ambiente e bicicletta, dopo la proposta di pedonalizzare per intero piazza Giovanni XXIII, chiede al Comune di valutare l’istituzione di un’area C, sul modello di quella milanese, per mettere fuori legge i veicoli a motore più inquinanti, almeno nel centro cittadino.

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La zona dovrebbe comprendere la parte dell’abitato racchiusa nella circonvallazione, dunque sarebbe be più vasta dell’attuale area a traffico limitato, controllata dagli otto varchi. Finirebbero al bando le auto e gli altri mezzi a motore Euro 0, compresi i tanti scooter che ancora circolano. Modelli che hanno una ventina d’anni almeno. In città se ne contano diverse centinaia: 

Sono altamente inquinanti e dunque dannosi per la formazione delle polveri sottili e di quelle ultrasottili Pm 2,5

«Sono altamente inquinanti e dunque dannosi per la formazione delle polveri sottili e di quelle ultrasottili Pm 2,5» – sottolinea Davide Severgnini, referente Fiab.

La proposta non sembra di semplice realizzazione. C’è innanzitutto il problema legato ai costi e ai controlli. Severgnini si dice convinto che, sfruttando le tecnologie a disposizione, in primis il gran numero di telecamere che ormai sorvegliano il territorio, non dovrebbe essere complicato verificare il rispetto del divieto di circolazione degli Euro 0 all’interno del perimetro dell’area C.

«Basterebbe attrezzarsi con un software di gestione – prosegue – in grado di individuare e sanzionare i veicoli fuorilegge: da tempo chiediamo al Comune di muoversi in questo senso, ma non troviamo terreno fertile. Sappiamo tutti che queste iniziative possono avere un’efficacia se diffuse a livello almeno regionale, e che i comuni possono agire solo limitatamente, ma il blocco forzato dei mezzi particolarmente inquinanti (sino agli Euro 3, ndr) è già inserito nei dispositivi regionali in vigore in tutte i capoluoghi, are urbane e maggiori città lombardi. Non capiamo perché Crema non abbia aderito. Se proprio si ritiene eccessivo istituire simili limitazioni 365 giorni l’anno, che almeno i provvedimenti vengano presi nei periodi tradizionalmente più complicati a livello di inquinamento atmosferico o nelle giornate immediatamente successive agli sforamenti. Ricordiamoci, inoltre, che il dato che viene quotidianamente comunicato in merito alla concentrazione delle polveri sottili è una media calcolata sull’intera giornata. Ci sono ore e zone della città, dove le concentrazioni sono elevatissime, penso ad esempio alle colonne di veicoli che si formano sulle principali strade in concomitanza con gli orari di ingresso e uscita degli studenti».

Da una stima risalente a due anni orsono, i residenti in città possedevano oltre 20.227 auto. Numero che, opportunamente trasformato, portava a un tasso di motorizzazione di 588 auto ogni mille abitanti. La media nazionale era di 685 automezzi, sempre per ogni mille abitanti, che è tra le più alte in Europa. Da considerare che su Crema gravitano ogni giorno decine di migliaia di persone provenienti dal territorio, in primis gli oltre 6 mila studenti delle superiori.

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