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Caso Pamiro: «Chi sa, parli»

Appello del padre di Mauro. Il caso del docente trovato morto in un cantiere (e che per la Procura si sarebbe suicidato) trattato su Rai 3

Cristiano Mariani

Email:

cmariani@laprovinciacr.it

09 Luglio 2021 - 09:02

Caso Pamiro: «Chi sa, parli»

Mauro Pamiro

CREMA - Tutti i dubbi dei genitori, condensati in un collegamento di 20 minuti. E culminati in un appello del padre: «Chi ha visto qualcosa parli». A una manciata di giorni dall’udienza, nel corso della quale il giudice per le indagini preliminari Giulia Masci dovrà pronunciarsi sull’opposizione alla richiesta di archiviazione del caso, la morte di Mauro Pamiro viene sviscerata negli studi di Rai 3. E in particolare, nel corso della puntata dell’altra sera di Chi l’ha visto?.

Il cadavere del docente di 44 anni venne trovato in un cantiere edile dei Sabbioni la mattina del 29 giugno 2020. E all’esito dell’inchiesta, la Procura ritiene che Mauro si sia suicidato, gettandosi dall’edificio in costruzione. Ma papà Franco e mamma Maria Luisa, che si sono rivolti rispettivamente agli avvocati Gianluca Tizzoni e Antonino Andronico, non credono sia andata così. E di qui le telecamere della trasmissione, accese sulla vita di un laureato in Informatica con la passione per la musica.

È anche sul contenuto di un video, che si basa la pista del gesto estremo imboccata dagli inquirenti: quel filmato, registrato da un dispositivo di sicurezza e mandato in onda durante la puntata, mostra Pamiro incamminarsi verso la zona del cantiere nel cuore della notte. Più tardi, due figure nelle vicinanze. Le immagini risalgono al sabato sera e il corpo dell’insegnante verrà scoperto il lunedì mattina dagli operai, alla ripresa del lavoro. Riverso a terra, aveva un foro in fronte, che poi si scoprirà essere «non perforante». Ossia, non la causa del decesso. Mauro, accerterà l’autopsia, è infatti morto per lesioni dovute a «precipitazione» e l’altezza dell’edificio in via di ultimazione sarebbe compatibile con i traumi da caduta riscontrati.

La tesi del suicidio è ritenuta tanto plausibile dagli inquirenti, da averli portati già ad inizio anno a chiedere l’archiviazione dell’indagine avviata nei confronti della moglie del docente, Debora Stella, grafica pubblicitaria oggi 41enne. La sua iscrizione nel registro della Procura venne comunque, da subito, definita un atto dovuto: il marito mancava infatti da casa da oltre 24 ore, ma non ne era stata denunciata la scomparsa. 

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