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CREMONA. LA MANIFESTAZIONE

Le Invasioni Botaniche: tour tra gli stand

Le storie dei florovivaisti, degli agricoltori e degli artigiani che espongono tra le vie del centro

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

19 Settembre 2021 - 06:25

Le Invasioni Botaniche: tour tra gli stand

CREMONA - Passione, possibilità di immaginarsi un’altra vita, narrazioni di anime e corpi che creano mondi colorati e recuperano tradizioni, antichi saperi: c’è tutto questo e molto di più dietro le storie dei florovivaisti, degli agricoltori e degli artigiani che espongono a Le Invasioni Botaniche.

A Stefano Guarneri di Bluegreen brillano gli occhi quando mostra l’alga Marimo, un’alga giapponese da conservare immersa nell’acqua, oppure quando spiega l’arte del Kokedama, un modo insolito per coltivare piante utilizzando una palla di argilla, ricoperta di muschio.

Vanni Donzelli mostra le sue ceramiche in gres, vasi cotti ad alta temperatura e decorati con smalti e colori unici creati appositamente. Nelle sue parole c’è l’antico mestiere del lavorare la terracotta, come per Antonio Subbicini dell’Antica fornace del Colle che mostra i vasi: «Fatti a mano e cotti in una fornace a legna — spiega con orgoglio —. L’azienda ha 160 anni, l’attività l’ha avviata mio bisnonno. Guardi su Internet, c’è tutta la storia». E di colpo, passato, presente e futuro sono un’unica cosa.

È un tripudio di colori e forme lo stand di Patrizia Magnani di Ghibly Creazioni: cactus, casette degli gnomi, fiori di maglia fatti all’uncinetto: «Mi piace la natura e tutto ciò che la riguarda, tengo corsi di arte creativa e adoro lavorare all’uncinetto, così ho unito le mie passioni e ne ho fatto una professione».

La natura e i suoi prodotti, per Stefania Ricco e Massimo Casartelli di Italbenessere, è una inesauribile fonte di superfood: «C’è un rimedio naturale per ogni esigenza del nostro corpo — spiegano —. L’aloe è ottima per lo stomaco e l’intestino, il mirtillo è un toccasana per le vie urinarie, mentre l’alga spirulina è un rimedio alla stanchezza cronica».

 

Creare e non sprecare, nel segno dell’inclusione. E così, presso lo stand della Cooperativa Gamma, Vanessa Corazza spiega il progetto: «Il recupero di vecchi vestiti — racconta — che riutilizziamo creando manufatti, borse, cuscini unici e il frutto di materiali riadattati dai nostri ragazzi».

Nel segno dell’inclusione si pone anche la Cascina San Marco di Tidolo, in cui i ragazzi di Fondazione Sospiro realizzano marmellate, mettendo a frutto le loro abilità, spiegano Claudia Brunellie Gloria Bonetti.

Sul grande prato della fontana di piazza Roma, Natale Ramponi guarda le sue rose e confida: «Per non farle morire bisogna fare quattro semplici cose: bagnarle, concimarle, potarle e togliere i fiori secchi». E le sue parole trovano concretezza poetica nelle rose del suo vivaio.

Luca Massi quasi si confonde fra le casette colorate e le sagome in legno: «Sono di Montecatini Terme e con Il buco del legno mi sono rifatto una vita: dal fondo del pozzo ho visto la luce — racconta —. Dopo vent’anni di esperienza nel campo dell’edilizia, mi sono reinventato, ho cominciato a costruire casette per gli uccelli e piccole mangiatoie. Ho avuto modo di dare respiro alla mia creatività lavorando con le mani».

 

E poco distante dalla grande magnolia dove Masi ha le sue casette, l’artista Giuliana De Girolamo mostra le sue mani, artefici dei grandi fiori in cartacrespa che ornano la fontana delle Naiadi: «Ogni petalo è fatto a mano, li incollo uno ad uno per creare allestimenti e composizioni floreali in occasioni di matrimoni e cerimonie», spiega.

È il biologico il tratto distintivo dell’azienda Monastero di Verano di Podenzano: «Proponiamo i nostri ortaggi, i prodotti della nostra terra, realizzati rigorosamente con un’agricoltura biologica — spiega Alberto Negri —. Uova, ortaggi e frutta di stagione, ma anche legumi secchi, giardiniere, miele e trasformati di pomodoro e verdure sono il frutto del nostro lavoro».

Mattia Trombini e Maria Devicenzi , dell’azienda agricola Albertoni, raccontano le proprietà dell’humus di lombrico rosso, vero toccasana naturale per i terreni. Si chiama «Le Camosciate di San Tommaso» ed è un’azienda nata dalla voglia di cambiare: «Mia mamma faceva la restauratrice — racconta la figlia Rachele Mezzetti —, poi mio fratello ci ha avvicinato all’agricoltura. Da 13 capre siamo arrivati ad averne 400 e produciamo formaggi caprini, abbiamo cambiato vita e siamo felici di essere a contatto con la natura». E sono volti sorridenti quelli che si incontrano fra gli stand delle Invasioni Botaniche.

Ariberto Consonni mostra il levriero Wiston e Virginia Sifoni , mentre fa la maglia, spiega: «Tutto è cominciato dalla passione per i levrieri e dalla necessità di creare per loro cappotti per proteggerli dal freddo — spiega la titolare di Levrieri & Gomitoli —. Da qui sono partita, dalla volontà di aiutare una specie animale che amo molto. Ora l’idea di fare cappotti di lana per i cani è diventato un lavoro, piacevole e creativo. C’è chi mi chiede di fargli un maglione in pendant con quello del suo cane». Sorride e torna a fare la maglia.

Antonio Bicego della società agricola Del Bosco mostra le sue zucche coloratissime: «Produco peperoncino e zucche ornamentali. Pian piano mi sono specializzato in composizioni d’arredo», spiega.

Alessandro e Maria Pippi propongono, visto il periodo autunnale, piante perenni, la Canna Indaca con diversi colori, il Gelsomino Tricolor, l’Ibiscus.

Lorena Franzi dei Fiori Barisella accarezza con gli occhi le sue dalie e begonie, mentre Edoardo Parolo di Geel Floricultura illustra le sue erbe aromatiche e piante perenni, con la passione e l’entusiasmo che ha trasformato la città in un giardino diffuso.

E l’entusiasmo è anche negli occhi e nella disponibilità con cui gli studenti del professionale per l’agricoltura Stanga raccontano il loro lavoro. I professori Pietro Rizzi, Lucia Peretti e Rossana Tedoldi li guidano, si assicurano che tutto proceda comme il faut. «Proponiamo i prodotti e le piante dell’azienda della scuola e le piante da laboratorio — racconta Rizzi —. Ovviamente, in autunno ci sono essenze e prodotti dell’orto diversi da quelli che avremmo potuto portare in primavera, forse questi sono un po’ meno colorati. La cosa che ci preme è che i ragazzi facendo, raccogliendo i prodotti della nostra agricola comincino a impratichirsi con i tempi e ritmi della natura».

E se la conoscenza della natura e dei suoi ritmi è un obiettivo didattico, a sparigliare le carte ci si mette Tapirulan con la bella installazione floreale di Utopia, mostra nata dalle illustrazioni di Guido Sgarabotto, tratte dall’omonimo libro di Tommaso Moro, tradotto da Davide Astori. «Abbiamo chiamato questa installazione Il giardino utopico — spiega Fabio Toninelli —. Inquadrando ogni fiore con la fotocamera del cellulare è possibile sentir leggere il brano di Utopia di Moro legato ad ogni singola immagine. Ci siamo divertiti con la realtà aumentata». Anche questo può accadere alle Invasioni botaniche, gioioso invito a vivere la città e la sua grande bellezza. 

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