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Attacco e richiesta di riscatto: La Provincia resiste agli hacker

Il sistema informativo del giornale nel mirino dei pirati informatici: grazie ai tecnici ristabilita la normalità

La Provincia Redazione

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02 Giugno 2021 - 07:04

Attacco e richiesta di riscatto: La Provincia resiste agli hacker

CREMONA - Server e computer infettati e messi ko. Poi la richiesta di denaro, tanto denaro (alcune decine migliaia di euro), per porre fine all’attacco. Un’eventualità, quella di pagare, neanche presa in considerazione. Poi il lento ritorno alla normalità, dopo una quindicina di ore nel corso delle quali i tecnici (tutti interni all’azienda) hanno lavorato senza soluzione di continuità, prima per rintuzzare l’attacco telematico, poi per riportare tutto nella norma. Si occuperanno gli agenti della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni dell’incursione messa a segno a partire dalle 23 di lunedì alla redazione de La Provincia, altra realtà produttiva ad alto tasso tecnologico che entra a far parte del lungo elenco di aziende ed enti finiti nel mirino della più temibile categoria di hacker, quella composta da coloro che puntano al cuore del sistema telematico per bloccare l’attività e, nel contempo, chiedere un riscatto per «mollare la presa». La denuncia alla Polizia di Stato verrà presentata in queste ore.


Anche se la gran parte di giornalisti e dipendenti ha potuto, da una certa ora, tra tante difficoltà, fare il proprio lavoro su tutti i comparti e le «linee» del Gruppo (quotidiano, online, PubliA, amministrativi), i danni ai server e alla memoria ci sono. La loro entità sarà valutata con precisione nelle prossime ore. E pensare che proprio dalle colonne de La Provincia, a più riprese, è stato affrontato, sulla scia delle vicende di cronaca, il tema delle incursioni telematiche. Secondo Roberto Romano, uno dei più bravi e noti esperti di informatica cremonesi, più volte interpellato, per i pc uno dei maggiori pericoli è rappresentato dai cryptovirus. I file non vengono rubati ma criptati. Poi viene chiesto un riscatto. «Può capitare che per coprire le proprie tracce gli hacker chiedono il riscatto in bitcoin, che si acquistano in alcune zone nascoste della rete tramite un browser che non lascia traccia», spiega Romano. Quel che è certo è che dalla seconda metà del 2020 si è assistito a un crescendo di attacchi alle aziende italiane. Tra i più eclatanti i due ai danni di Enel, quello alla Campari (con richieste di riscatto milionarie), a Luxottica, a Geox. Non sono state risparmiate grandi aziende delle Telecomunicazioni, tra le quali, meno di sei mesi fa, Ho.Mobile e Tiscali. Completano il quadro gli attacchi alle aziende farmaceutiche, tra cui la Irbm di Pomezia, l’azienda che ha collaborato con l’università di Oxford al vaccino anti Covid. 

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