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Alcol e autolesionismo: "Un pool per aiutare i ragazzini"

Cento giovani al Pronto soccorso a causa dello sballo. L'assessore e medico Galmozzi: "Solo la punta dell'iceberg"

Cristiano Mariani

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cmariani@laprovinciacr.it

06 Settembre 2021 - 07:27

Alcol e autolesionismo: "Un pool per aiutare i ragazzini"

CREMONA - Una cabina di regia per aiutare i più fragili, vale a dire chi l’età per poter firmare un documento non l’ha ancora. Cento ragazzini l’anno in Pronto soccorso dopo aver bevuto birre o superalcolici sino a stordirsi. Ma anche i tanti, cinque i casi in una manciata di giorni solo nella tarda primavera, che finiscono in corsia per essersi feriti volontariamente. E i cui tagli, raccontano tutta la loro disperazione. «Sono solo la punta dell’iceberg, perché il fenomeno è ben più vasto ed è nostro dovere intercettarne la parte sommersa». Ad esserne convinto è Attilio Galmozzi, che quando sveste il camice da medico del Padiglione di urgenza dell’ospedale Maggiore, si incammina verso il palazzo comunale. E qui guida, per il secondo mandato consecutivo a dispetto dei 42 anni ancora da compiere, l’assessorato all’Istruzione.

«Che gli episodi siano in aumento — ammette — non lo raccontano solo i dati dell’Asst, ma pure i Servizi sociali e la Neuropsichiatria». Un picco tale, da portarlo a proporre un tavolo con «tutti i soggetti interessati, da tenere al più presto... In avvio dell’anno scolastico, al massimo ad ottobre». Che tradotto dal linguaggio cauto di chi amministra, significa far sedere gli uni accanto agli altri rappresentanti delle scuole e della giunta municipale, oltre agli specialisti dell’Agenzia per la tutela della salute. «Servono strategie per cogliere i segnali, che possono far preludere all’autolesionismo o all’abuso di sostanze, alcoliche ma non solo». E dai propositi, spesso i soli ad emergere dai confronti su temi tanto complessi, Galmozzi è ben motivato a passare ai fatti. «Se necessarie — assicura parlando da assessore — le risorse si trovano per specifici progetti». E a testimoniarlo sono quelli già messi in campo dagli istituti comprensivi e superiori, con gli uffici di piazza Duomo a supporto. Insomma, gli psicologi in classe. Un segnale, certo. Ma che per il titolare della strategica delega comunale, ora, va ampliato. «Perché è necessario scoprire pure il disagio non refertato, quello che non esce dalle pareti di casa e magari si nutre di un’esistenza parallela davanti allo schermo di un computer».

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