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NEL 2000 IL DELITTO DELLO CHEF BEGGI

Il cold case risolto da Repetto: 14 anni all’omicida del cuoco

Svolta in appello grazie alle indagini condotte ad Asti dall’ufficiale dell’Arma ora a Cremona

La Provincia Redazione

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09 Maggio 2021 - 07:12

Il cold case risolto da Repetto: 14 anni all’omicida del cuoco

Il tenente colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto

CREMONA - La vicenda di Pietro Beggi, lo chef del ristorante «Ciabot del Grignolin» di Calliano (Asti), trovato in fin di vita nel ristorante con la testa fracassata e morto poche ore dopo il ricovero in ospedale, è un cold case che ha tenuto banco a lungo. La svolta è arrivata nelle scorse ore, con la prima condanna, a ventun anni dai fatti, per omicidio preterintenzionale, inflitta a Giampaolo Nuara, un pregiudicato astigiano. E dietro questa svolta c’è la mano di un investigatore tenace, attento, che da tempo opera a Cremona: il tenente colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto, che guida il Reparto investigativo dell’Arma in provincia. La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha riformato il proscioglimento di Nuara, deciso in primo grado con rito abbreviato (nel 2019). La condanna in appello è il frutto delle indagini condotte da Repetto a partire dal 2017, quando viene inviato ad Asti a guidare il Nucleo investigativo.


«Si è deciso di dare nuovo slancio alle indagini e siamo partiti da alcuni reperti che poi, grazie all’analisi del Dna, si sono rivelati determinanti. In quella fase - spiega l’ufficiale superiore - avevo preso contatto con la sorella della vittima. Era provata

Dopo la lettura della sentenza la sorella di Beggi mi ha telefonato. Era emozionata, mi ha ringraziato

per quanto avvenuto fino a quel momento, ma anche rinfrancata dalla notizia che le indagini avrebbero ricevuto una scossa. Il percorso è stato complesso ma, anche grazie all’autorità giudiziaria, abbiamo potuto svolgere un’attività e una serie di accertamenti che si sono rivelati decisivi. Speravamo di individuare anche le altre persone coinvolte nell’omicidio e presenti al momento dei fatti, ma per una serie di ragioni non è stato possibile. L’altro giorno, dopo la lettura della sentenza la sorella di Beggi mi ha telefonato. Era emozionata, mi ha ringraziato». Momenti che restano impressi in una carriera. Anche perché non sempre inquirenti di prim’ordine hanno la possibilità di misurarsi con casi importanti, da ribalta nazionale e che riportano indietro di decenni, come l’omicidio dello chef piemontese. «Finalmente la sua famiglia ha avuto giustizia», ha detto, dal canto suo, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Torino, Paolo Fiore. Sull’altro fronte la difesa del condannato che, in attesa delle motivazioni della sentenza, annuncia che farà ricorso in Cassazione.


Era la notte tra il 2 e il 3 gennaio del 2000, la gente aveva appena festeggiato il nuovo millennio quando il cuoco venne ucciso nel corso di una rapina finita male. I malviventi lo massacrarono di botte perché cercavano l’incasso del Capodanno, circa trenta milioni di vecchie lire. A quanto pare, furono tre banditi a fare irruzione nel locale e a trascinare in cantina lo chef, dove sembra che nascondesse i soldi prima di versarli in banca. Beggi era stato trovato rantolante in una pozza di sangue. La corsa al Cto di Torino non gli salvò la vita. Dà lì in avanti, anni e anni di indagini e una prima sentenza senza colpevoli. Poi l’arrivo di Repetto ad Asti, il lavoro, importante, sulle tracce (tre calze di nylon trovate con tre guanti spaiati vicino al ristorante), anche con la collaborazione del Ris di Parma, e la pista che ha portato a un uomo che aveva compiuto alcuni furti nel Lodigiano. Ora la condanna.

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