Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL FOOD&SCIENCE FESTIVAL

Agricoltura, «Più innovazione e ricerca»: ecco la strada per il futuro

A Mantova la road map del presidente di Confagricoltura Giansanti: l’orgoglio e le sfide del settore

Andrea Gandolfi

Email:

agandolfi@laprovinciacr.it

02 Ottobre 2021 - 06:25

Agricoltura, «Più innovazione e ricerca»: ecco la strada per il futuro

I presidenti Crotti (Confagri Lombardia e Libera), Cortesi (Upa Mantova) e Giansanti (Confagri)

MANTOVA - È troppo presto per dire se sarà una splendida primavera o «l’inverno del nostro scontento», come ha detto Vincenzo Lenucci evocando un’immagine shakespeariana, ma la nuova stagione dell’agricoltura è sempre più vicina e non si può arrivare impreparati all’appuntamento.

E proprio sulle sfide della ‘nuova stagione’ si concentra la quinta edizione del Food&Science Festival promosso da Confagricoltura Mantova nella città virgiliana.

GUARDA IL VIDEO

Tre giorni (ieri l’inaugurazione, domani la conclusione) per un viaggio che rischia di non avere futuro se non si darà finalmente alla conoscenza e all’innovazione lo spazio che meritano. Temi che hanno attraversato il programma di ieri, nel quale non sono mancati gli approfondimenti sulla nuova Pac — «Non ci è mai piaciuta e non abbiamo cambiato idea», ha detto il presidente nazionale Massimiliano Giansanti — e sulle nuove regole della competizione nei mercati. A delineare la road map per il sistema agroalimentare italiano è stato in chiusura di giornata lo stesso Giansanti, a Mantova insieme al vicepresidente nazionale Matteo Lasagna e al leader dell’Unione provinciale Alberto Cortesi nelle vesti di padroni di casa, al presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Riccardo Crotti, e al vicepresidente della Libera Amedeo Ardigò.

trio

Lasagna (vicepresidente Confagri), Giansanti, Crotti e Ardigò (vicepresidente Libera)

«Tutti i tipi di agricoltura meritano rispetto, ma è chiaro che non sono (e non siamo) tutti uguali — ha sottolineato il leader di Palazzo della Valle —. Noi facciamo parte di quella minoranza (il 5%) che coltiva più di 5 ettari e produce la maggior parte del cibo per l’Italia. Le dimensioni e la capacità di stare sul mercato fanno la differenza (infatti i ‘piccoli’ si aggregano), e per vincere la sfida in scenari internazionali sempre più competitivi è indispensabile spingere l’acceleratore sulla produttività e la competitività. Il nostro modello è quello dell’agricoltura professionale italiana». Per il quale è normale diffidare di una linea d’azione interessata quasi esclusivamente alla sostenibilità ambientale. «Su questo fronte, diamo e vogliamo continuare a fornire il nostro contributo. Ma questo va fatto all’interno di una strategia nazionale più complessiva, perché gli agricoltori non possono essere lasciati da soli». Dunque, questa strategia va resa esplicita.

trio

Andrea Belloli (direttore della Libera), il presidente Riccardo Crotti e il vice Amedeo Alfredo Ardigò

«Nel mondo cresce la polarizzazione verso sistemi di imprese agricole sempre più grandi e integrate con altri segmenti (come la finanza, ma non solo). L’Italia e l’Unione Europea devono prenderne atto. Accettare l’evidenza secondo la quale non si regge la sfida con fattori produttivi profondamente diversi: c’è chi sta andando troppo più velocemente di noi. La corsa sulla sostenibilità si ritroverà priva di fiato senza politiche compensative che permettano di tenere il mercato: ad esempio, strumenti fiscali che riconoscano e premino i benefici assicurati all’ambiente. Il vero problema — ha sottolineato Giansanti — è che sia in Italia che in Europa manca una visione. La nostra mission è garantire cibo. Per continuare a farlo dobbiamo aumentare produttività e competitività; ma si potrà fare solo puntando sulla scienza, la ricerca applicata, l’innovazione, la meccanizzazione e le migliori tecnologie. Questa è la battaglia di Confagricoltura. E anche ai nostri associati diciamo che non ci sono alternative realistiche e che solo così potremo coniugare al meglio produzione, reddito e impatto ambientale positivo. Dobbiamo innovare e farlo per primi, mettendoci così nelle condizioni di intercettare occasioni di reddito al momento inimmaginabili. Non tutti la pensano come noi; sono però convinto che le organizzazioni di rappresentanza abbiano il compito e il dovere di indicare le strade che garantiscono il futuro delle imprese. Confagricoltura vuole per il settore primario un futuro di successo, di ulteriori traguardi per il made in Italy e di completa autosufficienza alimentare del nostro Paese. Se sono obiettivi condivisi dal Governo, noi ci siamo; diversamente faremo la nostra strada».

I segnali che arrivano dall’Europa non sono incoraggianti. «C’è chi vede l’agricoltura solo come mezzo di sussistenza e tutela ambientale, ma non come impresa. Quello non è il nostro mestiere e non ci interessa: possiamo fare altro in Italia e gli imprenditori agricoli all’estero, ma resteremo orgogliosi protagonisti. Troveremmo logico essere ascoltati, o quantomeno interpellati, in sede di preparazione del piano strategico nazionale. E invece, a tre mesi dalla scadenza fissata per la consegna del documento a Bruxelles, nessuna organizzazione del settore è stata ancora convocata al Ministero. Il fatturato, i prodotti e l’occupazione che garantiamo all’Italia meriterebbero una considerazione diversa. Almeno un grazie; di certo, non l’indifferenza».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400