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11 SETTEMBRE: VENT'ANNI DOPO

Il professore Albertini: «Gli attacchi in diretta. La finestra come video»

La straordinaria testimonianza del docente di Italianistica alla NYU: «Ecco come quell’evento ha stravolto il corso della storia e cambiato anche la mia vita»

11 Settembre 2021 - 10:59

Il professore Albertini: «Gli attacchi in diretta. La finestra come video»

Il professor Stefano Albertini La scena terrificante delle Torri Gemelle rase al suolo con i vigili del fuoco al lavoro tra le macerie fumanti

di Stefano Albertini*

NEW YORK - Vent’anni fa assistevo dalla finestra del mio appartamento agli attacchi terroristici dell’11 settembre. Era una splendida mattina come solo New York può regalare in settembre con un cielo così azzurro da sembrare quasi finto. Si sarebbe trattato di una di quelle poche giornate di cui possiamo dire con certezza che hanno cambiato il corso della storia e, purtroppo, anche della mia vita personale. Stavo facendo colazione prima di andare all’università e il mio compagno Julio Anguita Parrado stava spuntando i giornali e guardando le agenzie per proporre articoli alla redazione del quotidiano El Mundo per cui lavorava. Sentimmo il boato dell’esplosione e all’unisono ci girammo verso la grande finestra del soggiorno da cui si godeva una splendida vista della punta sud di Manhattan. Dopo qualche minuto, quello che noi vedevamo dalla finestra si poteva vedere in milioni di televisioni in tutto il mondo.


«Il telefono a gettoni»

Julio era riuscito a chiamare la redazione. Penso sia stato il primo giornalista al mondo a riferire l’accaduto. Io andai all’università e Julio insieme a una collega della sua stessa tempra cercarono di avvicinarsi il più possibile, in bici, a quello che, dopo qualche giorno, tutti avrebbero conosciuto come Ground Zero. Alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, la sede del dipartimento di italianistica della New York University le lezioni erano già iniziate e gli studenti che uscivano dall’auditorium dove si teneva il corso del Professor Freccero sull’Inferno di Dante si trovarono catapultati in un altro inferno. Uno degli aerei dirottati era ancora in volo e non si sapeva dove si sarebbe schiantato. L’unico telefono funzionante era il vecchio apparecchio a gettone davanti all’auditorium. Si era sparsa la voce e presto si formò una fila ordinata di persone coperte di cenere e polvere che volevano far sapere a casa che erano vive.


«Papà sto bene»

Nel caos di quelle ore, quando internet e le linee telefoniche funzionavano ancora riuscii a parlare con mio padre. Prima che io potessi dirgli quello che stava succedendo e tranquillizzarlo, mi disse raggiante che qualche ora prima, all’ospedale di Mantova era nata la nostra prima nipotina, Maria Sole.


«Check point militari»

Ai primissimi giorni di stordimento e incredulità seguirono quelli della paura. I check point militari sulla 14esima strada, le strade senza auto, lo sguardo rivolto al cielo a ogni rumore sospetto. Poi i giorni del dolore, il difficile riconoscimento delle vittime, i funerali senza corpi. Poi arrivarono i giorni delle interpretazioni e delle teorie complottistiche più disparate ed assurde. Poi fu la volta dei giorni della ricostruzione e della rinascita di una città che tante volte è stata data per spacciata e che altrettante volte ha dimostrato una straordinaria forza e determinazione a riprendersi.


«Il reporter ucciso»

Poi arrivarono le guerre che non furono affatto rivolte contro i responsabili degli attacchi, come l’amministrazione Bush avrebbe voluto far credere. E in una di queste guerre il 7 aprile 2003, nei pressi di Baghdad fu ucciso Julio che pagò con l’estremo sacrificio la sua passione per il giornalismo e per la verità.


«Tante cose cambiate»

Mi perdonerete se in questo testo mescolo la mia storia personale con la Storia dell’umanità, ma pur essendo storico per formazione e professione, quando parlo dell’11 settembre non riesco a tenerle separate. Faccio anche molta fatica a fare bilanci e a trarre conclusioni su quegli eventi e quelli che seguirono, quindi mi limiterò a concludere con qualche osservazione su cosa è cambiato in questi 20 anni.
Rudolph Giuliani, il sindaco del 2001, allora salutato come un eroe, è sotto inchiesta per collusione con alcuni dei crimini più vergognosi della presidenza Trump. Il World Trade Center è stato completamente ricostruito con edifici avveniristici, un museo-memoriale ma io non ho ancora trovato la forza per andarci. Forse quest’anno…
Maria Sole ha vent’anni, va all’università e con sua sorella Letizia continua a rappresentare per la nostra famiglia il futuro e la speranza. L’anno scorso è venuta a New York e dice che non le spiacerebbe abitarci.
New York si trova ancora in una situazione critica in questa confusa epoca post-pandemica. Alla Casa Italiana avremo una mostra di fotografie scattate da Fulvio Roiter al World Trade Center e nella zona Sud di Manhattan qualche anno prima degli attacchi, ma per il momento potranno vederla solo studenti e professori della New York University. Solo se le cifre del contagio continueranno a scendere l’università aprirà le porte anche al pubblico esterno (sarà aperta fino a dicembre). Vorrei sottolineare come Roiter avesse in mente un libro fotografico dedicato a New York proprio come fece per Venezia. Alla luce di quanto accadde, però, decise di non farne niente in segno di rispetto per la sofferenza delle vittime di questa città e delle persone che la abitano. Un gesto che ci deve far riflettere, compiuto da un grande artista come lui.

«Il telefono è sempre là»

E il telefono a gettone? Quello è sempre al suo posto anche se non funziona più da anni. Non ho avuto il cuore di farlo togliere qualche anno fa quando me l’hanno chiesto.

*Docente di Italianistica alla New York University
e Direttore della Casa della Cultura italiana Zerilli-Marimò

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