Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

RICENGO

Bagni pericolosi e proibiti: tuffi vietati nel laghetto dei Riflessi

Il nodo della sorveglianza dell’oasi protetta. Monaci: «È aumentata ma manca personale»

Dario Dolci

Email:

redazione@laprovinciacr.it

08 Luglio 2021 - 09:40

Bagni pericolosi e proibiti: tuffi vietati nel laghetto dei Riflessi

Il laghetto dei Riflessi immortalato nel film di Luca Guadagnino «Chiamami col tuo nome»

RICENGO - Nemmeno il tragico episodio dell’annegamento di due diciottenni nel canale Vacchelli è servito a far rispettare il divieto di balneazione. E infatti c’è chi continua a fare il bagno, in orario serale, dove è vietato. Ripresa la stagione calda, il malcostume è ritornato in auge e c’è chi, in barba ai divieti, seguita a tuffarsi nelle acque del laghetto dei Riflessi, ambiente tutelato, inserito nei Luoghi del cuore del Fai, scelto dal regista Luca Guadagnino per la scena del bagno del film Chiamami col tuo nome. «Purtroppo — afferma il presidente del Parco del Serio, Basilio Monaci — è una brutta abitudine che non riusciamo a sradicare. Ricordo che il laghetto è un’oasi naturale vicino al fiume ed esige il rispetto della fauna e dell’ecosistema. Esiste da sempre un divieto di balneazione, ben segnalato». Che non è un capriccio, ma bensì ha motivazioni importanti.

«Mi preme sottolineare — specifica il presidente — che il divieto è stato previsto a tutela della sicurezza dei frequentatori,

Il divieto è stato previsto a tutela della sicurezza dei frequentatori, trattandosi di aree non sorvegliate e pericolose anche per nuotatori esperti

trattandosi di aree non sorvegliate e pericolose anche per nuotatori esperti. Inoltre, in relazione alla protezione della natura, è importante capire che l’utilizzo di queste aree da parte dei visitatori può arrecare disturbo alla fauna, che viene allontanata dalle zone di alimentazione ed eventuale nidificazione. Invitiamo quindi a visitare il laghetto, ma in punta di piedi, consapevoli che ogni attività ha il suo impatto e ribadiamo l’assoluto divieto di balneazione». Il Parco ha posizionato una telecamera, ma l’impianto si trova all’ingresso dell’area. «C’è un dispositivo per la sorveglianza alla località Castello — prosegue Monaci — ma serve per filmare le targhe di chi entra in macchina o in moto. Anche se ne mettessimo uno al laghetto, quando le immagini sono prese a distanza non è facile riconoscere le persone in maniera chiara e incontestabile. La sorveglianza è aumentata, ma non abbiamo sufficiente personale in questo momento per riuscire a controllare tutta l’area protetta».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400