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PIADENA DRIZZONA

«In cassa troppi soldi. Non c’è da vantarsi»

Avanzo comunale di 430 mila euro. Cavazzini: «Utilizzarli e non tenerli in banca»

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

13 Maggio 2021 - 06:43

«In cassa troppi soldi. Non c’è da vantarsi»

Ivana Cavazzini

PIADENA DRIZZONA - «In cassa ci sono troppi soldi e se questo può essere un valore per una realtà privata, non lo è per un ente pubblico». Così Ivana Cavazzini, consigliere di minoranza del gruppo «Piadena Drizzona, una comunità che cresce», critica l’approvazione del rendiconto di gestione del 2020 — le minoranze hanno votato contro — che si è svolto in consiglio comunale.
Alle critiche della Cavazzini ha replicato il vicesindaco e assessore al Bilancio Gianfranco Cavenaghi, secondo cui l’entità dei fondi al momento disponibili non è così elevata.
La cifra intorno alla quale c’è stata discussione è l’avanzo di amministrazione, pari a 430 mila euro, ottenuto a seguito di contributi Covid-19 ottenuti dal Comune. «Queste risorse dovevano essere spese per la comunità per affrontare meglio la pandemia — ha detto la Cavazzini —. Abbiamo una comunità che ha sofferto, si potevano offrire test sierologici, tamponi e altri servizi che non sono stati invece effettuati. Si arriva ad una disponibilità complessiva di 1 milione e mezzo di euro al 31 dicembre 2021. Un fiume di risorse, ottenuti da contributi per la fusione e altro, e li teniamo in banca. Penso non abbiate fatto un buon servizio per la comunità». La Cavazzini ha criticato anche la rinegoziazione dei mutui sostenendo che i debiti restano e nel futuro si dovranno comunque pagare.

Cavenaghi ha replicato chiarendo anche che nel bilancio vi è la partita di giro delle sanzioni al codice della strada, che vengono riversate agli altri Comuni dell’Aci 12 (l’aggregazione che comprende anche Calvatone, Tornata, Torre, Isola e Pessina), «per cui non sono entrate del Comune di Piadena Drizzona». Quanto ai 430 mila euro dell’avanzo, «effettivamente disponibili erano 130 mila euro, e 50 mila di questi sono stati impegnati per i ristori alle attività commerciali, per cui ne restano al momento disponibili 80 mila da destinare, sempre con finalità di ristoro da Covid. Ci sono poi 300 mila euro nel bilancio, la cui destinazione potrà essere decisa solo dopo la rendicontazione prevista al 31 maggio. Solo allora si valuterà quanto si potrà ancora spendere per il Covid-19».
Il vicesindaco ha ricordato che sono entrate straordinarie che non si possono spendere liberamente e devono essere rendicontate, una problematica comune anche ad altri enti: «Non è stato sottratto nulla ai servizi e il fondo rimanente è stato accantonato prudenzialmente in attesa del risultato definitivo». Dante Benelli ha chiesto chiarimenti sulle spese Siproimi e sul contributo di 1.200 euro dato ad alcuni fruitori del servizio. L’assessore Luciano Di Cesare ha spiegato che è un contributo che viene riconosciuto ai soggetti che devono uscire dal Siproimi. «Le famiglie in uscita vengono accompagnate da una indennità per le spese iniziali, che non viene riconosciuta a tutti». Benelli ha poi mosso una serie di contestazioni su spese effettuate, come la riparazione di una pistola della polizia locale, l’acquisto di una motosega e di penne usb per la registrazione video di un concerto, spese presso la farmacia locale che ad avviso del consigliere configurano un conflitto di interessi essendo la titolare sorella del sindaco. «Un senso di opportunità avrebbe indotto a scegliere altre farmacie», ha aggiunto la Cavazzini. Secca la replica dell’assessore Laura Lucini: «Le spese nella farmacia locale sono state fatte perché in piena pandemia non era semplice reperire certi materiali». Benelli infine ha ribadito: «Ci sono spese allegre, io vorrei una gestione alla tedesca».

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