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LA VISITA DI MATTARELLA

Galimberti: «Presidente, la sua presenza è fonte di gioia per me, per la città e la provincia»

I due interventi del sindaco di Cremona in piazza del Comune e a Santa Monica

La Provincia Redazione

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25 Maggio 2021 - 11:20

Galimberti: «Presidente, la sua presenza è fonte di gioia per me, per la città e la provincia»

CREMONA - Ecco i due interventi del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, in occasione della visita del Presidente Sergio Mattarella, il primo in piazza del Comune, il secondo dal Campus Santa Monica:

«Carissimo Presidente Mattarella,

la sua presenza è fonte di gioia per me, per la città e la provincia. Siamo con lei in questa piazza, scrigno di una bellezza che incanta e respiro della storia antica di Cremona, figli di secoli d’arte, commercio, aratro e cultura ed eredi di quest’ultimo anno fatto di dolore e coraggio.

Quando in quei giorni pesanti di sirene e sofferenza, uscivo dal Comune, mi sembrava che persino la statua del nostro patrono fosse stupita e affranta per il silenzio innaturale che avvolgeva Cremona. Ma in questo silenzio ci è stata data un’occasione: imparare ad ascoltare le voci degli altri nella comunità.

Di quella signora, che ha curato e poi perso il marito senza poterlo salutare. Dell’adolescente che ora ha bisogno di un appoggio anche psicologico dopo mesi di Dad. Dell’infermiera e del medico che hanno speso tutte le loro energie. Dei genitori che hanno deciso di dare alla luce un figlio. Di chi ha bisogno della spesa per arrivare a fine mese, nuove e antiche povertà. Delle donne chiamate a sacrifici ulteriori per reggere la quotidianità della famiglia. Dei bambini cui dobbiamo assicurare una nuova normalità educativa e di cura (noi siamo terra di Mario Lodi). Dei volontari che prima e ora, nella campagna vaccinale, sono essenziali, accanto alle nostre bravissime strutture sanitarie. Del commerciante che ha speso il suo patrimonio per non fallire. Dei lavoratori della cultura e dello sport. Degli imprenditori che resistono e si reinventano. Degli anziani delle RSA, che desiderano un abbraccio dai loro cari. Tutte le voci, soprattutto quelle più deboli e flebili.

Penso che le Istituzioni siano l’ascolto che dà voce a una comunità e allora, in virtù della fascia che indosso (e quanto pesa a volte), porto queste voci a Lei, che rappresenta l’Istituzione altissima segno dell’unità del paese, a Lei che ci racconta come lo Stato sia nobile se profondo è il rigore etico di chi lo rappresenta, a Lei che nelle parole e nei gesti indica con lungimiranza il cammino da percorrere. A Lei presento la nostra straordinaria città e il nostro bellissimo territorio e le faccio una promessa.

Noi siamo i nostri violini e la sapienza dei nostri liutai, siamo Stradivari e Monteverdi, il nostro buon cibo dalla terra fertile, le nostre imprese zootecniche e dell’alimentare, la nostra laboriosa innovazione di imprese, il nostro volontariato e il mondo del sociale così ricco, siamo il fiume Po e la fertile terra. Ma soprattutto siamo la forza di una comunità. Poiché, in realtà, la bellezza di archi e rosoni, nella quale ora siamo immersi, rimanda ad una ben più grande bellezza: quella dei nostri concittadini, persone coraggiose e forti. Non siamo esenti da difetti, ma sono generosi e con la dignità di chi sa prendersi cura dell’altro e sa lavorare per sé e per tutti.

Ecco dunque la promessa: questa città, con la sua provincia, fin dall’inizio, tra le più colpite dalla pandemia, si impegna a imparare da quanto accaduto, affinché la passione vissuta rafforzi il desiderio di ascoltarci sempre e il dolore provato faccia crescere la ferma volontà di progettare, con l’Italia e l’Europa, il nostro comune futuro.

Lei ci dà forza e coraggio. Le prometto, carissimo Presidente, che saremo persone di speranza».

L'intervento del sindaco Gianluca Galimberti dal Campus Santa Monica

«Carissimo Presidente Mattarella, una comunità basa il suo cammino di sviluppo su alcuni pilastri fondanti. Pilastri essenziali sono la conoscenza, la formazione continua, la trasmissione del sapere, l’incontro sapiente e generativo tra la tradizione di filiere di lavoro antiche e l’innovazione che si rafforza e moltiplica grazie alla ricerca, alla scienza e alla tecnologia. È il racconto antico di luoghi come questo monastero, luoghi di spiritualità, studio e conoscenza: i cambiamenti verso il bene, nella storia, si costruiscono nei luoghi in cui si coltiva, trasmette e rinnova un sapere vivo. Le Università sono centrali per Cremona. Devono mantenere la loro natura di ‘Universitas’ e, allo stesso tempo, innervarsi profondamente nel ‘dna’ e nelle linee di sviluppo che segnano il territorio.

• In questo straordinario campus dell’Università Cattolica, la ricerca e la conoscenza sull’agroalimentare e la zootecnia sono per giovani e imprese un’opportunità importantissima di crescita.

• E con l’Università di Pavia, il Politecnico di Milano, il nostro Museo del Violino, la Scuola di liuteria e tutto il Distretto della liuteria siamo accanto ai nostri artigiani artisti liutai, perché il sapere e la ricerca sono essenziali per salvaguardare e far vivere il nostro ‘saper fare liutario’, patrimonio immateriale dell’umanità. Sulle Università il Comune ha dunque investito tantissimo e l’ha fatto e lo fa insieme alla lungimirante Fondazione Arvedi-Buschini e allo straordinario cavaliere Giovanni Arvedi, al quale va la nostra profonda gratitudine per la generosissima, concreta e competente passione per il bene della città e del paese. Senza di lui questo miracolo semplicemente non sarebbe possibile! Il grazie si estende a Regione Lombardia, Provincia di Cremona, Fondazione Cariplo, Camera di Commercio. È davvero un miracolo, voluto e cercato con tenacia, che racconta una visione di sviluppo e futuro, fondata su alcune idee essenziali.

• Puntare sull’interazione tra Università e imprese significa affrontare il tema del lavoro e dell’occupazione, oggi più che mai tema centrale e strategico.

• Questo campus nasce certo per i giovani italiani, ma anche per richiamare giovani dal mondo. È di Cremona, ma non è solo di Cremona, è dell’intero paese e dell’Europa: in questa nostra terra, una delle più fertili del pianeta, costruiamo un progetto che si rivolge al mondo intero.

• Il progetto S. Monica vede Cremona centrale, ma in una relazione con Piacenza, Milano e altre città, perché noi siamo in un’unica pianura, che non vede confini amministrativi, ma deve recuperare il senso di una vocazione unitaria.

• Abbiamo di fronte a noi sfide enormi tra cui la transizione ecologica, necessaria anche in ambito zootecnico e dell’agroalimentare e la ricerca e la conoscenza che si sviluppano in questo luogo sono fondamentali.

• Il campus vede protagonista l’Università Cattolica e ringraziamo profondamente il suo Rettore e tutti i suoi docenti, ricercatori e studenti per la passione e gli investimenti. Ma vede insieme altre Università, a partire dal Politecnico, perché stiamo sperimentando una rete di Università originale, fruttuosa e potente. Con un’attenzione costante a costruire un lavoro interdisciplinare, in un confronto fruttuoso e lungimirante tra sapere umanistico e scientifico».

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