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CORONAVIRUS: LE NUOVE REGOLE

Al Road To Luppolo sfuma il laboratorio a cielo aperto

Il festival musicale dello scorso week end alle Colonie Padane doveva essere monitorato da Crisanti

Fabio Guerreschi

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fguerreschi@laprovinciacr.it

01 Settembre 2021 - 08:46

Al Road To Luppolo sfuma il laboratorio a cielo aperto

Una parte dello staff del Luppolo in Rock con il patron del festival Massimo Pacifico (il primo da sinistra)

CREMONA - C’è grande soddisfazione per la realizzazione del festival Road To Luppolo, andato in scena alle Colonie Padane di Cremona nello scorso fine settimana. Ma nello staff del Luppolo In Rock, guidato da Massimo Pacifico, c’è anche grande amarezza. Molta amarezza per quello che poteva essere e non è stato. Il Road To Luppolo poteva essere un laboratorio a cielo aperto dedicato alla sperimentazione contro il Covid-19 per monitorare la circolazione del virus in eventi all’aperto senza l’obbligo di restare seduti. Ma a pochi metri dal traguardo tutto è stato bloccato. Infatti lo staff organizzativo aveva raggiunto un accordo per cui, attraverso un preciso protocollo, si doveva eseguire un monitoraggio sul pubblico a cura del dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, sotto la supervisione del professor Andrea Crisanti — tra i massimi esperti in materia lotta al Covid-19 – insieme al Laboratorio di Ricerca Polo Ggb di Toscana Life Sciences e all’Ats Val Padana. Il monitoraggio sarebbe stato a carico del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, quello di Crisanti, in collaborazione dell’Ats Val Padana.


«Siamo stati a Padova a parlare con Crisanti – dice Pacifico – e ci è sembrato realmente interessato a questo esperimento,

In Italia non esistono ancora studi di questo tipo e su questa tipologia di manifestazioni

perché in Italia non esistono ancora studi di questo tipo e su questa tipologia di manifestazioni. Noi, d’altro canto, volevamo organizzare un concerto in piedi senza l’obbligo del pubblico seduto, come segnale di ripartenza dopo tutto quello che abbiamo passato, senza, ovviamente, negare l’esistenza della pandemia che ha ucciso tante persone e che non è ancora sconfitta definitivamente». Il pubblico sarebbe entrato con il Green pass e, un volta all’interno dell’area del concerto, avrebbe effettuato un tampone molecolare da riconsegnare all’uscita. «Era tutto pronto, avremmo pensato noi dell’organizzazione alla copertura finanziaria dei tamponi – circa 50 mila euro —, perché ne avremmo fatto uno all’ingresso e uno all’uscita e l’Università di Padova avrebbe garantito lo studio, la rielaborazione e l’analisi dei dati». Il monitoraggio dello studio — denominato «Valutazione del rischio trasmissione Covid-19 - Studio sulla validità dello strumento Green pass» poteva produrre le indicazioni sulla validità del «lasciapassare» in occasioni di manifestazioni quali concerti, festival ed eventi musicali in genere, che sarebbe stato poi a disposizione di tutti gli operatori del settore e degli addetti ai lavori per meglio organizzare e gestire questo tipo di avvenimenti.


«Non avremmo mai voluto fare un concerto da seduti – sottolinea Pacifico – e abbiamo provato tutte le strade per evitarlo, compreso il protocollo con l’Università di Padova. In Europa stanno facendo concerti con le persone in piedi e liberi di muoversi, ma non riesco a capire perché in Italia sia così complicato. Può essere che la burocrazia locale sia fuori dall’Europa, ma credo, principalmente, che non abbiano avuto fiducia in noi. E non conosco il motivo: abbiamo sempre rispettato le regole e anche il pubblico, com’è successo sabato e domenica scorsi, è sempre stato disciplinato, dimostrando un elevato senso civico: nessuno, per esempio, all’ingresso al Road To Luppolo, ha protestato o mugugnato per il Green pass».

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