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CORONAVIRUS. LA POLEMICA

«Turisti dove? Città e hotel sono deserti»

Cattaruzzi (Confcommercio): «Ma quale ripresa? I dati relativi all’Infopoint non sono significativi»

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

12 Agosto 2021 - 09:07

«Turisti dove? Città e hotel  sono deserti»

Alessandra Cattaruzzi

CREMONA - Turisti d’agosto: s’accende la polemica. Alessandra Cattaruzzi, presidente Federalberghi Confcommercio Cremona, non ci sta e legge i dati di affluenza all’Infopoint con taglio polemico, destinato ad avere strascichi: «Cremona ha una nuova attrazione turistica: l’Infopoint del Comune — afferma la rappresentante degli albergatori —. Ne prendiamo atto. Lo deduciamo dai toni trionfalistici del report sulla attività dell’ufficio di piazza del Comune che annuncia numeri record per gli accessi. Ci sono quasi più turisti lì che negli alberghi. I numeri testimoniano – nonostante le cifre siano dell’ordine delle centinaia, dunque un campione poco significativo - di un successo non solo in luglio, ma anche in questa prima settimana di agosto (in sette giorni sono stati registrati tanti utenti quanti ce ne erano stati nell’intero mese di luglio del 2020, ben quattrocento persone)».

Dati poco significativi
Entra poi nel merito della rilevazione dei dati e commenta: «Sarebbe più interessante e oggettivo avere dati sulle occupazioni alberghiere o sui biglietti venduti nei musei, solo per cercare qualche indicatore più attendibile o comunque complementare a questo dato. Non è la prima volta che l’Infopoint parla di turismo in forte crescita. In realtà la città è deserta e molti alberghi tra Cremona e il circondario siano chiusi (anche quelli che non lo avevano mai fatto in passato) perché, senza prenotazioni, si hanno solo i costi di gestione». Ed è sulla resilienza degli albergatori che punta Alessandra Cattaruzzi: «Qualcuno, con coraggio, prova a scommettere sul futuro e ha riaperto dopo oltre un anno senza ospiti. Si lavora, quasi esclusivamente, con la clientela business; i vacanzieri sono autentiche rarità. E fa quasi rabbia sentire certi proclami di ripresa — prosegue —. Suonano come una presa in giro per un comparto che ha pagato più di chiunque altro le conseguenze dalla pandemia. Tornare alla normalità, significa provare a confrontarsi con il 2019, non con lo scorso anno. Ma il parallelo sarebbe impietoso».

Iniziative assenti
La ripresa del turismo va di pari passo — o dovrebbe andare di pari passo — con il ritorno alla normalità di iniziative in grado di attirare persone da fuori città: «Penso a Cremona, dove sono sparite le master classes e il Summer festival promosso dalla Camera di Commercio, sono state cancellate rassegne musicali ed altri eventi si sono tenuti in tono minore —. Anche oggi non ci sono iniziative programmate a breve termine, le fiere sono in difficoltà, le possibilità di coinvolgimento nella capitale della cultura di Brescia e Bergamo ormai dimenticate. Come dire che la bellezza, da sola non basta. Non solo a Cremona, ma in tutte le città d’arte (con quelle meno consolidate in maggiore difficoltà). Se allarghiamo gli orizzonti ne abbiamo conferme eloquenti».

Città d’arte in crisi
Cattaruzzi alza la testa e dal contesto locale guarda alle grandi città d’arte per raccontare una crisi che non può essere addolcita dai dati dei turisti di passaggio, registrati dall’Infopoint del Comune: «Basta considerare che nei primi mesi del 2021 a Venezia, Roma e Firenze il tasso di occupazione delle camere è crollato di oltre il 70% rispetto al 2019 (dati STR) — spiega la rappresentante di Confcommercio —. Una indagine di Federalberghi sull’estate 2021, indica che il mare è la meta preferita dagli Italiani (75%), seguita dalla montagna (9,7%). Le città d’arte si fermano al 4,7%. Nella stessa analisi è stato valutato il flusso turistico degli italiani in 32,5 milioni (-6,7 % rispetto al 2019). E il calo è assorbito quasi completamente dalle realtà a vocazione culturale, come la nostra ‘bella’ Cremona. Guardiamo al futuro, con coraggio».

Voltare pagina
«Occorre capire che l’Italia, non meno di Cremona, hanno bisogno del contributo del turismo, uno dei motori del Paese. Ne siamo convinti più di chiunque altro. E siamo pronti a tornare a lavorare per dimostrarlo. Anzi, non ci siamo mai fermati. Ci siamo sempre stati (a modo nostro). Penso all’ospitalità negli hotel dei sanitari arrivati da ogni parte del mondo anche a Cremona. Ora si deve voltare pagina — conclude —. Chiediamo di non essere lasciati soli. Con azioni concrete, non con dichiarazioni estemporanee. Sostenute ad ogni livello di governo, da quello locale a quello nazionale. Ribadiamo, sempre e comunque, che il nostro comparto è il primo a meritare che, attorno ad esso, si costruisca una fortezza per renderlo il più produttivo possibile a beneficio del territorio e del Paese. Semmai in questi mesi, abbiamo sviluppato l’amara consapevolezza che (a differenza nostra) il Paese non sia pronto a ripartire. Pensiamo ai risultati della campagna vaccinale, tassello fondamentale per ricostruire la fiducia e restituire la voglia di viaggiare. L’accelerazione di queste ultime settimane rappresenta un motivo di speranza (anche perché il Green pass permette di muoversi più agevolmente a tutti i cittadini europei). Siamo ugualmente certi che, per dare un senso ai nostri sforzi, sia necessaria una convinta azione di promozione. Più incisiva di quanto non sia stato fatto fino ad ora. Perché nella competizione tra i territori l’asticella si è alzata. La questione della capitale della cultura lo dimostra in maniera eloquente. Lo si faccia con strategie condivise, complementari e coerenti. E non si percorrano vie sbagliate, come quella della tassa di soggiorno i cui esiti sui turisti sarebbero incerti ma, senza alcun dubbio, avrebbe pesanti ricadute sul settore business. Quello che, con ogni probabilità, non frequenta l’Infopoint sotto il Torrazzo».

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