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IL DELITTO DI PALAZZO PIGNANO

Omicidio o ultima violenza? Il verdetto tra dieci giorni

La perizia non scioglie tutti i dubbi: sul corpo di Morena vecchie ecchimosi

Cristiano Mariani

Email:

cmariani@laprovinciacr.it

14 Maggio 2021 - 06:38

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PALAZZO PIGNANO - Dieci giorni al momento della verità, per il destino giudiziario di Eugenio Zanoncelli. Perchè lunedì 24, il giudice dell’udienza preliminare Pierpaolo Beluzzi sarà chiamata decidere se accogliere la richieste della Procura della Repubblica, che accusa l’operaio di Palazzo Pignano del reato di omicidio volontario, quello della moglie Morena Designati. Oppure chiedere un’integrazione delle indagini. O, sfruttando la possibilità ribadita da una sentenza del 2018 della Corte di Cassazione, riqualificare l’accusa. E in questo caso, l’ipotesi che appare verosimile sarebbe ben più lieve: maltrattamenti, culminati nella morte della casalinga, affetta da una patologia degenerativa e sul cui corpo sono state riscontrate parecchie ecchimosi datate.

Dal canto suo, l’avvocato Maria Laura Quaini, difensore dell’imputato 57enne, ha ben pochi margini di manovra nell’immediato, non potendo chiedere riti alternativi, leggasi abbreviato con un terzo di sconto in caso di condanna, vista la gravità dell’accusa contestata dalla Procura. E così, la partita decisiva si giocherà nell’aula del Gup Beluzzi.
«Mi sto incontrando spesso col mio assistito, nel carcere di Cremona», spiega intanto l’avvocato Quaini. «Ma per il momento — la sottolineatura della professionista — preferisco non entrare nel merito della strategia difensiva».

La vita di Morena si interruppe la sera del 24 giugno scorso. E la ricostruzione di quanto accaduto in quelle ore nella villetta della famiglia, a Palazzo, riserva ben pochi lati oscuri. A fare la differenza tra un’accusa da ergastolo e una che può portare al più a 15 anni di cella è piuttosto l’aspetto medico legale della vicenda. «Un recente politrauma con frattura mandibolare» è infatti il responso dell’anatomopatologa, incaricata di eseguire l’autopsia sul corpo della 49enne, già minato dalla malattia. E il supplemento di perizia, richiesto dal pubblico ministero Milda Milli alla consulente Margherita Fornaciari, ha portato a una formulazione, che si preannuncia l’ago della bilancia: «Vi è un nesso di causalità tra le lesioni più recenti e l’evento morte». «Lesioni», che gli investigatori attribuiscono ai calci e agli schiaffi sferrati in soggiorno dal marito, senza una macchia sulla fedina penale.

La donna, sin dal 2015, era affetta dalla sindrome degenerativa e negli ultimi tempi a provarla era anche un’infezione. Venne trovata senza vita avvolta in due coperte, al piano terra della casa color tortora di via De Nicola, in cui abitava con Eugenio e il figlio oggi 13enne. Zanoncelli venne arrestato il giorno seguente. E da subito si allungò su di lui un’ulteriore ombra: sul cadavere vennero infatti individuati lividi precedenti a quella sera d’inizio estate.

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