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CORONAVIRUS: LE VACCINAZIONI

«Immuni» al vaccino: un anziano su 10 è senza gli anticorpi

Il risultato preoccupante dello studio condotto sui degenti di Cremona Solidale sottoposti a test sierologico

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12 Giugno 2021 - 06:30

«Immuni» al vaccino: un anziano su 10 è senza gli anticorpi

L'ingresso di Cremona Solidale

CREMONA - Il 10% dei 360 ospiti vaccinati di Cremona Soldiale non ha sviluppato anticorpi o lo ha fatto ma a livelli talmente bassi da non garantire la corretta copertura contro il Covid. E’ quanto emerge da uno studio condotto tra aprile e maggio dalla direzione sanitaria dell’ente in sinergia con Ats Val Padana all’interno della struttura di via Brescia. Una condizione che spinge i vertici a prestare la massima cautela e a muoversi con altrettanta circospezione nel percorso di normalizzazione della vita comunitaria interna e nell’organizzazione delle visite tra ospiti e famigliari.

«L’indagine è stata realizzata in parallelo con quella condotta sul focolaio che si è verificato tra fine marzo e inizio aprile – spiega Aldo Pani, direttore sanitario di Cremona Solidale, ricordando il cluster che ha coinvolto 34 anziani della Palazzina Azzolini, 5 dei quali deceduti, e 8 operatori sanitari –. Abbiamo effettuato il test sierologico sia sui dipendenti sia sui 360 degenti di tutti i nuclei che hanno ricevuto il vaccino (entrambe le dosi) tra dicembre e gennaio. Un’attività realizzata in parte a carico dell’ente e in parte a carico di Ats. I risultati: mentre per gli operatori abbiamo verificato una copertura contro il virus pressoché completa e adeguata, sulla popolazione residente, che comprende anche over novantenni e soggetti molto fragili, si sono evidenziati dei deficit che ci costringono a più di una riflessione».

La prima di queste considerazioni sta portando l’ente ad effettuare controlli ancora più approfonditi: «Stiamo ipotizzando di contattare l’Humanitas e il gruppo scientifico diretto al professore Alberto Mantovani (immunologo di fama internazionale) – rivela Pani – . Vorremmo effettuare uno studio sull’immunità cellulo-mediata, che è la risposta da parte del sistema immunitario che prevede l'attivazione dei macrofagi, delle cellule natural killer, dei linfociti T e la produzione di anticorpi specifici a qualcosa di tossico per le cellule. L’obiettivo è verificare se questo meccanismo sia stato attivato dal vaccino oppure no. La risposta ci dirà se esiste o meno anche questa ulteriore copertura».

Altra riflessione riguarda il proseguo della campagna vaccinale all’interno della struttura: «Si parla da tempo di un’eventuale terza dose – afferma Pani –. Nessuno ha ancora stabilito criteri e modalità, ma è bene iniziare a pensarci soprattutto per chi con la prima profilassi presenta livelli anticorpali bassi. Invece, per soggetti che con il Pfizer non abbiano sviluppato alcuna risposta, si deve studiare un’alternativa che può essere rappresentata ad esempio da un mix di farmaci. Siamo davvero all’alba di uno scenario del tutto nuovo, ma il nostro obiettivo e insieme il nostro dovere è riuscire a trovare un’armatura adeguata per mettere in sicurezza fino all’ultimo dei più fragili».

Lo studio condotto sulla popolazione residente a Cremona Solidale sarà oggetto anche di una pubblicazione scientifica insieme ai risultati emersi dall’indagine epidemiologica avviata sul cluster di aprile che tra l’altro è già arrivata sul tavolo di Aifa e Ministero della Salute. Un’attività portata avanti da una vera task force di medici e scienziati: oltre al dottor Pani sono stati coinvolti il dottore Luigi Vezzosi Dirigente Medico UOS Prevenzione Malattie Infettive di Ats Val Padana, Angelo Pan primario di Malattie Infettive e la dottoressa Sophie Testa, direttrice del Reparto Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Radiologia, di Asst Cremona e la virologa Claudia Balotta, già Professore Associato Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano, consulente esterno chiamata da Cremona Solidale. Dai risultati emersi con la genotipizzazione dei test è messo chiaramente come sia stata la variante inglese a infliggere un nuovo inaspettato colpo tra i degenti che sembravano essere stati messi al sicuro.

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