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RISTORATORI BEFFATI

«Noi 'No Green Pass'? Quella mappa è una bufala»

Su Telegram circola una cartina interattiva con la lista delle presunte attività ribelli: i locali cremonesi si smarcano

Riccardo Maruti

Email:

rmaruti@laprovinciacr.it

07 Agosto 2021 - 16:50

«Noi 'No Green Pass'? Quella mappa è una bufala»

CREMONA - La mappa interattiva che sta circolando su Telegram - app di messaggistica finita più volte nella bufera per il proliferare di gruppi al limite della legalità - raccoglie i locali dello Stivale che sarebbero pronti a sfidare l'obbligo di Green pass. Il condizionale non è di maniera. Perché le attività ristorative cremonesi che compaiono nella mappa, realizzata grazie alla funzione My maps di Google, si dicono totalmente estranee all'iniziativa promossa da alcuni operatori vicini alla rete nazionale Io Apro, quella che nei mesi scorsi ha animato ferventi proteste di piazza. Sono un manciata i locali della provincia che, loro malgrado, si sono ritrovati con nome e indirizzo sulla cartina geografica della dissidenza: a Cremona Acquario e Mood e in area cremasca Amos Platz, Osteria della Pesa e Il Casale dei Sapori. Contattati uno per uno, i titolari dei ristoranti negano di aver mai autorizzato né tantomeno incoraggiato l'inserimento dei propri locali sulla famigerata mappa. E, al contrario, si dimostrano 'imbufaliti per la bufala' e assicurano di applicare con rigore le misure legate all'introduzione del Green pass

Insieme ai numerosissimi ristoranti, nella lista dei (presunti) ribelli compaiono bar, palestre, cinema e molte altre attività. A Cremona, curiosamente, c'è persino un negozio di abbigliamento (L'Acquamarina), tipologia commerciale non coinvolta nella normativa sul certificato verde. In questo caso la proprietaria, pur dicendosi totalmente ignara del progetto di geolocalizzazione targato No Green pass, si schiera apertamente contro il lasciapassare: "Vi rendete conto del controsenso unico di questo Green pass? Non ha senso, non c’è logica - afferma -. Ci stanno togliendo la libertà e poi non è una legge, quindi non hanno alcun diritto di farlo". Il segno di un dissenso che serpeggia neanche troppo silenzioso: se la stragrande maggioranza degli esercenti si è già adeguata alle nuove regole, c'è chi continua a non vedere di buon occhio la patente anti-Covid. 

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