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CASALMAGGIORE

David e James verso un futuro di dignità grazie al progetto Apri

I giovani ghanesi sono stati accolti in mini alloggi parrocchiali «accompagnati» da due famiglie

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

18 Maggio 2021 - 06:37

David e James verso un futuro di dignità grazie al progetto 'Apri

CASALMAGGIORE - Un percorso di accoglienza con la prospettiva di trovare un futuro autonomo. Si può sintetizzare così l’esperienza di David e James, giovani di origini ghanesi in possesso di un regolare permesso di soggiorno, residenti nel Nord Italia da diversi anni, che grazie alle parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo, guidate dall’abate-parroco don Claudio Rubagotti, hanno trovato ospitalità nella Casa dell’Accoglienza di Casalmaggiore. L’iniziativa è inserita nel progetto «Apri», acronimo di «Accogliere proteggere promuovere integrare» di Caritas Italiana, a cui aderisce anche la Diocesi di Cremona. Ma oltre a questa iniziativa, promossa a livello diocesano dal direttore della Caritas don Pier Luigi Codazzi, la Casa dell’Accoglienza casalese è fulcro anche di un’altra esperienza di ospitalità, quella di Tekle e Idris, etiopi, provenienti dai corridoi umanitari seguiti dalla comunità di Sant’Egidio.


I quattro ragazzi vivono nei mini-alloggi dotati di servizi indipendenti, adibiti alla seconda accoglienza, e sono affidati

Destinatari del progetto sono infatti uomini e donne con alle spalle un percorso migratorio sfociato nel riconoscimento del titolo di asilo o protezione umanitaria

all’accompagnamento di due famiglie casalasche, che hanno aderito al progetto sulla base delle iniziative concrete sul tema migratorio del circolo Acli di Casalmaggiore, di cui fanno entrambe parte. Non essendo ancora riusciti a trovare un alloggio indipendente, i giovani sono temporaneamente alloggiati nella struttura che fu voluta, nel 1989, dall’ex parroco don Paolo Antonini, da subito molto sensibile al tema della solidarietà nei confronti di chi arriva in Italia da lontano. Il progetto diocesano è nato dal precedente «Protetto. Rifugiato a casa mia», che la Caritas nazionale aveva sperimentato a partire dal 2013-2014. Ora, spiega la Diocesi, «il progetto Apri si presenta come un’ulteriore opportunità per la comunità ecclesiale di essere messa al centro di un percorso di seconda accoglienza per i richiedenti asilo residenti nel territorio cremonese. Destinatari del progetto sono infatti uomini e donne con alle spalle un percorso migratorio sfociato nel riconoscimento del titolo di asilo o protezione umanitaria, in procinto di uscire dalla prima accoglienza per affacciarsi a un futuro autonomo e integrato. Qui sta il ruolo della società accogliente che, con la sua rete di contatti e di collaborazioni accompagna il beneficiario, per i sei mesi previsti dal progetto, nella ricerca di un lavoro, di un’abitazione, di una maggiore conoscenza delle istituzioni locali e dei servizi offerti». «L’idea di base – osserva Claudia Barbieri di Casalmaggiore, che segue le attività della Casa dell’Accoglienza – è di fare in modo che questi ragazzi, pur nella loro autonomia abitativa, possano avere dei punti di riferimento, rappresentati da alcune famiglie. Essenziale si rivela sempre la conoscenza della lingua italiana, con la frequentazione ad esempio dei corsi Eda organizzati presso la scuola media Diotti. Ovviamente è essenziale anche il lavoro. I due ragazzi etiopi stanno facendo un tirocinio in una grossa azienda agricola di Cingia de’ Botti».


La Diocesi di Cremona ha avviato a gennaio dello scorso anno una prima fase di sensibilizzazione sul territorio attraverso

Gli slogan che accompagnano «Apri» sono «La comunità al centro» e «L’accoglienza fa bene a chi la fa e a chi la riceve!»

l’incontro con gli operatori pastorali dislocati nelle varie zone. Nonostante lo stop dovuto alla pandemia, che ha notevolmente prolungato i tempi, il progetto non è stato accantonato ma si è potuto articolare a partire da gennaio di quest’anno in tre realtà diocesane. Oltre a quelle di Casalmaggiore, sono state attivate anche tre accoglienze a Cremona e a Piadena Drizzona presso strutture parrocchiali. In ogni caso Caritas, parrocchie e famiglie tutor collaborano per aiutare le persone che hanno bisogno temporaneamente di una casa. Gli slogan che accompagnano «Apri» sono «La comunità al centro» e «L’accoglienza fa bene a chi la fa e a chi la riceve!». Tutte le esperienze di questo tipo che sono state avviate in Diocesi riguardano uomini dai 20 ai 40 anni, provenienti dalla parte orientale dell’Africa, come dal Gambia, dal Ghana e dal Senegal. In generale sono tutti titolari di protezione umanitaria o di un permesso di soggiorno definitivo. L’invito alle comunità locali è di aprirsi verso queste persone perché siano integrate nel tessuto sociale in cui vivono. Il progetto di Caritas Italiana ha riscontrato sin da subito il parere favorevole e l’entusiasmo di molte Caritas diocesane. L’emergenza Covid-19 e la conseguente quarantena nazionale obbligatoria ha messo operatori, tutor e famiglie in una posizione di sospensione iniziale. È stata necessaria una rivalutazione degli obiettivi e degli strumenti di intervento, sono state organizzate diverse formazioni nazionali on-line e moltissime videochiamate tra tutor, operatori, parrocchie e famiglie che, nell’arco di poche settimane hanno visto approfondire relazioni, stabilire connessioni e attivare 55 accoglienze sul territorio nazionale. Nonostante l’emergenza, dunque, «Apri» ha continuato il suo cammino che un anno fa ha coinvolto subito 53 diocesi, 33 parrocchie, oltre 60 operatori e moltissime famiglie tutor volontarie.

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